Secondo Ponzio Pilato

ITALIA - 1987
Dopo la condanna, Gesù di Nazareth viene crocifisso sul Calvario. Un tarlo però comincia a rodere la coscienza del Governatore delle Giudea Ponzio Pilato, poiché quell'uomo poteva davvero essere innocente della accuse rivoltegli. Quando il fido centurione Valeriano gli fa sapere che il sepolcro è vuoto, che Giuseppe di Arimatea (messo sotto chiave dai sospettosi sacerdoti del Sinedrio) è inesplicabilmente evaso e che lo stesso Gesù è stato visto da molta gente addirittura ascendere al cielo, il tarlo diventa rovello e la curiosità inquietudine. Mentre qualche soldato comincia a disertare, e la moglie Claudia e Valeriano partono per la Galilea dove Gesù è stato visto, affascinati dal Messia in cui ormai credono, Ponzio Pilato si trova assillato da un problema: pur scettico e pragmatico com'è, il mistero di quel morto che sfugge alla tomba, cammina, parla e va nel suo Regno finisce con il dominare la sua esistenza. Visitando il re Erode Antipa, lo trova nella sua piccola corte, preoccupato ed impaurito a sua volta. Convintosi, infine, che la morte del Cristo è colpa sua, mentre il popolo ebreo deve esserne scagionato anche per le generazioni che verranno, Pilato si reca a Roma. Imprigionato, incontra in cella Barabba, il criminale da lui stesso liberato per dare Gesù nelle mani degli accusatori e ne riceve il sudario, che il recluso cela sotto gli stracci, sul quale appare netta l'effigie del Messia. Alla presenza dell'imperatore Tiberio, il cui volto è deturpato dalla lebbra, Pilato vi applica il sudario: il volto di Cesare è risanato. Eppure Pilato chiede a quest'ultimo di essere decapitato. La crocifissione di Gesù di Nazareth, di quell'innocente, è stata un errore tragico, le cui conseguenze non possono ricadere che su colui che l'ha decretata. Solo con la morte Pilato potrà porre fine al suo dubbio, ormai devastante fino alla follia. Tiberio accoglie stupito la supplica del Governatore, che affronta il supplizio, chiedendo tuttavia di recare nella bocca l'obolo da offrire a Caronte, nel rispetto della tradizione e dei vecchi Dei, che egli non ha avuto la forza di rinnegare per dichiararsi cristiano.

CAST

NOTE

- ESTERNI GIRATI A SIRACUSA.

CRITICA

"Una spruzzata di ciociaro, un bel bagno di sarcasmo, qualche battutaccia da caserma e quell'incorreggibile mangiapreti di Luigi Magni, con l'aiuto di una splendida fotografia, rivisita a modo suo una delle più controverse pagine di storia. Se la pettoruta Stefania Sandrelli è fuori parte, l'eccellente Nino Manfredi ruba a Sordi il ruolo di progenitore di tutti i conformismi cinematografici". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 aprile 2001)
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