Di padre in figlio

ITALIA - 1982
I figli fanno quello che hanno fatto i padri e il contrario dei padri, in un rapporto dialettico che ha le sue scarse gioie e le sue molte preoccupazioni e pene. Purtroppo un figlio non è mai solo pace, solo gioia: spacca il tempo e la vita del padre, "prende tutto, niente dà e, quando è sicuro di sé, ti saluta e se ne va". Ma la canzone è reversibile, almeno in parte, finché avviene, col progredire del tempo, l'inversione dei ruoli. Il padre non ha più la giovinezza, il figlio la vive quasi solo in sogno. Al padre fa paura la voglia di fecondare, la virilità che si scatena nel figlio mentre, condizionato e ricattato, dovrebbe sempre rimanere il "bambino buono". Ma la vita non si può arrestare: il padre diventerà bambino, cederà e si inginocchierà dinanzi alla potenza del figlio, forse questi rifiuterà anche il padre amico. Meglio allora, per il padre, declinare ogni responsabilità e fare il "matto" simpatico. La commedia della vita volge così al termine, il gioco delle parti è concluso. Il rapporto dialettico fra padre, figli, e nipoti è la tematica del film di Vittorio e Alessandro Gassman: un film familiare, ove sono riesumati i filmini delle occasioni, ove Vittorio Gassman è soprattutto personaggio di se stesso, come padre e come attore, mentre Alessandro vive le sue prime iniziative indipendenti e i contrasti tipici della sua età e generazione.

CAST

CRITICA

"La tematica del film è interessante, ma molto difficile a realizzarsi in prima persona, anche da un attore nato come Vittorio Gassman." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 94, 1983)
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