Collateral

USA - 2004
Collateral
Max fa l'autista di taxi da 12 anni. Vincent è un killer professionista che deve eliminare cinque testimoni chiave di un'inchiesta su un'organizzazione di narcotrafficanti. Vincent e Max sono costretti a passare una lunga notte insieme vagando da un capo all'altro di Los Angeles con polizia e FBI alle calcagna...
  • Altri titoli:
    Untitled Michael Mann Project
    Collatéral
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, THRILLER
  • Produzione: MICHAEL MANN E JULIE RICHARDSON PER DREAMWORKS, PARAMOUNT PICTURES, EDGE CITY LLC, PARKES/MACDONALD PRODUCTIONS
  • Distribuzione: UIP - DVD E BLU-RAY: PARAMOUNT HOME ENTERTAINMENT (2010); BLU-RAY: UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2012)
  • Data uscita 15 Ottobre 2004

RECENSIONE

di Marco Spagnoli

Collateral è sotto molti punti di vista il progetto più ambizioso e riuscito diretto da Michael Mann. Girato interamente in digitale, il film che ha per protagonisti Tom Cruise e Jamie Foxx (Ogni maledetta domenica) è un thriller che unisce la consueta spettacolarità dello stile registico di Mann a un’eleganza narrativa quasi da film noir d’altri tempi. Il viaggio tutto in una notte di un killer alle prese con l’eliminazione di cinque “bersagli” diventa l’occasione per un confronto serratissimo tra i caratteri dei diversi personaggi. Vincent, è un assassino di professione pagato per colpire cinque testimoni in un processo contro dei narcotrafficanti. Max è un tassista introverso che ama pensare di potere, un giorno, cambiare la propria vita. I due uomini si incontrano per caso e – sulle prime – quando uno offre all’altro seicento dollari per accompagnarlo in giro durante la notte di Los Angeles, l’autista non trova nulla di strano in quel passeggero elegante e dall’eloquio sofisticato. Pian piano, però, quella corsa in macchina diventerà un incubo, soprattutto per lo strano tipo di rapporto e di confronto che si andrà lentamente ad instaurare tra di loro. In questo senso Collateral è un film geniale in cui i caratteri dei protagonisti, ma – soprattutto – le loro storie personali emergono pian piano in un crescendo letale di situazioni sempre più complesse e paradossali. Come quella in cui Max, costretto ad incontrare un boss mafioso, interpretato in maniera inconsueta e simpatica da Javier Bardem. Ma Collateral è anche un film che parla di dilemmi morali con il personaggio interpretato da Foxx che è a suo modo coraggioso proprio perché incapace di tacitare la propria coscienza accettando la giustificazione che quegli uomini uccisi uno dopo l’altro “meritavano” la loro fine in quanto anche loro dei criminali. Oltre alla storia, ai personaggi e alla regia di Mann che fa ampio uso anche di inquadrature aeree di grande respiro, la grande forza di Collateral sta in un’ambientazione notturna piena di colpi di scena, con la macchina da presa digitale che consente di seguire l’azione da un punto di vista ravvicinato dando allo spettatore quasi la sensazione di trovarsi – in un certo senso – anche lui seduto sul taxi al fianco dei due attori. Imprevedibile e intrigante, Collateral può essere considerato come un capolavoro di stile ed eleganza impreziosito da una delle interpretazioni più mature di Tom Cruise. L’attore, fortemente invecchiato dal trucco, appare assai concentrato nel rendere credibile lo sguardo malvagio di un assassino senza scrupoli, dotato di un proprio codice personale di comportamento in qualche momento perfino sorprendente.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004).

