Batman v Superman: Dawn of Justice

USA - 2016
3/5
Batman v Superman: Dawn of Justice
Temendo le azioni di un Supereroe, rimasto troppo a lungo senza controllo, il formidabile vigilante di Gotham City affronta il più osannato salvatore di Metropolis, mentre il mondo cerca di capire di quale eroe abbia realmente bisogno. E mentre Batman e Superman si dichiarano guerra, improvvisamente una nuova minaccia emerge, mettendo a repentaglio la sopravvivenza del genere umano.
  • Altri titoli:
    Man of Steel 2
    Batman & Superman
    Batman v Superman: l'aube de la justice
  • Durata: 151'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASY, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRI 416/ARRI 435/ARRI ALEXA /GOPRO HERO4/IMAX MSM 9802, 35 MM/65 MM/SUPER 16, (4K)/IMAX/PANAVISION, D-CINEMA (1:2.35/alcune scene 1:1.44)
  • Tratto da: personaggi della DC Comics creati da Bob Kane con Bill Finger (Batman), Jerry Siegel e Joe Shuster (Superman)
  • Produzione: ATLAS ENTERTAINMENT/CRUEL AND UNUSUAL
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 23 Marzo 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
“Il male ha senso solo se lo costringi ad averlo”. Batman v Superman: Dawn of Justice, diretto da Zack Snyder, già alla regia di Man of Steel (L’uomo d’acciaio, 2013), mette faccia a faccia il paladino di Metropolis, Superman (Henry Cavill), e il campione di Gotham, Batman (Ben Affleck): ne rimarrà solo uno? In realtà, la vera sfida non è tra loro, bensì tra la DC Comics, casa madre dei due supervigilantes, e la rivale Marvel, residenza degli Avengers: già, le ammucchiate supereroiche vanno per la maggiore, in palio c’è la supremazia al box office.

Se Lo chiamavano Jeeg Robot è l’eccezione alla disaffezione nostrana al genere in calzamaglia, Oltreoceano i supereroi hanno conosciuto in epoca Millennial un grosso rilancio: il motivo? Scollare la gente dallo streaming casalingo e (ri)portarla al cinema, con la promessa di uno spettacolo senza eguali: gigantismo produttivo e magnificenza visiva, pulsioni umane e combattimenti  titanici, che cosa volete di più?

Forse, “la smania, il furore, il senso di impotenza che rende gli uomini buoni crudeli”: c’è il Male e il Bene in questa alba della giustizia, e c’è Dio o, almeno, un semidio in calzamaglia. Ritornando alla DC Comics di quasi 80 anni fa, Superman, il primo supereroe della storia nato da Jerry Siegel e Joe Shuster, e Batman, creato da Bob Kane con Bill Finger, triangolano con Diana Prince, ovvero Wonder Woman (Gal Gadot, sexy): la minaccia è aliena, e Lex Luthor (Jesse Eisenberg) è il tramite, ma il nemico è (anche) interiore, autoriflessivo, endemico.

Superman e Batman condividono, in primis, non la salvaguardia dell’umanità, ma i rovelli interiori, l’inadeguatezza, il riverbero di un’America che non si è ancora risollevata dall’11 settembre: le città bruciano, la teodicea interroga, il diverso spaventa, ma non è lì che Dawn of Justice (si) fa male. Se Lex Luthor frulla follemente psicosi e filantropia, delirio e vendetta, le pulsioni dei due supereroi dimezzati non sono adamantine, ma incarnate nel vivere (e morire) oggi: “I diavoli non vengono dall’inferno sotto di noi, vengono dal cielo”, e la memoria tumescente dell’11 settembre 2001 diviene la quarta dimensione dopo il 3D opaco e buio di Snyder.

Ma il film com’è? Programmatico, perché deve informare la Justice League una (2017) e bina (2019) che verrà, sintetico, tra la trilogia del Cavaliere Oscuro e Man of Steel, e parafrastico, perché all’epica sostituisce la tattica, al pathos il male di vivere. Sono supereroi borghesi, cui la regia di Snyder offre un compendio solido ma senza entusiasmi e la sceneggiatura, firmata da Chris Terrio e David S. Goyer, snodi e risoluzioni talvolta indegni di un blockbuster da 400 milioni di dollari.

