La Carbonara

ITALIA - 1999
Nel 1825 nelle campagne non molto distanti da Roma c'è la locanda chiamata "La Carbonara" con annesse osteria, stazione di posta, cambio di cavalli. 'Carbonara' è chiamata anche Cecilia, la bella proprietaria. Mentre nelle zone intorno briganti e gendarmi mantengono l'ordine e l'equilibrio spartendosi il territorio, quattro carbonari diretti a Roma si rifugiano nell'osteria. Tra questi Zaccaria, un vecchio amore della Carbonara. Arriva anche un frate: si tratta di Fabrizio, ex marito della Carbonara che lo credeva morto. I quattro hanno intenzione di sequestrare un cardinale di passaggio per chiedere in cambio la scarcerazione di alcuni compagni condannati a morte. Il sequestro fallisce, tre muoiono e l'ultimo, Fabrizio, viene arrestato in attesa dell'esecuzione. Quando ha capito l'identità dei due uomini, Cecilia cerca di ottenere presso il cardinale Rivarola la grazia per Zaccaria. Ma è Fabrizio, con uno stratagemma, a fare in modo che l'esecuzione fallisca. Zaccaria viene liberato, il cardinale riparte e, nei boschi, riceve l'omaggio di Lupone, il capo dei briganti. L'equilibrio, faticosamente costruito, forse può tornare a regnare. Intanto Cecilia vede arrivare alla locanda il principe azzurro a lungo sognato, e parte sul suo cavallo. Lupone li guarda e dice: "Dove andate?".
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, STORICO
  • Produzione: LETIZIA COLONNA DI STIGLIANO E MASSIMO FERRERO PER LA LETIZIA CINEMATOGRAFICA - RAI CINEMA
  • Distribuzione: LION PICTURES (2000)

CRITICA

"Nell'anno del Signore e del Giubileo, Luigi Magni strizza l'occhio al presente con uno dei suoi film storico-pop: qualche accenno di azione picaresca, uomorismo laico condito con slang romanesco, taverna del libero scambio alla Feydau, melodramma lacrime e pecorino. Cast rischioso con Lucrezia Lante della Rovere, locandiera che sentenzia qua e là un 'che me ne frega' finto cinico, Valerio Mastandrea, frate rugantino, Claudio Amendola, fuorilegge con collier di peperoncini e Nino Manfredi guest star della Roma papalina". (Fabio Bo, 'Il Messaggero, 11 febbraio 2000)

"Con 'La Carbonara', Magni torna dopo una lunga assenza ai suoi temi prediletti: e anche se il film è antiquato e schematico, anche se sono troppo ripetuti per non divnetare stucchevolli i giochi di parole, fra i carbonari rivoltosi, gli spaghetti alla carbonara, l'osteria La Carbonara e la sua ostessa, la narrazione non è spiacevole e allinea molte allusioni ai compromessi e al trasformismo della politica italiana contemporanea". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 14 marzo 2000).
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy