Diabolik

ITALIA - 2020
2,5/5
Diabolik
Clerville, anni '60. Diabolik, un ladro privo di scrupoli la cui vera identità è sconosciuta, ha inferto un altro colpo alla polizia, sfuggendo con la sua nera Jaguar E-type. Nel frattempo c'è grande attesa in città per l'arrivo di Lady Kant, un'affascinante ereditiera che porterà con sé un famoso diamante rosa. Il gioiello dal valore inestimabile non sfugge all'attenzione di Diabolik che, nel tentativo di rubarlo, rimane incantato dal fascino irresistibile della donna. Ma poi la vita stessa del ladro è in pericolo: l'incorruttibile e determinato Ispettore Ginko e la sua squadra hanno trovato il modo di intrappolare il criminale, e questa volta Diabolik non sarà in grado di uscirne da solo.
  • Durata: 133'
  • Colore: C
  • Genere: POLIZIESCO
  • Tratto da: personaggio dei fumetti creato da Angela e Luciana Giussani
  • Produzione: CARLO MACCHITELLA E MANETTI BROS PER MOMPRACEM, CON RAI CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON ASTORINA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2021)
  • Data uscita 16 Dicembre 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Con un anno di ritardo arriva finalmente in sala (dal 16 dicembre, 01 distribution) il Diabolik dei Manetti Bros.

Liberamente ispirato al terzo albo L’arresto di Diabolik scritto da Angela e Luciana Giussani (pubblicato il 1° marzo 1963) e a L’arresto di Diabolik: il remake di Mario Gomboli e Tito Faraci (2012), il film introduce il Re del Terrore a bordo della sua Jaguar nera in fuga dalle volanti della polizia di Clerville.

Messo a segno l’ennesimo colpo, anche grazie ai suoi abili trucchi, Diabolik (Luca Marinelli) vuole ora mettere le mani sul famoso diamante rosa della affascinante ereditiera Lady Kant (Miriam Leone), arrivata in città con tutti gli onori della cronaca.

Il colpo di fulmine sarà immediato. E da quel momento il famoso e imprendibile criminale non sarà più solo. Ma l’ispettore Ginko (Valerio Mastandrea) e i suoi uomini hanno trovato finalmente il modo di stanarlo. E per lui si avvicina la lama della ghigliottina…

“Non amiamo la parola sogno perché fa pensare più ad un colpo di fortuna inaspettato che a qualcosa che si è ottenuto attraverso la progettazione ed il lavoro. Ma fare il film di Diabolik è la cosa più vicina al raggiungimento di un sogno per noi. Un sogno ottenuto negli anni attraverso, appunto, il lavoro, la pianificazione e la perseveranza. Ci ricordiamo adolescenti, aspiranti filmmaker, a discutere di come avremmo fatto il film di Diabolik. La strada che a noi sembrava ovvia, e che nessuno sembrava voler intraprendere, era la fedeltà alle suggestioni e ai temi offerti da questo straordinario e amato fumetto”.

Diabolik

DIABOLIK – L. Marinelli, A. Manetti, M. Manetti_Photo Credit Nicole Manetti

Un sogno diventato realtà, dunque, per i due fratelli registi, che dopo aver riletto il musical con Song’e Napule (2014) e Ammore e malavita (2017), si immergono anima e corpo nelle atmosfere da giallo-noir caratteristiche del personaggio e dell’universo creato dalle sorelle Giussani e dalla loro casa editrice Astorina, ora diretta da Mario Gomboli, che da oltre 30 anni attendeva le persone giuste a cui affidare l’adattamento cinematografico (dopo quello di Mario Bava del 1968, con derive pop e psichedeliche).

La confezione, il packaging, il lavoro sulle location (da Bologna a Courmayeur, passando per Milano e Trieste) per ricreare le città di Clerville e Ghenf, oltre alla località montana di Bellair, le musiche di Pivio e Aldo De Scalzi (oltre alle due canzoni inedite di Manuel Agnelli), unitamente alla palette dei colori e alla scenografia curata da Noemi Marchica, ogni cosa concorre alla ricostruzione quanto mai fedele e filologica, allo stesso tempo emotiva, che caratterizza tanto le ambientazioni quanto le sfumature dei personaggi principali del fumetto omonimo.