Nel cast anche Laurence Fishburne (Perry White) e Jeremy Irons (Alfred), potevamo aspettarci di più? Sicuramente sì, ma non è poco quel che ritroviamo qui, soprattutto nell'ottica del DC Extended Universe in espansione: financo noiosi ma seri, centrifughi e dolenti, i tre "giustizieri", dunque la prossima Justice League, sono l'alternativa adulta e "filosofica" ai ridanciani, cialtroni Avengers. La v del titolo, dunque, sta per un "versus" timido (normalmente è "vs") o è V for Valium? Chissà.

Se le sorprese – per il cinema, non per i comics – non latitano,  l’unico spoiler che ci sentiamo in diritto di fare è una battuta di Lex: “La bugia più vecchia in America? Che il potere può essere innocente”. Forse per questo i nostri supereroi si scoprono, e si vogliono, così impotenti?

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURANO ANCHE DAVID S. GOYER E CHRISTOPHER NOLAN.

CRITICA

"Sono questi film, dove la libertà inventiva si intreccia a un'ambizione «pedagogica» sempre più marcata, quelli a cui bisogna rivolgersi per cercare di capire che mitologia veicola il cinema. E soprattutto che tipo di lettura proponga della storia e dei temi che l'attualità vi fa affiorare. Difficile ormai che Hollywood si accontenti di una «semplice» avventura di supereroi, come fino a pochi anni fa, quando il massimo delle libertà concesse era tornare ad immaginare l'evoluzione dell'eroe di turno, ora raccontato con toni più cupi (Batman), ora più messianici (Superman) ora più romantici (Spider-Man). Il successo sempre crescente di questi film presso un pubblico adolescenziale e l'abilità della Disney nello sfruttare il catalogo Marvel che aveva acquistato con gran lungimiranza (...) ha spinto la Warner a sfruttare al meglio i gioielli di famiglia, cioè il catalogo DC Comics che ha in 'Batman' e 'Superman' le sue punte di diamante. Che tutti si aspetterebbero alleati nella lotta contro il crimine, chi a Gotham City chi a Metropolis, e chi invece... Perché i due eroi si combattono (...) e come andrà a finire la loro «guerra» è una delle tante sorprese di un film che nelle sue due ore e mezzo riserva colpi di scena, ribaltamenti di fronte e new entry (forse la sorpresa meno protetta, visti i prossimamente che hanno invaso la Rete). E c he naturalmente sfrutta al meglio tutte le risorse della tecnologia digitale. (...) la sceneggiatura di Chris Terrio e David S. Goyer non insegue le strade (forse prevedibili) della riflessione sullo stato di emergenza e sull'istinto all'autodifesa ma piuttosto quelle, più ardue ma anche più originali, della religione, del Bene e del Male e soprattutto del ruolo e degli attributi di Dio. Non mi ricordo recentemente un blockbuster di tali ambizioni spettacolari che si addentri con tanta determinazione in simili discussioni. Dove i riferimenti espliciti alla religione e alle sue basi «filosofiche» (si tira in ballo anche Darwin) sembrano una strizzatina d'occhio a quella parte di pubblico che ha fatto della «fede» il baluardo delle proprie scelte politiche e civili. Curioso anche il fatto che a tirarne le fila (e piegare la religione alle proprie ambizioni di potere) sia il «cattivo» di turno, forse il personaggio meglio riuscito di tutto il film. Mi riferisco ad Alexander « Lex» Luthor (Jesse Eisenberg) (...). È lui, con il suo misto di voglie da burattinaio al di sopra di tutti (...) e la spocchia del tuttologo che confonde teologia e senso comune, è lui - dicevo - la vera anima del film, quella che inscena le trappole per Superman e plagia (o tenta di plagiare) le scelte di Batman. Tre personaggi uniti, curiosamente, dalla morte del padre, vero tallone d'Achille in un mondo che sembra ambire all'autoreferenzialità e al controllo globale e che invece entra in crisi quando ripensa alla mancanza di figure paterne. Così alla fine questo 'Batman v Superman: Dawn of Justice' risulta meno indigesto e schematico di quello che ci potrebbe aspettare, specie da un regista muscolare e adrenalinico come Zack Snyder (...). Qui deve per forza rispettare le leggi del genere e del box office ma il giocattolone alla fine funziona e fa passare i suoi 153 minuti con bella velocità." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 23 marzo 2016)

