Perfetti sconosciuti

ITALIA - 2016
3/5
Perfetti sconosciuti
Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta. Un tempo quella segreta era ben protetta nell'archivio della nostra memoria, oggi nelle nostre sim. Cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare? Quattro coppie di amici si confronteranno su temi come amicizia, amore e tradimento per poi scoprire di essere dei "perfetti sconosciuti".
  • Altri titoli:
    Perfect Strangers
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: MARCO BELARDI PER MEDUSA FILM, LOTUS PRODUCTION, IN COLLABORAZIONE CON MEDIASET PREMIUM
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 11 Febbraio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Sembra lontano il tempo in cui Paolo Genovese esordì al cinema con Incantesimo napoletano. Era il 2001 e lui era in coppia con Luca Miniero. E la storia (un figlio napoletano che si esprimeva con accento milanese) denotava da subito quella originalità espressa ancora con Miniero e poi, a partire dal 2010, da solo con una serie di commedie tutte di crescente successo (Immaturi, Immaturi il viaggio, Una famiglia perfetta, Tutta colpa di Freud).
Ed ora ecco questo Perfetti sconosciuti dove Rocco, chirurgo plastico, ed Eva, psichiatra, invitano a casa alcuni amici per vivere insieme la notte dell'eclisse di luna. Arrivano anche Bianca e Cosimo, Lele e Carlotta, e infine Peppe, da solo perché, dice, la sua nuova compagna non si sente troppo bene. Ad un certo punto della cena, la conversazione si ferma sui cellulari, sulla loro capacità di diventare i custodi di segreti inconfessabili. Parte allora il gioco di invitare tutti i presenti a posare i telefoni aperti sulla tavola, aspettando al buio eventuali chiamate...
I nuovi dispositivi telefonici sono ormai in grado di accogliere tutti gli aspetti più imprevedibili della nostra vita quotidiana. Sono memoria, archivio, agenda, posta, conversazione. Dopo quella pubblica e quella privata - dice Genovese - sono diventati la nostra vita segreta. Quella che non vogliamo far sapere e della quale ci accorgiamo però sempre troppo tardi. Il 'non detto' che diventa il 'tutto in piazza' è al centro del copione scritto da Genovese con alcuni collaboratori e da lui diretto con la consueta scioltezza narrativa.
L'unità di luogo e di tempo rafforza il taglio di una dialettica serrata e incalzante, e opportunamente il copione si allarga a coinvolgere non solo argomenti di coppia e affettivi ma anche di lavoro, professionali, realistici. Ne emerge uno spaccato di forte modernità, a definire con esattezza la finta 'libertà’ nella quale abbiamo tutti l'illusione di essere coinvolti. Mentre è esattamente il contrario. Tra equivoci, sorprese, colpi di scena, il racconto procede con crescente disappunto dei protagonisti, affidati ad un gruppo di attori che si muove e dialoga in bella e stringente sintonia (Giallini, Mastandrea, Leo, Battiston, Foglietta, Rorhwacher, Smutniak).
Film dunque piacevole, non privo di qualche passaggio un po' compiaciuto, e tuttavia nell'insieme di esatta attualità.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA, REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO E IN ASSOCIAZIONE CON MONTE DEI PASCHI DI SIENA.

- DAVID DI DONATELO 2016 PER: MIGLIOR FILM E SCENEGGIATURA. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR REGISTA, ATTRICE (ANNA FOGLIETTA) E ATTORE (MARCO GIALLINI E VALERIO MASTANDREA) PROTAGONISTI, CANZONE ORIGINALE ("PERFETTI SCONOSCIUTI"), MONTATORE E FONICO DI PRESA DIRETTA.

- GLOBO D'ORO 2016 COME MIGLIORE COMMEDIA. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA E ATTORE (GIUSEPPE BATTISTON).

- NASTRI D'ARGENTO 2016 PER: MIGLIOR COMMEDIA, CANZONE ORIGINALE E CAST. ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR PRODUTTORE (MARCO BELARDI È STATO CANDIDATO ANCHE PER LA "PAZZA GIOIA" DI PAOLO VIRZÌ), SCENEGGIATURA E MONTAGGIO.

CRITICA

"(...) commedia amara e molto interessante che rielabora uno schema oggi frequente. Con diverse varianti, questa è infatti la quinta cena che degenera in gioco al massacro delle ultime stagioni, contando solo i film made in Italy. Viene il dubbio che social e web abbiano 'democratizzato' il gusto arcitaliano per le doppie e le triple vite. (...) La cosa davvero curiosa, e meritoria, è che il cast rimescola allegramente le carte mettendo uno accanto all'altro nomi che fino a ieri giocavano in squadre (troppo) separate ma si rivelano invece affiatatissimi. Dando a tutto un guizzo di verità e di novità in più. Peccato semmai che le musiche molto 'di servizio' intervengano puntualmente a smussare e addolcire i colpi di scena o i confronti più duri. Ma questo è tipico della nostra commedia, che da una parte tenta strade nuove, uscendo dalla condanna alla risata che ha condizionato, per non dire rovinato, un paio di generazioni di registi e sceneggiatori. Ma dall'altra ha paura di tirare troppo la corda ed è pronta a tutto per addolcire la pillola e rassicurare. Anche con quella trovata finale, che non sveleremo ma si può interpretare in due chiavi opposte. Come assoluzione generale. O invece - è la tesi di Genovese - come prova che le cose stanno ancora peggio di quanto si creda. Proprio perché si scoprono mille altarini di ogni tipo, ma alla fine non succede mai niente. È vero però che a colpire davvero non sono tanto le corna, le bugie, gli amori più o meno clandestini o virtuali, equamente divisi tra uomini e donne. Ma la mentalità, l'intolleranza, il razzismo inconsapevole che emerge dalle reazioni di molti personaggi al flusso continuo di rivelazioni, e anche di clamorosi equivoci, che esce da quei cellulari. Ha ragione Genovese comunque: l'idea di base è così feconda - quasi un format - che ancor prima di vedere il film finito sono fioccate proposte per farne dei remake, anche da Francia, Spagna e Germania. Sarà interessante vederli uno accanto all'altro. Perché non c'è niente come ciò che vogliamo tenere segreto per rivelare chi siamo davvero." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 febbraio 2016)