Una riverenza encomiabile, che finisce però per ingessare tanto il film (abbastanza noiosa la prima parte) quanto i suoi stessi interpreti, da un lato perfetti nel restituire fedelmente le fattezze e le movenze dei prototipi disegnati, dall’altro presumibilmente bloccati da un’adesione che ne limita oltremodo il respiro.

DIABOLIK_Photo Credit Davide Pippo

Luca Marinelli (che non sarà più Diabolik nei già annunciati, prossimi due capitoli) non tradisce mai la benché minima emozione, Valerio Mastandrea si adegua senza troppi sforzi ad indossare la maschera dell’ispettore Ginko, sempre un passo avanti rispetto ai colleghi ma sempre mezzo passo indietro rispetto alla sua nemesi: in mezzo a loro Miriam Leone è chiamata ad impersonare la figura davvero centrale dell’intera narrazione, Eva Kant, che nella trasposizione manettiana sembra ergersi maggiormente a protagonista rispetto al canonico ruolo di “compagna di”.

Diabolik

DIABOLIK – Miriam Leone – Photo Credit Antonello&Montesi_d_DIABOLIK_2103

In fondo, come detto, funziona tutto, compresa la riproposizione di effetti e trucchi che riportano all’era analogica ormai superata tanto dalla storia quanto dal cinema: il problema è che sembra mancare il cuore, il guizzo, il marchio di fabbrica dei Manetti Bros., il sopraggiungere di un sussulto, di un’ironia infilata di tanto in tanto.

Un film freddo, avaro di emozioni (manca anche la paura, a ben vedere, elemento cardine tanto del fumetto quanto, in alcuni frammenti, della filmografia dei due fratelli Antonio e Marco), troppo perfetto, e pulito, per essere vero.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI EMILIA - ROMAGNA FILM COMMISSION, FRIULI VENEZIA GIULIA FILM COMMISSION, FILM COMMISSION VALLEE D'AOSTE.

- DAVID DI DONATELLO 2022 PER MIGLIORE CANZONE ORIGINALE ('LA PROFONDITA' DEGLI ABISSI' DI MANUEL AGNELLI).

CRITICA

"(...) i fratelli Manetti, scelgono la strada opposta, quella del rispetto totale, filologico oserei dire, pronti a trasformare il bianco e nero delle tavole originali in un colore non colore (...). Si capisce che a guidarli è soprattutto la devozione dei fan, che nulla vogliono cambiare del proprio oggetto di ammirazione, così che anche l' utilizzo dello split screen diventa un omaggio alla scomposizione geometrica di certe tavole disegnate e non un' invenzione di linguaggio cinematografico. Un omaggio, infine, che non vuole misurarsi con possibili confronti ma piuttosto ritrovare, sessant' anni dopo, il fascino degli albi originali." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera", 14 dicembre 2021)

"(...)eppure il film non convince: filologicamente e però sterilmente rispettoso, non ha i guizzi artigianali e l' emotività de core che sono il marchio dei Manetti, né un' idea di regia al di fuori del calco classicista. Di paura e terrore manco l' ombra, e gli attori non aiutano: intenzionale o meno, la recitazione è sciatta e insieme posticcia, sicché le magnifiche auto, la Jaguar E-Type e la Citroën DS , rubano agevolmente la scena. Bene le location, le scenografie e i costumi, ma non bastano ad affrancare un Diabolik che è, di nome e di fatto, in arresto." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 2021).

"C'è troppa serietà, prevedibilità, distacco in un film dalla atmosfera quasi inconsistente, con una trama che raramente desta interesse. Non aiutano un cast di supporto non all'altezza del trio e dialoghi, a volte, inverosimili." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 14 dicembre 2021)
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