"(...) Jesse Eisenberg, strepitoso, mille volte più interessante del kryptonitico Superman/Cavill e del digrignante Batman/Affleck (...), è anche l'unico che sembra consapevole della carica mitologica che si porta dietro Superman. E non smette di ricordarlo agli altri personaggi (e allo spettatore), con enfasi e ironia da grillo parlante malvagio oltre che nevrotico. Meno 'psichedelico' e sopra le righe del Joker, altro 'villain' amante degli enigmi, ma perfino più inquietante, proprio perché vicino a certi nerd fantamiliardari poco rassicuranti dei nostri anni, da Elon Musk allo stesso Zuckerberg, già interpretato proprio da Eisenberg in 'The Social Network'. (...) pur non amando il genere, ci tocca ammettere che il nuovo Superman è almeno per metà piuttosto avvincente, e fa dimenticare il cupo e noiosissimo capitolo precedente diretto con gran seriosità dallo stesso Snyder. Troppo ansioso di fissare tutti i richiami al sottotesto mitico della saga, per indovinare lo spettacolo. Mentre qui, anche se la trama è così complicata da rischiare l'oscurità, azione e racconto procedono abbastanza di pari passo, malgrado gli inevitabili rallentamenti parafilosofici in zona Batman (con un torvo Jeremy Irons al posto del soave Michael Caine). Fino al grandioso scontro pre-finale che manderà in estasi i fans, anche perché (non è un segreto) entra in azione per la prima volta perfino Wonder Woman (Gal Gadot). E deprimerà chi non ne può più di queste fragorose battaglie generate al computer, senza peso né sostanza. La leggerezza insomma non abita qui. Ma chi crede, dopo i 'Batman' di Nolan (e il nostro 'Jeeg Robot'), che riferimenti alla realtà e supereroi vadano d'accordo, si accomodi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 marzo 2016)

"«Se l'uomo non uccide Dio, lo farà il diavolo». Non ha importanza chi la dica, ma è la battuta cardine per entrare in sintonia con 'Batman v Superman: Dawn of Justice' (...) quel che accade non è inedito per i fumetti, ma inaudito al cinema. Non sveleremo alcunché, tranquilli, ma tenetevi pronti allo stupore. Una sorpresa possiamo esplicitarla, perché non riguarda la diegesi, ma il 'mood' di questo epico scontro tra il paladino di Metropolis, Superman (Henry Cavill), e il campione di Gotham, Batman (Ben Affleck): Zack Snyder ibrida il suo 'Man of Steel' con la trilogia del 'Cavaliere Oscuro', e la sintesi finisce per privilegiare l'eredità dark del trittico di Chris Nolan. Batman v Superman è un film amaro, pessimistico, equamente suddiviso tra l'epigramma e l'epitaffio, perché tutti i personaggi (...) sputano sentenze più o meno escatologiche. Si discetta sulla 'smania, il furore, il senso di impotenza che rende gli uomini buoni crudeli', si osserva, con Superman, che 'nessuno resta buono a questo mondo' e si conclude, con Batman, che 'il male ha senso solo se lo costringi ad averlo': cronache alla mano, possiamo non sottoscrivere? Chiosa la rossa Lois, 'le persone odiano quel che non capiscono, ma per certi snodi di sceneggiatura farraginosi o incongrui potrebbe riferirsi anche al film: il punto debole è proprio lo script vergato da Chris Terrio e David S. Goyer, colpevoli di risolvere scontri all'ultimo sangue (o affini) con elementarità, se non sciatteria. (...) Lex Luthor di Jesse Eisenberg, forse il migliore nel cast solido del film: nevrotico, anzi, psicotico, filantropo e stragista, doppio e insieme dimezzato, è figlio bastardo dell'America post 9/11 che 15 anni dopo è ancora post, perché non ha ancora davvero elaborato quell'attacco (peccato) originale." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 marzo 2016)

