7 chili in 7 giorni

ITALIA - 1986
7 chili in 7 giorni
Alfio e Silvano, dopo essersi laureati in medicina con il minimo dei voti, si sono ridotti a fare uno il massaggiatore-callista, l'altro il venditore di articoli igienico-sanitari. Decisi a dare una svolta alla loro carriera, i due si coprono di cambiali e aprono una casa di cura per obesi, riadattando un magnifico casale di campagna circondato da boschi. I due assicurano che il dimagrimento è garantito, e infatti la loro dieta si basa sul digiuno totale, a parte un intruglio verdastro dall'aspetto più che dubbio. Richiamati dal battage pubblicitario, affluiscono nella casa di cura una quindicina di persone in sovrappeso, tra cui un ragazzetto furbo e bravissimo a compiere furtarelli pur di mangiare. Il tempo passa tra allenamenti sfibranti, ginnastica, piatti vuoti e le proteste dei clienti. Quando la situazione sembra essere irrecuperabile, ai due arriva il colpo di genio: e se la casa di cura si trasformasse nel ristorante "I due porconi"?
  • Altri titoli:
    Sette chili in sette giorni
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: MARIO E VITTORIO CECCHI GORI PER CECCHI GORI SILVER FILM
  • Distribuzione: COLUMBIA PICTURES - COLUMBIA TRISTAR HOMEVIDEO - CECCHI GORI DISTRIBUZIONE - CECCHI GORI HOMEVIDEO

NOTE

- ESORDIO ALLA REGIA DI LUCA VERDONE.

CRITICA

"Regola aurea: non sempre un successo natalizio corrisponde a un buon film. Nonostante i due mattatori, il film lascia deluso chi crede ancora nel divertimento." (Francesco Mininni, "Magazine Italiano tv").

"Per il suo primo film Luca Verdone si è fatto aiutare dal fratello Carlo e da due sceneggiatori di vecchio pelo come Benvenuti e De Bernardi. Si ride con moderazione, battute frizzanti non mancano. Prolisso." (Laura e Morando Morandini, "Telesette").

"Puntati gli strali sulla moda delle cure dimagranti, il debuttante Luca Verdone (fratello di Carlo, interprete del film insieme a Renato Pozzetto) non sposta la mira, quasi abbia paura di mettere troppa carne sul fuoco: il giovane regista denota invece una eccessiva furbizia che lo porta ad ammiccare fin troppo verso la platea a danno del ritmo, che è blando, e della comicità, non sempre festosa, preferendo puntare sulle situazioni grottesche e sull'aneddotica ridanciana. Aiutato nei suoi intenti dai due distratti e disimpegnati (ma talora divertenti) protagonisti," (Valerio Spiga, "Il Resto del Carlino", 24 dicembre 1986).
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