Benvenuti al Sud

ITALIA - 2010
Alberto è il responsabile dell'ufficio postale di una piccola cittadina della Brianza e per accontentare sua moglie Silvia, che vorrebbe trasferirsi a Milano, è disposto a tutto: anche a fingersi invalido per salire in graduatoria e ottenere un incarico nella grande metropoli. Il suo trucco però viene scoperto, e per punizione Alberto si ritrova a essere trasferito in una piccola filiale in Campania. Rassegnato al suo destino, Alberto parte da solo verso la sua nuova meta, aspettandosi soltanto degrado, strade invase dai rifiuti e colleghi scansafatiche. Così, quando si ritrova davanti persone meravigliose e disponibili e un nuovo amico, Mattia, che tenta in ogni modo di farlo sentire a proprio agio, ad Alberto sembra di vivere in un sogno. Come dirlo però a Silvia e agli amici che hanno iniziato a vederlo sotto una nuova luce?

CAST

NOTE

- REMAKE DEL FILM FRANCESE "GIÙ AL NORD - BIENVENUE CHEZ LES CH'TIS" (2009) DI DANY BOON.

- FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI REGIONE CAMPANIA, FILM COMMISSION REGIONE CAMPANIA, COMUNE DI CASTELLABATE.

- DAVID DI DONATELLO 2011 A VALENTINA LODOVINI COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM, REGISTA, PRODUTTORE, ATTRICE E ATTORE PROTAGONISTI (ANGELA FINOCCHIARO, CLAUDIO BISIO), ATTORE NON PROTAGONISTA (ALESSANDRO SIANI), MUSICISTA, SCENOGRAFO E DAVID GIOVANI.

- NASTRO D'ARGENTO 2011 A MASSIMO GAUDIOSO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: NASTRO SPECIALE-COMMEDIA, MIGLIOR PRODUTTORE, ATTORE PROTAGONISTA (CLAUDIO BISIO E ALESSANDRO SIANI), ATTRICE PROTAGONISTA (ANGELA FINOCCHIARO, CANDIDATA ANCHE PER "LA BANDA DEI BABBI NATALE" DI PAOLO GENOVESE) E NON PROTAGONISTA (VALENTINA LODOVINI).

CRITICA

"'Porca trota'. Ma vi giuro che è un omaggio a Tonino Guerra, non un insulto al senatur jr. Tiene a precisare il protagonista Claudio Bisio, anche se sotto sotto se lo gode l'equivoco. Già, perché 'Benvenuti al Sud' è l'antitesi del film politico, insistono la distribuzione Medusa, la produzione Cattleya, il regista Luca Miniero seguito dal coro cast & crew. Il remake nostrano e al contrario del blockbuster francese 'Giù al nord' è una commedia fantasy, perché il mondo reale italiano non esiste, né al Nord né al Sud, e neppure in autostrada visto che la poliziotta (sorridente, e quando mai?) lascia passare incontrollato il nostro 'polentone' Bisio forzato migrante verso la terronia. (...) Il finale, naturalmente, non sorprende. E a salvare troppo buonismo arrivano, per fortuna, le risate. Ma con un cast così, sarebbe stata un'impresa non riuscirci." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 30 settembre 2010)

"Buttarla troppo in politica potrebbe danneggiare 'Benvenuti al Sud'. Un film di Luca Miniero che, in qualità di remake del campione d'incassi francese 'Giù al Nord', ambisce a essere soprattutto una farsa in punta di fioretto. Certo il gioco di sceneggiatura - ordito dallo stesso Miniero insieme a Massimo Gaudioso - prevede uno smascheramento degli eterni pregiudizi che animano lo sport nazionale d'insulti contrapposti, l'eterna e incanaglita zuffa tra nordisti e sudisti, polentoni e terroni, leghisti e borbonici. Ma il metodo prescelto è, grazie a Dio, quello di un ping-pong sarcastico, con i luoghi comuni che s'infrangono l'uno dentro l'altro e servono essenzialmente per inanellare una serie di gag più accurate dell'odierna media a ben più alto budget. (...) Purtroppo 'Benvenuti al Sud' sconta un affievolimento dal momento in cui la moglie razzista di Alberto cala nel microcosmo campano e verifica di persona come quei minacciosi indigeni siano in realtà esseri umani superdotati di contagiosa umanità. Dicevamo, sia pure in senso lato, della politica: scivolando verso una conclusione zuccherosa, la commedia rischia di perdere la fragranza. Per fortuna i colpi migliori sono già andati a segno e l'allegra compagnia d'attori può inserirsi con piena dignità nell'ingombrante album di famiglia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 ottobre 2010)

