Alice in Wonderland

USA - 2010
3/5
Alice in Wonderland
La 19enne Alice è da sempre convinta di essere pazza: non si interessa alle conversazioni, non comprende le rigide regole sociali del suo mondo e soprattutto non riesce a dimenticare il sogno ricorrente che la perseguita fin da bambina, nel quale si trova catapultata in un mondo "delle meraviglie" dove gli animali sanno parlare. Un pomeriggio, durante una festa, mentre sta per fidanzarsi con "l'ottimo partito" che sua madre ha scelto per lei, le si materializza davanti agli occhi una delle visioni della sua infanzia: un coniglio bianco con tanto di orologio e panciotto. Ad Alice non resta che seguirlo e ritrovarsi in un mondo che credeva solo di aver sognato, per adempiere al suo destino e riscoprire la magia dell'esistenza...
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY, LIVE-ACTION
  • Specifiche tecniche: DALSA EVOLUTION, PANAVISION GENESIS, HDCAM SR, 35 MM GONFIATO A 70 MM (1:1.85)
  • Tratto da: romanzi "Alice nel paese delle meraviglie" e "Attraverso lo specchio" di Lewis Carroll
  • Produzione: TIM BURTON, JOE ROTH, JENNIFER TODD, SUZANNE TODD, RICHARD D. ZANUCK, KATTERLI FRAUENFELDER E LINDA WOOLVERTON PER TEAM TODD, TIM BURTON ANIMATION CO., WALT DISNEY PICTURES, THE ZANUCK COMPANY
  • Distribuzione: WALT DISNEY STUDIOS MOTION PICTURES, ITALIA
  • Data uscita 3 Marzo 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Vi si afferma il contrario, ma in Alice in Wonderland l'impossibile non sempre è possibile.
A dispetto del suo tono fatato, leggero, privo delle solite sfumature dark, il nuovo Tim Burton appare quasi disincantato, non convinto del tutto della praticabilità dei sogni (se non in funzione mercantile). Eloquente metafora quella del matrimonio. Lavora a più livelli, introdotta da Burton grazie all'unica licenza narrativa del film rispetto al libro. Muta l'età della protagonista, che non è una bambina ma nemmeno un'adulta, impantanata com'é nella terra di mezzo dell'adolescenza dove l'insofferenza cresce di pari passo con l'esposizione sociale. Naturale che le nozze combinate con lord Hamish – iperbole del conformismo e dell'ovvietà – non si realizzino. L'indisponibilità stavolta è dalla parte dei freaks, "i matti e migliori" che non sanno che farsene dei normali. Rivincita amara che costa una separazione: la trasmissibilità dei mondi di Carroll diviene strappo irreversibile in Burton. Come se il sogno attenesse al sogno, la veglia alla veglia. E se anche Alice acquisirà maggiore consapevolezza solo dopo il viaggio nel mondo onirico, la sua crescita sarà soprattutto un rifiuto di scendere a patti con la realtà, giudicata non meno insensata di Sottomondo (e una volta tornata liquiderà lo squilibrio della vecchia zia come semplice caso psichiatrico).
In questo scambio fallito c'è tutta la misura emotiva dell'operazione, insolitamente fredda rispetto agli standard di Burton. Come se l'affinità elettiva con Carroll – cantore dell'immaginazione anche lui - si fosse tradotta in automatismo senza partecipazione. E' ammirevole come sempre il talento visionario (esaltato dal 3D), la cura del dettaglio, la direzione degli attori (formidabili Johnny Depp ed Helena Bonham Carter, bene la Wasikowska, insopportabile la Hathaway), ma mancano sentimenti veri, personaggi memorabili e poesia. E la vera magia che ancora in Sweeney Todd nasceva dall'incontro tra normalità e mostruosità, qui è norma e artificio di un paese delle meraviglie lontano e digitale.

NOTE

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2010 COME MIGLIOR FILM IN 3D.

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2011 PER: MIGLIOR FILM MUSICAL/COMMEDIA, COLONNA SONORA E ATTORE PROTAGONISTA DI FILM MUSICAL/COMMEDIA (JOHNNY DEPP, CANDIDATO NELLA STESSA CATEGORIA ANCHE PER IL FILM "THE TOURIST").

