Barbarossa

ITALIA - 2008
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Barbarossa
Italia, XII Secolo. Le terre del Nord sono governate dall'imperatore tedesco Federico I di Hohenstaufen, detto "Barbarossa", che sogna di conquistare anche le terre del Centro e del Sud per riportare in auge i fasti dell'Impero che fu di Carlo Magno. Ma nelle terre del Nord c'è un giovane milanese di nome Alberto da Giussano il cui sogno è, invece, sconfiggere l'imperatore e ridare la libertà alla propria gente. Per riuscire nell'impresa, Alberto formerà la 'Compagnia della Morte', un piccolo esercito formato da ragazzi di ogni estrazione sociale pronti a tutto per difendere la loro terra e i valori in cui credono e che, animati dallo spirito di fratellanza e dall'unione tra i comuni, porteranno attraverso il giuramento di Pontida alla nascita della Lega Lombarda e otterranno la vittoria nella celebre battaglia di Legnano.
  • Durata: 139'
  • Colore: C
  • Genere: STORICO
  • Produzione: RENZO MARTINELLI PER MARTINELLI FILM COMPANY, RAI FICTION, NA-COMM, RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 9 Ottobre 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

La Padania e la Germania esistevano già, e pure le tasse esorbitanti; in compenso, a Roma c’era la peste. E c’era pure il Signore degli Anelli Alberto da Giussano e la sua Compagnia dell’Anello, o della Morte, che dir si voglia.
Sostenuto dal cieloduristico endorsement del Senatur, ecco il Barbarossa di Renzo Martinelli, kolossal cine-televisivo dal budget di 30 milioni di dollari e cast multitenico: il tedesco Rutger Hauer è il Barbarossa, l’israeliano Raz Degan Alberto da Giussano, la polacca Kasia Smutniak l’amata Eleonora, la francese Cecile Cassel Beatrice di Borgogna e l’americano F. Murray Abraham Siniscalco Barozzi (un’antifona più che un nome…). Vabbè, c’è di peggio: il film. Un anello con croce e acronimo CDM è il gadget promozionale, ma anche il film è un gadget: di quel vento del Nord, che spira dalla battaglia di Legnano del 29 maggio 1176 fino alla contemporanea Onda Verde.
Tra musiche roboanti e rumori assordanti, effetti poco speciali alla “voglio fa’ l’americano, ma non ce la posso fare” e passepartout storici vari ed eventuali, Barbarossa viceversa non mortifica i suoi migranti: Rutger Hauer è senile ma fascinoso, la Smutniak bella, pazza e fuori luogo (tra una visione e l’altra, trova pure i Re Magi mummificati…), mentre Raz Degan (Paola Barale ed Ermanno Olmi in curriculum) parte male facendo del fratello la sua prima vittima, ma si ritaglia una brillante carriera da pierre della libertà.
Tra sgozzamenti truculenti e denominazioni per filo e per segno (Siniscalco Barozziiiiiiiii), amori letali e falci mortifere, Barbarossa si distende per 139 snelli minuti, in cui il procedere per sottrazione riguarda unicamente lo spessore delle mura della Milano che fu. Milano che nonostante il set low cost in Romania è popolata, in rigoroso campo stretto, da trenta o quaranta persone, le quali, miracolo, riescono pure a stendere le proto-Sturmtruppen in una guerra al terrore centripeto meno affollata delle consuete rievocazioni paesane.
Barbarossa? Piuttosto, Barbapossa. I lumbard capiranno…

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

CRITICA

"Poiché là dove c'era l'erba padana oggi ci sono solo città, Renzo Martinelli ha girato il presunto kolossal in Romania, con comparse rom moltiplicate (male) in digitale tra mura da lunapark col fumo disegnato. Il problema ideologico non esiste, tranne che per una francesina figlia d'arte, pentita di aver interpretato un'opera 'leghista'. Il problema è narrativo. Il problema è Martinelli, regista sprezzante nei modi e con la macchina da presa. In attesa di allungarsi in tv, il film è massacrato dai tagli, superficiale, scritto e musicato senza senso del ridicolo. Umberto Bossi, che uscì coi lucciconi da 'Braveheart' oggi ottiene un'agognata soddisfazione storico/politica. Ma nessun cinebrivido." (Alessio Guzzano, 'City', 09 ottobre 2009)

"Fare un film intitolato 'Barbarossa' per decantare Alberto da Giussano (Raz Degan) è un bel paradosso. La megalomania siculo-comunista di 'Baaria' di Giuseppe Tornatore è sfidata dalla megalomania lombardo-leghista di 'Barbarossa' di Renzo Martinelli. Se proprio non potete aspettare che quest'ultima fiacca fiction passi in televisione, sappiate che solo Federico (Rutger Hauer) e Barozzi (Farid Murray Abrams), milanese fedele suddito dell'Impero, sono interpretati a dovere. Il resto sono effetti speciali e immagini al rallentatore." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 09 ottobre 2009)

"E' tutto annunciato e commesso, con qualche primo piano horror, ma il racconto non dà emozioni anche per la scarsissima presenza degli attori. Se Rutger Hauer vaga con l'occhio azzurro nel tempo e nello spazio ma, con buona volontà, si può credere che pensi al Barbarossa, Raz Degan è maschera priva di qualunque espressione e si capisce ora quale miracolo abbia fatto Olmi in 'Centochiodi'. Relativa miglior figura per Katia Smutniak e la «pentita» madame Cassel, Beatrice di Borgogna, tutto sommerso in un'orgia di facile retorica che naturalmente vorrebbe essere attual-leghista." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 09 ottobre 2009)

