Agadah

ITALIA - 2017
2,5/5
Agadah
Siamo nel 1815, il conte Potoski sta lavorando al suo romanzo nell'elegante dimora in cui vive. Maggio 1734, Alfonso di van Worden, giovane ufficiale Vallone al servizio di Re Carlo, ha ricevuto l'ordine di raggiungere il suo reggimento a Napoli nel più breve tempo possibile. Nonostante Lopez, suo fedele servitore, cerchi di dissuaderlo dall'attraversare l'altopiano delle Murgie, perché infestato da spettri e demoni inquietanti, si mette ugualmente in cammino. In un intreccio fantastico, tra sogno e realtà, che ricorda il Decamerone e le Mille e una Notte, Alfonso compirà un percorso iniziatico, durante dieci lunghe giornate, tra allucinazioni e magia in caverne misteriose, locande malfamate, amori scabrosi e apparizioni diaboliche. Ambientato all'indomani della Battaglia di Bitonto, che portò il Regno di Napoli sotto il dominio di Carlo di Borbone, il film, in un crescendo epico e maestoso, intreccia, tra sogno e realtà, il destino di due uomini uniti in modo indissolubile attraverso storie tra loro concatenate in una realtà popolata da briganti, zingari, forche, cabalisti e fantasmi. Alfonso non avrà mai certezza se la sua esperienza sia stata reale o solo frutto dell'immaginazione...
  • Durata: 126'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX, DCP (1:2.35)
  • Tratto da: liberamente tratto dal romanzo "Manoscritto trovato a Saragozza" di Jan Potocki (ed. Guanda)
  • Produzione: PINO RABOLINI PER RA.MO
  • Distribuzione: RA.MO
  • Data uscita 16 Novembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Il poema cavalleresco non passa mai di moda, specialmente al cinema. Il pubblico ama le storie di cappa e spada, i duelli al chiaro di luna e le fughe d’amore osteggiate da famiglie potenti. È il fascino di un’epoca lontana, quando l’onore era la vera moneta di scambio tra gentiluomini. La virtù e l’etica spingevano a compiere imprese grandiose, a sfidare il demonio per vedere l’orgoglio dipinto sul viso del proprio padre. Si sente un alone di fiaba ancora affascinante, perché ormai queste storie si leggono solo su libri e fumetti. Il brivido dell’ignoto alimenta il nostro immaginario di spettatori avidi di meraviglie, mentre maledizioni e castelli diventano protagonisti.

In Agadah, i secoli si sovrappongono e la realtà si fonde con le leggende. Nel 1815, il conte Potoski lavora al suo romanzo in un palazzo sfarzoso. Poi si salta nel maggio del 1734, con il giovane vallone Alfonso Van Worden in viaggio per raggiungere il suo reggimento a Napoli. È al servizio del re, della patria e soprattutto del proprio orgoglio. Quando attraversa l’altopiano delle Murgie, il fedele servitore Lopez lo ammonisce: quella zona è infestata da fantasmi, da presenze malefiche che si nutrono di carne umana, è bene andarci cauti.

Van Worden non arretra, non abbassa la testa davanti al pericolo, e si ferma a dormire in masserie infestate e lugubri cimiteri. Ma al calar delle tenebre, lo spadaccino dall’animo nobile scopre la lussuria, le tentazioni, e si trova invischiato in un turbine di pulsioni erotiche, di mostri e di scheletri. La realtà abbraccia una dimensione ultraterrena e fino alla fine Van Worden non saprà se si trova in un incubo o in un’altra battaglia, dove i nemici non sono gli uomini, ma gli spettri.

Il regista Alberto Rondalli gira un film ambizioso, una sorta di Decamerone con continui riferimenti a Le mille e una notte. Ma i ripetuti flashback appesantiscono la narrazione e il rischio è quello di perdersi in troppe storie, spesso irrisolte. Il filo conduttore è la penna di Jan Potocki, autore del Manoscritto trovato a Saragozza a cui il film è liberamente ispirato. Agadah è un termine cabalistico che significa “narrare”.