"Commedia di interni e di sorprese, 'Perfetti sconosciuti' di Paolo Genovese ricapitola in un'ora e mezza il bene e il male del cinema italiano, specie di quel cinema italiano «medio» che dovrebbe essere l'architrave portante della nostra industria cinematografica e che nonostante gli sforzi di molti non riesce mai davvero a imporsi (...). Cominciamo naturalmente dai meriti. (...) Man mano che il film procede, vengono a galla tradimenti veri o immaginati, si svelano situazioni nascoste, si confessano segreti e peccati. Affidati a un gruppo di ottimi attori i sette personaggi svelano ognuno umanità, difetti e paure, doppiezze e falsità: i dialoghi sono ben scritti, credibili e veritieri, capaci di far scivolare il tono della serata dalla simpatia conviviale alla reticenza al gelo degli svelamenti. E ogni attore si adatta con professionalità al proprio ruolo (...) Senza dimenticare che per una volta il finale è davvero una «bella» sorpresa, nel senso che tira le file di quello che si è visto fino ad allora in modo né scontato né gratuito. Lasciando allo spettatore il gusto per un ennesimo colpo d'intelligenza creativa. Ma allora quali sono i difetti? Perché si esce dalla visione con una certa sotterranea insoddisfazione? Cercando di razionalizzare, direi la sensazione di essere finito in un meccanismo fin troppo ben oliato, dove la sceneggiatura (e non la messa in scena) finisce per decidere ogni cosa. Che è un po' quello che mi è successo dopo aver visto altri film italiani «simili» (...) 'I nostri ragazzi' di Ivano Di Matteo, 'Il nome del figlio' di Francesca Archibugi, 'Dobbiamo parlare' di Sergio Rubini), come se tutti avessero bisogno di «difendersi» dal mondo esterno, dall'intrusione di qualcosa che potesse scompaginare l'ordine e la coerenza della scrittura. Ecco cosa non mi ha convinto nel film di Genovese: sono di fronte a una prova di scrittura che finisce per «uccidere» l'anima di chi dovrebbe farla vivere; ogni personaggio si presenta allo spettatore insieme alla sua sceneggiatura e non la dimentica mai, se la porta appiccicata addosso, nei comportamenti e nelle battute. E' tutto previsto (e prevedibile) (...). Così alla fine il film non ti ha lasciato la libertà di riflettere su quello che hai visto, ma ti ha portato a ribadire quello che il film ha già deciso di farti pensare. Come in un articolo di costume o in un dibattito televisivo. Ma il cinema dovrebbe essere qualcosa di diverso: giusto scrivere delle belle sceneggiature - ci mancherebbe altro - ma con un gruppo di attori così bisognerebbe avere il coraggio di «dimenticarle» e lasciare che ognuno ci inietti il suo sangue e la sua carne..." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 8 febbraio 2016)

"Se la verità dell'escalation cui assisteremo verrà messa in dubbio da un escamotage drammaturgico finale che non anticipiamo, resta la sua plausibilità e incombente verosimiglianza. Almeno fino a un certo punto perché, sia pur accettando la convenzione teatrale (il film è del tutto teatrale), la concentrazione di nodi problematici, incomprensioni, ipocrisie, insofferenze e bugie - della serie capitano tutte, ma proprio tutte a loro, oppure 'il più pulito ha la rogna' - è tale che ne bastava tranquillamente la metà. Soprattutto bello sforzo di intesa tra attori, un bel gruppo affiatato." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 11 febbraio 2016)

"(...) Paolo Genovese ha costruito una delle commedie italiane più divertenti, ben recitate e ricche di trovate degli ultimi anni. Una sorpresa inaspettata perché raramente, anche dalle parti di Hollywood, si era vista una sceneggiatura così brillante (scritta a dieci mani), senza cali di ritmo, capace di alternarsi tra grottesco e drammatico in maniera impeccabile, con sorpresa finale davvero imprevedibile. Insomma, un gioiello del quale essere fieri. (...) Una roulette russa tecnologica che parte come gioco trasformandosi, minuto dopo minuto, in un massacro. Genovese orchestra perfettamente il suo «coro» lasciando ad ognuno il giusto spazio, facendo crescere in modo equilibrato il disagio di ogni protagonista, toccando punte alte di umorismo e invitando lo spettatore a sedersi a quel tavolo come fosse uno degli ospiti. Un film strepitoso che vorreste vedere e rivedere. (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 febbraio 2016)

"Piacerà a chi ha già mostrato di gradire queste commediole ispirate (manifestamente o magari inconsciamente) a recenti «pièce» francesi derivate apertamente dalle vecchie commedie all'italiana. Insomma è un favore che ci viene restituito. Unico, grosso inconveniente è che ormai disponiamo solo di attori sì bravini, ma che non reggono il confronto con gli (attuali) francesi e con quelli mitici nostrani degli anni sessanta." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 febbraio 2016)
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