"Quello che gli attori non poterono, lo fanno qualche dolly con zoomata (stile 'Signore degli anelli') e le musiche rincoglionenti di Pivio & Aldo De Scalzi. La sceneggiatura è scritta da una Ong che combatte l'analfabetismo nelle langhe ('adesso occupo Milano, perché sono cattivo). Come si fa a fare la recensione di un film così? Noi ci rinunciamo. Sinceramente , non siamo all'altezza." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 09 ottobre 2009)

"I luoghi del manuale leghista ci sono tutti, Pontida, il grido dei lombardi operosi, la rivendicazione di una battaglia del popolo divina. Oltre non c'è nulla. E non sorprende. C'è però da arrabbiarsi visto che i finanziamenti a questa celebrazione di partito (che nefaste memorie) arrivano cospicui anche dai soldi pubblici (Rai) mentre si taglia dalla cultura." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 09 ottobre 2009)

"La cosa più rimarchevole del film di Martinelli è l'enfasi visiva e sonora con la quale vengono raccontati fatti storici che sono in sostanza beghe da cortile. 'Barbarossa' è pieno di effettacci, di sangue, di musiche tonitruanti. Gli attori sono o statuari (Rutger Hauer) o impegnati a far le smorfie (F. Murray Abraham, Kasia Smumiak) o non sono attori (Raz Degan). Gli effetti speciali sono qua e là di sorprendente modestia: i 30 milioni di euro dichiarati saranno stati spesi altrove. La scena della battaglia, attesa per ore, dura 11 minuti ed è davvero risibile. L'operazione politica è debole e insensata: chissà se Martinelli si è reso conto di aver confezionato una fiaba fangosa e trucida in cui l'eroico Alberto è uno scemotto di paese." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 09 ottobre 2009)

"Se l'aspirazione era quella di avere finalmente un eroe di riferimento, in Italia molti simpatizzanti della Lega Nord resteranno delusi dal tanto atteso Barbarossa, del regista Renzo Martinelli, che nelle aspettative avrebbe dovuto fornire, sia pure solo cinematograficamente, un appiglio storico sul quale fondare le loro rivendicazioni. Il film, in uscita con ben 250 copie, ha la pretesa di essere epico e invece naufraga, affondato proprio dal suo volere palesemente ammiccare a quanti cercano una storia e un personaggio credibili in cui riconoscersi. Come l'indulgere finale nell'immagine - consegnataci dall'iconografia classica - del carroccio sul quale spicca il vessillo bianco rossocrociato della Lega lombarda. E poco importa che il personaggio scelto come simbolo, Alberto da Giussano, non abbia sufficienti riscontri storici. Martinelli si è sempre mostrato regista impegnato su temi anche delicati, come le lotte interne ai gruppi partigiani ('Porzus'), le colpe di politici e amministratori nel dissesto del territorio ('Vajont'), gli anni cupi del terrorismo con l'assassinio di Moro ('Piazza delle Cinque Lune') e il difficile rapporto tra islam e occidente ('Il mercante di pietre'). Un cinema a tesi, il suo, sulle quali si può essere o no d'accordo, ma di qualche livello. Una filmografia comunque interessante, alla quale tuttavia questa svolta più militante non giova sul piano artistico: Barbarossa - un titolo civetta per attirare un pubblico più vasto - è un polpettone indigesto ed enfatico, appena riscattato dagli effetti speciali. Se proprio si volesse cercare la prodezza in grado di giustificare il prezzo del biglietto, come si direbbe in gergo calcistico, si potrebbe segnalare la battaglia finale (...) La sceneggiatura, tra salti e vuoti nella narrazione, eccede in dialoghi stereotipati, non privi di retorica e, non di meno, di sicura presa quando ci si infervora contro le tasse e si incita alla lotta armata per la libertà. Le ambientazioni, poi, appaiono in alcune scene decisamente posticce, così come inverosimili sembrano gli effetti dei micidiali proietti infuocati scagliati dalle catapulte, che esplodono con fragore assordante e provocano devastazioni terrificanti. In tutto questo finisce per perdersi anche la recitazione di alcuni protagonisti che pure s'impegnano per dare credibilità ai loro personaggi. Fra tutti Rutger Hauer, un misurato, talora persino compassato Barbarossa; anche se si rimpiange il magistrale replicante di 'Blade Runner'(...) A reggere il racconto - 139 minuti scorrono un po' troppo lentamente - ci prova anche il grande F. Murray Abraham, a suo agio nei panni del perfido Siniscalco Barozzi. E s'impegnano anche Cecil Cassel, imperatrice dal carattere decisamente forte, e Kasia Smutniak nel ruolo di Eleonora. Molto meno convincente Raz Degan, chiamato a incarnare un impalpabile Alberto. (...) Non bastano una colonna sonora martellante, un po' di immagini enfaticamente rallentate, scontri cruentissimi e una buona dose di effetti mirabolanti per creare pathos e rendere epica una pellicola, per quanto costosa. Martinelli ha insomma sprecato un'occasione." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 10 ottobre 2009)
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