Assassinio sul Tevere

ITALIA - 1979
La "Famiglia Tiberina" è una sorta di illustre associazione a delinquere poiché, composta da persone di buona posizione (ad eccezione di un popolano), è invischiata in uno strano giro di cambiali scadute, di speculazioni edilizie, di traffico della droga, eccetera. Una sera, mentre sono in riunione su di un baraccone tiberino, le luci del quartiere si spengono e, quando la luce torna, il signor Manfredo Ruffini, uno dei suoi, appare morto con un pugnale conficcato nella schiena. Il padrone del baraccone, nonché unico spiantato della combriccola, Pinna, viene arrestato per il fatto che qualcuno è prontissimo a dichiarare di averlo sentito litigare con la vittima. L'ottuso Procuratore della Repubblica, Luciano Canuti, non si pone dubbi e, quando scopre che l'anticonformista maresciallo Nico Giraldi prosegue nelle indagini, lo fa esautorare: in verità il poliziotto-barbone ha diverse ragioni per continuare: in primo luogo diffida delle soluzioni troppo facili; poi, sbocciato nel proletariato e figlio di un ladroncello, è istintivamente contro i potenti; inoltre, amico del Pinna da lungo tempo, ora si trova alle costole la di lui figlia Angela che si considera sua fidanzata e non intende mollarlo, cosa che in definitiva il solitario maresciallo gradisce. Così, rischiando la pelle o la galera, costringendo qualcuno alla "soffiata", infilandosi là dove il regolamento non gli permetterebbe d'andare, Nico scopre che Eleonora Ruffini, amante della guardia del corpo del marito, ha personalmente piantato il pugnale nella schiena del coniuge.

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