Sulla scia de Il destino di un guerriero, Rondalli cerca di dipingere un affresco di grande impatto visivo, ma la suddivisone in capitoli (le dieci giornate) e i salti temporali non aiutano, la fantasia si trasforma in confusione. A tratti sembra di assistere a una serie televisiva, di quelle non riuscite. Gitani, ebrei erranti che si improvvisano messaggeri, misteriosi cabalisti e donne tentatrici si avvicendano sul grande schermo in un racconto troppo colorato e anche troppo lungo.

Diecimila avventure, altrettanti eroi e perfidi signorotti, e le pagine di Potocki come punto di riferimento “alto”. La macchina da presa indugia su di lui per chiudere il cerchio e trovare un senso alla vicenda. Per un attimo ci prova anche la platea, prima di smarrirsi e infine (si spera) ritrovarsi.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO. REALIZZATO ANCHE GRAZIE ALL'UTILIZZO DEL CREDITO D'IMPOSTA PREVISTO DALLA LEGGE 24.12.2007 N.244. CON LA PARTECIPAZIONE DEL TEATRO TASCABILE DI BERGAMO.

- CANDIDATO AL DAVID DONATELLO 2018 PER:MIGLIORE COSTUMISTA.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2018 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Pezzo unico «Agadah», che significa narrare nel linguaggio cabalistico, perché l'intenzione di partenza - traspone il capostipite letterario del romanticismo nero - si traduce in un film italiano tanto anomalo quanto rigoroso. Il regista lecchese Rondalli non riprende, infatti, pedissequamente il modello sui generis di «Il manoscritto trovato a Saragozza» e conferisce un taglio personale alla nuova trasposizione del celebre romanzo, riproducendone la tipica struttura a scatole cinesi. Denso di allegorie poco ordinarie, il piglio teatrale - un po' alla De Oliveira - apre la strada tra gli strani incontri vissuti in dieci giorni dal capitano Van Worden, ottimamente interpretato da Perez Biscayart (...)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 novembre 2017)

"'Decamerone nero' suddiviso in dieci giornate, una produzione italiana insolitamente coraggiosa che nel complesso rappresenta una scommessa riuscita." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 novembre 2017)

"(...) un interessante e assai peculiare adattamento italiano del libro di culto 'Manoscritto trovato a Saragozza' firmato Jan Potocki. Il romanzo, pubblicato nel 1805, fu capace di giocare con vari generi letterari, dal picaresco al racconto del terrore. Il film in costume di Rondalli è realizzato con un'ammirevole energia produttiva (...) al punto da ambientare in un'Italia elegante e misteriosa tutte le storie a incastro di Potocki (...). Una bella danza macabra di fantasmi, cabalisti, banditi, eruditi disperati, donne fameliche ma mostruose con un sottofondo di ironia molto fedele al testo circa la ferrea educazione marziale del simpatico protagonista." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16 novembre 2016)

"(...) un cineasta appartato, sensibile, fuori norma, non ignaro del maestro De Oliveira, ci accompagna in un suo mondo di cappa e fate che sopravvive, romantico e orrido, nella fede illuminista, e trasforma il brand del romanzo 'decamerone nero' in un sentiero di incontri col mistero in surplace tra sostanza e credenza. Cast di corale centratura, qualche difficoltà di governo sull'enorme mole di spettacolo non convenzionale, ma tra i filmarelli e le gomorrate nostrane è un anello d'oro." ('Nazione-Carlino-Giorno', 16 novembre 2017)

"Ambizioso e a suo modo affascinante mélo in costume (...). Un dramma a mezza via tra 'Decamerone' e 'Don Chisciotte', tratto da un romanzo e girato in gran parte in Puglia e Basilicata. (...) Svariate damigelle si spogliano con voluttà, purtroppo anche un signorotto." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 novembre 2017)
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