- DUE CANDIDATURE AGLI OSCAR 2005: MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA (JAMIE FOXX), MIGLIOR MONTAGGIO (JIM MILLER, PAUL RUBELL)

CRITICA

"Naturalmente trattandosi di un film di Michael Mann, che a volte si prende anche troppo sul serio, il meglio è nelle scene d'azione, nelle accelerazioni e nelle brusche frenate del racconto, negli scatti e nei rallentamenti impressi al rapporto fra i due protagonisti, con doppi e tripli colpi di scena a complicare la crescente, paradossale intimità che si stabilisce fra i due (c'è perfino una visita alla madre malata in ospedale). Il peggio invece in una certa verbosità, nelle citazioni esibite (il culto del jazz che si fa metafora del film), nell'insistenza su quella che a tratti sembra una versione thriller della cicala e la formica, col killer senza passato e senza futuro che sgretola le piccole certezze del common man. Fra tante scene memorabili spicca l'interminabile sparatoria nella discoteca, con la gente che continua a ballare a lungo prima di accorgersi di quanto accade." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 settembre 2004)

"Tutti i festival rimettono in discussione, a forza di raffronti, l'arte pura (chiamiamola così) e l'arte industriale (la definizione è di Flaubert). A questa seconda categoria appartiene 'Collateral', un thriller che viaggia ai confini dell'opera d'ispirazione e del film di genere. A ogni impennata autoriale il regista Michael Mann alterna una prudente ritirata nella convenzione; e tuttavia il bilancio risulta positivo, tanto da suggerire un aggiornamento del famoso slogan pubblicitario dei libri Gialli Mondadori: 'Questo film non vi farà dormire'. (...) Il senso del film sta in un pirandelliano gioco delle parti che vede l'imbranato tassista costretto ad assumere l'identità del suo rapitore di fronte a un boss sudamericano (altro bel cameo di Javier Bardem) scoprendosi così una grinta che gli verrà utile nel prosieguo dell'avventura. Transfuga dai ruoli comici, Foxx si disimpegna pur non essendo Denzel Washington; mentre Cruise, nel conferire un'intensa spietatezza a questa incarnazione del male assoluto, si muove con la grazia di un ballerino." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 4 settembre 2004)

"Tantissimi film hanno raccontato le megalopoli postmoderne, prefigurandole, idealizzandole, analizzandole, maledicendole, talvolta anche inventandole; ma pochissimi sono riusciti a farlo come 'Collateral', thriller visionario non ambientato, bensì incarnato nelle viscere pulsanti della Città degli Angeli. Fuori concorso, fuori dallo standard, fuori dallo stucchevole dibattito tra missione d'autore e sperpero consumista da blockbuster: un regista forte e concreto come Michael Mann (la serie 'Miami Vice', 'Manhunter', 'L'ultimo dei Mohicani', 'Heat-La sfida') ci regala un classico del genere, la storia dell'incontro di una notte che mescolerà il senso del naufragio collettivo con l'odore del sangue dell'incombente ritorno allo stato selvaggio originario. (...) Sequenze memorabili eppure non fini a se stesse, perché capaci, in un certo senso, di trasmetterci i file segreti della città sconnessa per eccellenza, di fermare il vortice pazzoide in un flash estatico come quello del coyote che attraversa lentamente il grande boulevard, di cogliere l'affascinante insensatezza di un cielo reso anch'esso metallico dalle scie dei jet, dai neon pubblicitari, dai profili taglienti dei grattacieli silenziosi. Forse non tutto quadra a partire dal sottofinale, quando s'accorciano tempi e soluzioni, Cruise paga pegno agli stereotipi d'azione e il pubblico è costretto a scommettere, come in 'Blade Runner', sui tradizionali sigilli di morte e redenzione." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 settembre 2004)

"Se l'azione traversa il film da un capo all'altro, culminando in scene da mozzare il fiato come la sparatoria nel club notturno, il regista è tutt'altro che indifferente all'evoluzione psicologica dei personaggi. Caratteri centrali del genere, il taxi-driver e il killer sono una strana coppia dove ciascuno viene gradualmente modificandosi a contatto con l'altro. Metamorfosi in cui hanno una gran parte i dialoghi, meticolosi e intelligenti, di un film che non si accontenta affatto del puro bang - bang." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 ottobre 2004)