"Un giorno qualcuno rileggerà l'Italia del nuovo millennio attraverso il suo cinema e scoprirà di avere in mano una gran massa di informazioni purché sappia, come dire, decodificarle. Questo accadeva davvero, qui si allude a un fenomeno del quale c'è traccia in altri documenti, questa battuta va letta così, là si riconosce l'eco ingentilita o la caricatura di questo o quel conflitto. Come se certe realtà si, potessero raccontare solo a distanza o filtrandole attraverso regole precise. A rischio di depotenziarle. Come succede trasformando personaggi reali in cartoons, che sono per definizione inalterabili, indistruttibili, impermeabili al dolore e alla morte. A differenza dei personaggi delle vere commedie di ogni epoca e paese. Ecco da 'Benvenuti al Sud' si esce un po' con questa sensazione: di aver visto un esilarante film d'animazione recitato da attori in carne e ossa. Un film dove tutto ciò che il suo soggetto richiede, i pregiudizi, gli stereotipi, l'ignoranza, la diffidenza reciproca che separa Nord e Sud, è trattato su un tono leggero e farsesco che rende tutto esatto, pertinente, pungente e a volte irresistibile, ma anche stranamente risolto e inoffensivo. (...) Il film funziona benissimo e avrà un successo strepitoso, ma è la sfumatura che separa la grandezza dal semplice divertimento." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 ottobre 2010)

"Date le grandi migrazioni interne, se in Italia settentrionali e meridionali non andassero d'accordo la guerra civile sarebbe permanente. 'Benvenuti al Sud' è il rifacimento di una commedia francese, 'Giù al Nord', realizzato con meno incisività, meno ritmo e meno divertimento. Claudio Bisio, circondato da ottimi caratteristi, sarebbe perfetto se il film avesse maggiore energia e forza comica." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 ottobre 2010)

"Cercate su Google le immagini di Castellabate, il paesino del Cilento dove è ambientato 'Benvenuti al Sud', e capirete perché il remake del film francese 'Giù al Nord' era, checché ne dicano a Medusa e alla Cattleya, un'idea bizzarra. In Francia il Sud (la Costa Azzurra) è bello e ricco e il Nord (il Pas de Calais) è grigio e povero, e per trovare l'umanità degli 'Ch'tis' - gli abitanti del Nord - occorreva tutto l'impegno del protagonista. In Italia, anche il più fesso dei leghisti sa (forse...) che il Cilento è più bello della Brianza, e quindi il terrore del nordista Claudio Bisio, di fronte al trasferimento fra i «terùn», suona credibile fino a un certo punto. Ma queste sono considerazioni a priori. Qui e oggi, secondo noi è utile che questo film esista, e che esca pochi giorni dopo le idiozie di Bossi sui romani porci. Bisio e la Finocchiaro sono strepitosi come sempre, il regista Luca Miniero (autore con Paolo Genovese del geniale 'Incantesimo napoletano', nel 2001) è un esperto in stereotipi. Lo sceneggiatore, Massimo Gaudioso, era nella squadra che portò al cinema 'Gomorra'. Tutte garanzie." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 1 ottobre 2010)