"(...) un film complesso, ricco di spunti interessanti che vanno al di là della pura visione estetica, comunque impressionante. Prima di tutto, è una pellicola politica, con l'America che si interroga su se stessa e sul suo ruolo nel mondo. (...) Ma ci sono anche giudizi impietosi per il popolo: «La coscienza americana è morta». E' anche un film molto religioso che analizza, nello scontro tra i due colossi, metaforicamente, il rapporto dell'uomo con Dio. Che è poi uno dei motivi (l'altro è sul modo di intendere la giustizia) che spingerà i due eroi a combattere tra di loro (...). Ed è, infine, anche un confronto di filosofie diverse, quella più patinata e solare della Marvel e questa, più cupa, profonda, meno «commerciale» della Dc Comics. La storia è ricca di colpi di scena (...) tenendo presente che questo è l'avvio di un franchise che non si esaurirà con questo film. (...) Superman (Henry Cavill, essenziale come in passato) (... ) Batman (convincente sopra ogni aspettativa la versione data da Ben Aflleck) (...) Lex Luthor (Jesse Eisenberg, forse troppo giovane per questa parte) (...) Wonder Woman (brava Gal Gadot). (...) Scontri, effetti speciali, 3D, audio meraviglioso, fotografia cupa. Il risultato è davvero eccellente, con una promessa per il prossimo episodio: «Se l'uomo non uccide Dio, lo farà il diavolo»." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 23 marzo 2016)

"(...) le tirate pseudofilosofiche di Luthor, incarnato da un petulante Jesse Eisenberg memore del suo nevrotico Zuckerberg, suonano abbastanza insensate, così come altri snodi narrativi. Ma, nell'insieme, il film assolve al suo compito di grande spettacolo di intrattenimento, in grado di metaforizzare le inquietudini collettive di questo cupo inizio Duemila. A livello di racconto, tramite due figure di eroi in crisi, uno che non crede più a nulla, l'altro che vede nel sacrificio di sé l'unica opzione salvifica per l'umanità; a livello formale, grazie al ricorso a una visionarietà barocca e ridondante. Lo spessore di Zack Snyder non è certo quello di Chris NoIan, il talentoso autore della trilogia batmaniana che qui riveste il ruolo di produttore esecutivo: però il regista di '300' ha un modo di ritagliare le inquadrature in uno stile grafico da fumetto che risulta divertente; e i colpi di scena e gli effetti mirabolanti fanno il resto. Muscolari al punto giusto, Henry Cavill con il suo sguardo limpido e Ben Affleck con la sua aria cinica, sono entrambi convincenti; il cast stellare ha poco da fare, ma dà lustro." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 marzo 2016)

"(...) un blockbuster decisamente estroso, zeppo di pretensioni politiche e religiose nonché imperniato su un duplice duello, quello primario sullo schermo tra i due mitici supereroi e quello, indirettamente allestito sul piano industriale mondiale, tra questa ulteriore variazione (dopo «L'uomo d'acciaio») della filosofia fumettistica della DC Comics e le potenzialità che restano patrimonio della mega concorrente Marvel. Non è lecito soffermarsi più di tanto sulla trama, dunque, proprio perché i colpi di scena thrilling e i numerosi ribaltamenti di fronte soggiacciono stranamente alla miriade di contraddizioni e idiosincrasie proposte dalla sceneggiatura di Chris Terrio e David S. Goyer e fatte esplodere nelle immagini da Zack Snyder, il regista campione della tecnica iperdigitale. (...) elegante e un po' troppo compito Henry Cavill (...) Ben Affleck, straripante nei muscoli, ma non nella qualità dell'espressione (...) un grandissimo Jesse Eisenberg (...). Il film risente di questo ménage à trois guerrigliero, specie quando allenta la tensione che è, sì, infarcita di battaglie in 3D, audio altisonante e fotografia cupissima, ma anche omogenea a una visione sottilmente pop e artificiale e decide di bombardare lo spettatore con un profluvio di frasi sentenziose e trombonate ammonitrici (...). Peccato, insomma, che la forza impetuosa di Snyder si ritrovi anchilosata da una certa confusionarietà complessiva indotta dalla mancanza di humour, dei necessari contrappunti emotivi (...) e di più scambi di battute all'altezza di quella che scocca al momento dell'apparizione di Wonder Woman (la notevole Gal Gadot (...)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 marzo 2016)