- OSCAR 2011 PER MIGLIOR SCENOGRAFIA E COSTUMI. ERA CANDIDATO ANCHE PER I MIGLIORI EFFETTI VISIVI.

CRITICA

"Tim Burton è un autore di qualità, Tutti i suoi film sono estrosi, significativi ('Ed Wood', 'Big Fish' e 'La fabbrica di cioccolato') e da tempo appartengono alla storia del cinema. Non è un caso che il regista, abbandonata Hollywood, viva e lavori da tempo in Inghilterra. Eppure 'Alice in Wonderland' (...), ispirato al classico della letteratura inglese di Lewis Carroll, un libro che ha mutato per sempre la narrativa per ragazzi, un po' delude. E', per così dire, privo di nervo, ha innegabilmente scene spiritose e i capitoli finali, dal tentato taglio della testa del Cappellaio matto (con il cappello che vola in alto) alla battaglia finale tra gli eserciti delle due regine (Helena Bonham Carter, la rossa Regina di Cuori, e Anne Hathaway, la diafana Regina Bianca), sono di buon effetto. Tuttavia, nell'insieme, 'Alice in Wonderland' poco convince. Forse perché il racconto di Lewis Carroll, che tende così scopertamente al grottesco e piace anche a chi non ha il dono di un nativo senso umoristico, non è adatto alla riduzione cinematografica; si adatta, piuttosto, ai cartoni animati e quasi sessant'anni fa la Disney ci diede un'ottima variazione del libro. (...) Il libro di Carroll si presta così a una interpretazione freudiana, ricca di annotazioni curiose anche se non sempre attendibili. La polemica contro i costumi vittoriani che marcano alcuni capitoli del film, dall'inseguimento del coniglio al ritorno alla festa di Alice, ci pare fuori moda; e un po' risibile è quella partenza della protagonista su un vascello che dovrebbe portarla in Cina mentre i conoscenti la salutano dalla banchina del porto. E veniamo agli effetti speciali, che sono stati definiti l'attrazione del film. Ci sono, seppure non moltissimi, e non sempre entusiasmanti. Tim Burton è sembrato più inventivo quando non si usava ancora il 3D. Si ha così l'impressione che questo portentoso strumento serva se un film sfrutta un contenuto netto, preciso, magari anche un po' rozzo. Vada benissimo per una storia che gira intorno a un anziano assatanato dal lavoro ('A Christman Carol') o, come in 'Avatar', quando si scopra un pianeta meraviglioso. Ma la struttura narrativa aerea, bizzarra, imprevedibile del libro di Lewis Carroll non ha favorito la riuscita di questo atteso film." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 28 febbraio 2010)

"Che le strade di Tim Burton e di Lewis fossero destinate a incrociarsi era quasi un'evidenza. (...) L'atmosfera sostanzialmente divertita e scanzonata che accompagna la descrizione delle avventure di Alice fatica ad adattarsi alla malinconia spesso incombente sull'universo gotico di Burton. Carroll usa abbondantemente il non-sense, i giochi di parole e le invenzioni linguistiche per mettere in discussione il senso della realtà, anche di quella che si trova alla fine di una tana di coniglio o dietro uno specchio. Cerca di mettere in crisi il mito dell'ordine e della moralità inseguito dalla società vittoriana perché, come ci insegnano i sogni e le fantasie dei bambini, c'è sempre qualcosa che sfugge alla nostra ragione. Anche Burton ce lo ricorda con i suoi film, ma con atmosfere molto più cupe, dove la voglia di rivendicare la propria originalità e il rifiuto dell'omologazione può costare molto caro. (...) Ma se i toni gotici che pian piano si impossessano del film grazie anche a personaggi come il Fante di cuori interpretato da Crispin Glover, il drago Ciciarampa o il disgustoso Orafobrancio trovano a questo punto una loro giustificazione narrativa, si fa più fatica a capire la necessità di girare il film in 3D e con l'ausilio di un'invasione di effetti digitali, capaci solo di far rimpiangere la semplicità ma anche l'efficacia dei trucchi di 'Edward mani di forbice' o dell'animazione stop-motion di 'La sposa cadavere'. Dove il senso di realtà nasceva dalla forza poetica della storia e non da una presunta ma fredda perfezione tecnologica." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 2 marzo 2010)