"Piacerà a coloro che da tempo reclamano per Claudio Bisio il grosso ruolo, la parte che deve tenere in piedi un intero film (il comico di Novi Ligure finora aveva dato il meglio nelle opere a sketch). Esame superato. Bisio è davvero in grado di correre da solo. Anche se è sempre un piacere vederlo (per la terza volta) in azione in tandem con Angela Finocchiaro (ideale come moglie bisbetica che pone sempre il bauscione sulla difensiva). Anche se il regista ha creduto bene di mettergli accanto una 'tinca' di classe. Alessando Siani ribadisce con verve inaspettata il luogo comune che un lombardo e un napoletano portati a contatto non possono non fare le scintille. 'Benvenuti al Sud' garberà anche a chi, pur gradendo 'Giù al nord', non era in grado di apprezzarne le gag linguistiche (come poteva non smarrirsi nella traduzione italiana?). Luca Miniero non perde invece l'occasione di rivelare (con tutti i buffi inconvenienti) che a un secolo e mezzo dall'unificazione la lingua italiana non è ancora unificata (il dialogo vero arriverà solo verso la fine dei due anni di 'penitenza' di Bisio). Bene. Il filmettino è proprio simpatico, e rifinito bene, e persino encomiabile nel ribadire quasi a ogni sequenza che le distanze fra Nord e Sud sono molto ridotte, niente affatto incolmabili. Certo, è la bella favola. Il giubbotto antiproiettile è solo una gag comica (che ricorda, a rovescio, certe trovate di Totò). Però mentre giravano il film, a pochi chilometri di distanza ammazzavano Vassallo. E le bucoliche panoramiche del Salernitano nella realtà sono il festival dell'immondizia." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 ottobre 2010)

"E' un po' difficile giudicare film come 'Benvenuti al sud'. Gradevole, in odore di sufficienza stiracchiata, con momenti di buona inventiva. Sembra di disegnare l'identikit dell'alunno svogliato ma intelligente, quello che può sempre 'dare di più'. Uno stereotipo come quelli che Miniero cerca di combattere con un sorriso sul viso e qualche trovata, tra pochi colpi di scena e qualche colpo... da scemo. (...) Ci teniamo subito a dire che 'Benvenuti al sud' è meglio dell'originale. Meglio gli attori - Bisio, anche se un po' sottotono e Siani, che molti continuano a sottovalutare, sono una bella coppia -, meglio la scrittura (...), meglio la riuscita. Il problema, poi, è che l'originalità, che in un remake è già al minimo sindacale, viene definitivamente sacrificata al richiamarsi a un cinema amato, ma morto e sepolto. Quello della commedia italiana del dopoguerra, quella di 'Totò Peppino e la Malafemmena' o di 'Pane, Amore e...', quello delle Sofie Loren ancheggianti, dondolanti, ammiccanti. L'impressione, insomma, è che in questa storia di un direttore delle poste che si finge handicappato per essere trasferito a Milano, e viene punito per la menzogna venendo scaraventato nella cilentina Castellabate, ci sia un bel po' di muffa: anche i luoghi comuni si fermano al massimo a una ventina d'anni fa, hanno un'ingenuità preleghista che purtroppo non esiste più. Un film del genere, insomma, forse voleva e di sicuro doveva essere più politicamente scorretto, e in alcuni rari momenti ci riesce. A divertirsi ci si diverte, ma sono più riflessi condizionati di un cinema e di un mondo già visto. Entrambi migliori, peraltro. Tozzi e Letta, però, hanno annunciato che un 'Benvenuti al nord' non è idea peregrina e qui - sarebbe intelligente mantenere la stessa squadra - forse si giocherebbe la vera partita. Certo, una commedia non è neorealismo, ma per farci ridere davvero deve parlare della realtà. Quella vera, di un popolo incattivito e diviso, razzista e ottuso. Non come la sua classe dirigente, ma quasi." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 1 ottobre 2010)

"Meglio copiare bene che esser originali male. Lo conferma 'Benvenuti al sud', ricalco di 'Giù al nord' di Dany Boon, che si rivolge a chi non ha visto il film francese. (...) Come in 'Giù al nord', la prima parte è la migliore. Procedendo dall'incomprensione alla comprensione, il film diventa buonista. Miniero lo sa, ma deve tener conto che la cattiva tv ha deformato il gusto del pubblico." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 1 ottobre 2010)

"Ecco un caso in cui il remake è meglio dell'originale. 'Benvenuti al Sud' di Luca Miniero è il rifacimento del francese 'Giù al Nord', ed è più gradevole del suo predecessore. (...) Una favoletta lieve e consolatoria in un momento in cui le tensioni Nord-Sud stanno diventando intollerabili." (Paola Casella, 'Il Sole 24 ore', 1 ottobre 2010)
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