Cronaca familiare

ITALIA - 1962
Un giovane giornalista, Enrico, riceve una telefonata che gli annuncia la morte del fratello minore Dino. Distrutto dal dolore, Enrico rievoca la vita passata. Rivede il giorno in cui, bambini, rimasti soli, restano affidati alla nonna anziana e poverissima. Il piccolo Dino, nel frattempo, trova un protettore in Salocchi, maggiordomo di un gentiluomo inglese: così Enrico resta definitivamente separato dal fratellino. Si ritroveranno molti anni più tardi. Dino ha ormai 18 anni, non sa più a della sua origine, il tutore gli ha persino cambiato il nome in Lorenzo, e non ha imparato un mestiere. Enrico cerca di aiutarlo come può, ma anch'egli ha grosse preoccupazioni: tira avanti a fatica in modo tanto disagiato da ammalarsi di tubercolosi. Intanto tra i due fratelli si è stabilito un rapporto di caldissimo affetto, consolidato dalle visite alla vecchia nonna, che vive in un ospizio. Enrico, che ha trovato un lavoro come giornalista, parte per Roma, ed ancora una volta deve abbandonare il fratello. Viene la guerra ed i tragici avvenimenti successivi separano i due fratelli fino al 1944. Nel frattempo Dino si è sposato ed ha avuto una bambina, ma un male incurabile lo minaccia. Enrico allora porta il fratello a Roma con sé ma i suoi sacrifici sono inutili: Dino è condannato. L'ultima cosa che Enrico può fare per lui è riportarlo a Firenze.

CAST

NOTE

- LEONE D'ORO (EX AEQUO CON "L'INFANZIA DI IVAN" DI ANDREJ TARKOVSKIJ) AL XXIII FESTIVAL DI VENEZIA (1962) "PER LA SQUISITA FORZA EVOCATIVA DI SENTIMENTI FILTRATI DALLA MEMORIA".

- NASTRO D'ARGENTO A GIUSEPPE ROTUNNO PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA.

- PRESENTATA COME EVENTO SPECIALE ALLA 37MA QUINZAINE DES REALISATEURS, A CANNES 2005, LA COPIA RESTAURATA DALLA CINETECA NAZIONALE CON LA SUPERVISIONE DI GIUSEPPE ROTUNNO. SONO STATI UTILIZZATI I NEGATIVI ORIGINALI, QUELLO DELLA SCENA CONSERVATO A HOLLYWOOD DALLA WARNER BROS., ATTUALE DETENTRICE DEI DIRITTI, E QUELLO SONORO DI PROPRIETA' DELLA TITANUS, CHE HA I DIRITTI PER L'ITALIA, CONSERVATO ALLA TECHNICOLOR DI ROMA. E' STATO NECESSARIO DIGITALIZZARE CIRCA 900 METRI DI SCENA E TUTTO IL SONORO E NE SONO STATE RISTAMPATE TRE NUOVE COPIE.

CRITICA

"Le reminescenze letterarie e il rigoroso ossequio al testo di Pratolini unitamente alla cadenza di marca prettamente teatrale, offuscano in parte la validità di quest'opera riscattata però, sul piano stilistico, dall'uso del colore, qui vera e propria componente espressiva, dall' "isolamento psicologico" dei personaggi che assume l'importanza di una vera e propria "invenzione", dal clima dolente, quasi sussurrato e di rara funzionalità, dal ritmo, volutamente lento e quanto mai aderente al tono dell'opera e dall'ambientazione curata nei minimi particolari. In complesso si tratta di un'opera di grande impegno efficacemente interpretata." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 52, 1962)
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