"Per i devoti di Mann, un'altra storia criminale notturna, come 'Strade violente' e 'Heat'. E' vero autore? Alcuni considerano questo regista importante. Ai tempi di 'Strade violente', ma anche di 'Insider', la risposta poteva anche essere positiva. Con 'Collateral' il dibattito si deve riaprire: se si considera un sicario come un professionista, si pretende che abbia una disciplina ignota a quello di 'Collateral'; se solitudini metropolitane in un contesto inverosimile bastano a suggestionare, quelle di 'Collateral' sono notevoli. Quanto a chi scrive, non si accontenta." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 15 ottobre 2004)

"Un bel ritorno per Mann, dopo due semi-passi falsi come 'Alì' e 'Insider'. Ma chi ricorda 'Heat' e 'L'ultimo dei Mohicani' ha la sensazione che 'Collateral' sia soprattutto un pedaggio pagato, e brillantemente, per tornare nel grande giro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 ottobre 2004)

"Senza i titoli di testa e senza un attimo di tregua. Soltanto il cuore nero di Los Angeles che batte dalle nove e trenta di sera alle cinque e quaranta di mattina: le facce diverse della stessa America si confrontano in uno spazio immenso e semideserto che sgretola le certezze e fa correre all'impazzata il tassametro della vita... Tantissimi film hanno raccontato, reinventato, scomposto, esplorato le metropoli postmoderne; pochi sono riusciti a farlo come 'Collateral', thriller visionario non ambientato bensì incarnato nelle viscere pulsanti della Città degli Angeli. Come abbiamo scritto dal festival di Venezia, un regista forte e concreto come Michael Mann (la serie 'Miami Vice', 'Manhunter', 'L'ultimo dei Mohicani', 'Heat-La sfida') ridisegna i luoghi comuni del genere nell'incontro di una notte che mescola il senso di panico del naufragio collettivo con l'odore del sangue di un incombente ritorno allo stato selvaggio. (...) Sequenze virtuosistiche eppure non fini a se stesse, perché capaci, in qualche modo, di trasmetterci gli X-files della megalopoli sconnessa per antonomasia; di fermare il tempo in flash subliminali, come quello del coyote - bestia partorita dalla stessa giungla degli umani - che attraversa guardingo il boulevard; di cogliere l'affascinante insensatezza di un cielo reso metallico dalle scie dei jet, dai neon pubblicitari, dai profili dei grattacieli illuminati." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 ottobre 2004)

"Il senso del film sta in un pirandelliano gioco delle parti che vede l'imbranato tassinaro costretto ad assumere l'identità del suo sequestratore di fronte a un boss sudamericano (altro bel cammeo di Javier Bardem) scoprendosi così una grinta che gli verrà utile nel prosieguo dell'avventura. Transfuga dai ruoli comici, e pur non essendo Denzel Washington, Foxx si fa valere, ma indulgendo forse a qualche accentuazione cabarettistica; mentre Cruise, nel conferire una professionale spietatezza a questa incarnazione del male assoluto, si muove con la leggerezza di un ballerino. Sempre in bilico fra ispirazione e rispetto dei codici di un genere usurato, Mann firma uno di quei film che per l'originalità dello spunto e l'estro della fattura si ricordano dopo anni. Alla Mostra di Venezia, dove di cinema-cinema se ne vede poco, ha offerto l'occasione di tirare un respiro. Tornando al dubbio originario - gangster o taxista? - verrebbe voglia di vedere 'Collateral' a ruoli invertiti, con Cruise al volante e Foxx trasportato. Proprio come fanno certi attori a teatro, una sera dopo l'altra, quando incarnano a vicenda Otello o Jago." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 16 ottobre 2004)

"Capelli grigi, vestito grigio perla, pistola grigia acciaio, al suo primo personaggio negativo in 'Collateral' di Michael Mann Tom Cruise è magnifico: corre rapido come nessuno, ha nei gesti e nel modo di muoversi una energia sotto controllo, una violenza repressa che pare sempre sul punto di esplodere, ha toni secchi nella voce, una irriducibilità minacciosa nel voler portare a termine il proprio compito. Veramente ammirevole. E' bello anche il film: i direttori di fotografia Dion Beebe e Paul Cameron hanno fatto della Los Angeles notturna un mistero vellutato e ingioiellato dalle luci, un enigma allarmante e seducente." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 settembre 2004)
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