"Tim Burton fa suo l'amatissimo e adattatissimo classico di Lewis Carroll (...), in una produzione Disney che combina animazione e riprese dal vero, girata in bidimensione e poi 'gonfiata' digitalmente in 3D. (...) 'Alice in Wonderland' linearizza quasi completamente il caleidoscopico rompicapo carrolliano in un plot avventuroso più simile a Narnia che al cartoon disneyano del 1951 (...). Protofemminista nell'opprimente Inghilterra vittoriana, fervente appassionata d'avventura e posseduta da grande spirito d'indipendenza, l'Alice di Woolverton e Burton è, in un certo senso, più simile alle recenti ed emancipate eroine Disney (la sceneggiatrice ha collaborato anche al copione di 'Mulan'). (...) Le altre punte di colore estremo nel film arrivano con il Cappellaio matto, ultima delle struggenti invenzioni che Johnny Depp ha messo a punto per il regista. Chioma rosso fuoco e occhi verde abbagliante (dice Depp a causa del mercurio che i cappellai usavano)." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 3 marzo 2010)

"Non ci sono 'meraviglie', nel mondo in 3D e in motion capture di "Alice in Wonderland" (...). Certo, si tratta dello stesso mondo raccontato da Lewis Carroll. Alice (Mia Wasikowska) ha ormai 19 anni, ma è pur sempre la stessa Alice. E i suoi sogni restano gli stessi sogni. Tuttavia, sognandoli di nuovo, la ragazzina d'un tempo scopre d'aver frainteso: non era Wonderland il nome del paese in cui s'era smarrita, ma Underworld, Mondo di Sotto. Così immagina la sceneggiatrice Linda Woolverton, e così immaginiamo noi, presi dal gioco visionario e 'mostruoso' di Tim Burton. (...) Il Mondo di Sotto non è che quello di Sopra capovolto. Sopra, appunto, la precarietà del suo visino è un ottimo argomento d'obbedienza. Ma all'obbedienza spinge anche Underworld. O così farebbe se non fosse a testa in giù. In quella posizione, il sì e il no si confondono, come l'inizio e la fine, il vero e il falso, il passato e il futuro. E il vantaggio dei sogni, e della follia. I migliori sono un po' matti, aveva detto ad Alice ragazzina il padre. Per sua fortuna, (quasi) diventata donna, lei torna a ricordarsene. (...) La vita di una donna vale più del suo visino. Il Mondo di Sopra si deve rassegnare, e quello di Sotto anche." (Roberto Escobar, 'Il Sole 24 Ore', 3 marzo 2010)

"Non condivido tutte le sue innovazioni, a cominciare da quella che ha fatto di Alice una ventenne, giustificando la sua esplorazione nel Sottomondo inseguendo sì il Coniglio Bianco, ma per sfuggire a delle nozze con un patrizio idiota combinate dalla madre. E non condivido del tutto che, integrando i due romanzi, abbia rinunciato a muoversi tra i giochi, - il croquet, gli scacchi - e si sia limitata a mettere in campo le due regine, la Rossa e la Bianca, secondo l'ormai consueta tradizione delle saghe tipo 'll Signore degli Anelli' che finiscono soprattutto per consistere nella lotta arcinota fra il Bene e il Male, sempre cruenta e sempre con le maiuscole. Però a porre ampio riparo a queste mende c'è la regia di Tim Burton, più del solito all'insegna del favoloso e di un magnifico che sconfina vorticosamente nell'immaginifico. Non solo gli arcani pittoreschi del Sottomondo , la corte tenebrosa della Regina Rossa, quella eterea e fatata della Regina Bianca, ma tutti quei mostri intorno che, ispirati solo in parte alle finissime litografie di John Tennie, vanto delle edizioni ottocentesche, si alternano con ritmi sfrenati e ampio ricorso a tutte le tecnologie possibili, ad una serie di figure spesso grottesche in cui spicca non solo Alice, ora minuscola ora gigantesca, ma quel mirabolante Cappellaio Matto che qui finisce, ed è una felice soluzione, per diventare il secondo protagonista della favola. Il merito, grandissimo, è di Johnny Depp, con sentimenti umani anche sotto un magico trucco multicolore. La Regina Rossa, testa enorme, corpo minuto, è Helena Bohnam Carter, la Bianca, un po' leziosa, è Anna Hathaway. Alice ventenne è Mia Wasikowska. Lascia Incerti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 03 marzo 2010)
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