Corleone

ITALIA - 1978
Nella Corleone degli anni '50 due amici, Michele Labruzzo e Vito Gargano, cercano di impostare la propria vita in modo antitetico: il primo, capeggiando i contadini nelle rivendicazioni sindacali e nella conquista delle terre, si contrappone al Barone Miceli e al boss che lo rappresenta, Don Giusto Provenzano. Vito, deciso a primeggiare seguendo la strada mafiosa, diviene l'uomo di fiducia del Provenzano, accettando di uccidere Michele per poi dirigere le tenute del Barone. Privo di scrupoli, Gargano conquista gli animi dei dipendenti; si attornia di uomini fidati e armati; tira dalla sua parte personalità potenti inviando al Parlamento come onorevole l'avvocato Calìa e inserendo presso le banche il ragionier Lo Cascio. Dopo aver sposato Rosa, l'antica fidanzata di Michele alla presenza di Don Giusto, Vito lo affronta sul campo della stessa Palermo; prima lo tradisce negli affari immobiliari e poi lo stermina insieme alla sua famiglia. Ormai scatenato, rispettato dalla Mafia locale e da quella americana, il giovane boss nel giro di una ventina d'anni diviene troppo potente, suscitando allarme negli ambienti politici. Nel corso di un primo clamoroso processo, difeso dall'onorevole Calìa, Vito ottiene l'assoluzione piena grazie alla scomparsa dei documenti relativi alle attività della V.I.G.A. (Vendita all'Ingrosso Generi Alimentari); ma non riesce a evitare un secondo ordine di cattura. Questa volta, però, i poliziotti che hanno l'ordine di arrestarlo vengono preceduti da un oscuro e implacabile sicario.
  • Altri titoli:
    Der Aufstieg des Paten
    Father of the Godfathers
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SOCIALE
  • Specifiche tecniche: VISTAVISIONE -COLORE
  • Tratto da: liberamente ispirato a "I complici dell'antimafia" di Orazio Barrese
  • Produzione: MARIO CECCHI GORI PER CAPITAL FILM
  • Distribuzione: CINERIZ - GENERAL VIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO

CRITICA

"Il film è una sorta di dossier sulla mafia che, nel giro di 20 anni, da siciliana diviene nazionale e internazionale, dall'ambiguo protezionismo sui contadini passa agli affari immobiliari, al traffico della droga, allo strapotere propiziato dalle corruzioni negli ambienti politici e finanziari, aggiungendo alle tradizionali criminalità i sequestri con forti ricatti e l'illegale espatrio di capitali. Non è un quadro nuovo della criminalità mafiosa e neppure particolarmente rivelatore nelle bieche figure dei boss affermati, dei boss di buona leva, nello stuolo dei segugi pronti a tutto in ossequio alla volontà dei 'datori di lavoro'. Qualche elemento insolito è nello slancio del generoso Michele e nel cinismo di Vito. Tuttavia, come il male mafioso sembra prosperare nonostante il ripetersi delle sue denunce da parte dei 'mass media', così pare opportuno che il cinema insista nell'offrire alla coscienza del pubblico documenti su una piaga così grave e, per il momento, così coriacea. Camminando su di una strada nota, tenendo d'occhio i film propri e quelli di altri sulla medesima materia, il regista dimostra di trovarsi a proprio agio e propone un dramma di ampio respiro, ben registrato e giustamente terrificante." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 85, 1978)
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