"Superman contro Batman. E già questo potrebbe bastare: l'alieno contro il Cavaliere Nero. E invece c'è molto altro ancora, quasi tutto. Ci sono abbozzi di trama per almeno nove film, intrecciati tra loro creando continui picchi d'emozione fin dall'inizio. (...) un film serissimo, cupo, in cui non mancano scene ridicole, e secondi di romanticismo (...). E poi il terrorismo, gli inseguimenti (con immagini bellissime), le mille esplosioni, i crolli, la folla in preda al panico, le invenzioni al computer, le scene ironiche sul ruolo dei media, quelle filosofiche sul senso dell'eroe. E tanto spirito americano, riassunto nella frase di Superman: «Non si può rimanere sempre buoni in questo mondo». Alla fine si è esausti, senza capire se questo è un bene o un male." (Luca Raffaelli, 'La Repubblica', 24 marzo 2016)

"'Batman contro Superman'. Com'è possibile? Oh, è possibile. Come fu possibile settant'anni fa alla Universal assemblare in vari film Frankenstein, Dracula e l'uomo Lupo quando fu chiaro che i mostri non erano più in grado di viaggiare da soli sullo schermo. I motivi, oggi come allora sono gli stessi. Incrementare il botteghino e supplire con l'assemblaggio a un'evidente mancanza di fantasia (quella mancanza che oggi sta divorando il cinema come un cancro). Per metterli l'un contro l'altro, occorreva però che i due super eroi fossero un po' lontani dagli esseri perfettissimi dei capitoli precedenti. Che fossero, ognuno per proprio conto, divorati da dubbi, angosce esistenziali e magari da rivalità tra primi della classe. (...) La figuretta di Luthor (qui giovane e nevroticissimo) è tra le cose più azzeccate del film. Alla tradizionale megalomania del personaggio, la sceneggiatura di David S. Goyer unisce anche un ferocissimo inferiority complex (Lex è più ricco di Batman e ha più cervello dei due eroi messi insieme, ma ha un fisico scarso che lo rende ridicolo nel confronto con i super). (...) Wonder Woman, altra super, ma più sveglia dei due maschioni. E soprattutto più simpatica (i due sono spesso stucchevoli nelle loro paturnie). Piacerà a patto che l'inflazione degli eroi fumettati non abbia già creato la reazione di rigetto. E a patto che il divertimento non sia frenato (è possibile, è probabile) dall'artificiosità delle motivazioni del conflitto. Superati questi due handicap il divertimento è tanto. Zack Snyder si conferma il regista migliore del filone, dotato di una fantasia visiva che sembra senza fondo. Il fulminante prologo e l'epico scontro tra i protagonisti sono da manuale del cinema supero-mista (domanda: come fa Superman dotato di superpoteri a «non» battere Batman che è un semplice umano? Risposta: il primo combatte con tanti scrupoli, il secondo no). E poi l'inserimento di Wonder Woman è pressoché geniale. Appena Gal Gadot entra in scena mette in ombra chiunque, uomo, donna, esseri venuti da altri mondi." (Giorgio Carbone, 'Libero', 24 marzo 2016)

"Contrariamente al credo dominante della critica, il riciclaggio da cui si nutre oggi gran parte dell'action movie hollywoodiano ha delle cose da dire, da dare, e può essere divertente. Nella sua accezione peggiore questa strategia produce film come 'Batman v Superman: Dawn of Justice' una tortura di due ore e mezza, aggravata dalla musica implacabile di Hans Zimmer, da una pretenziosità ingiustificabile, un'assoluta mancanza di umorismo e da un'assenza totale di affinità spirituale con l'immaginario e la mitologia dei personaggi. L'incontro epocale tra i due supereroi in calzamaglia più amati del mondo (...) doveva essere meglio di così." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 25 marzo 2016)
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