Che vuoi che sia

ITALIA - 2016
Claudio e Anna continuano a rimandare il progetto di un figlio nell'attesa che la loro situazione economica migliori. Le loro speranze future sono riposte in una piattaforma web ideata da Claudio, ma il crowdfunding lanciato per svilupparla non dà i risultati auspicati. Una sera, a una festa, complici alcol e delusione, Claudio registra un video che posta per scherzo. Poiché sul web alla fine quasi tutti si riducono a guardare scene di sesso invece di rendersi conto del valore sociale della sua idea, Claudio lancia una sfida al "popolo di Internet": fare un'offerta per un video hard, girato con Anna nella loro camera da letto, da mettere online. Tanto è questo che si cerca su Internet, no? La provocazione, però, viene presa sul serio e, mentre la loro celebrità aumenta, le donazioni raggiungono una cifra incredibile. E qui una domanda inizia a farsi strada: è davvero così sbagliato svendere la propria intimità per potersi finalmente permettere di realizzare i propri sogni?

CAST

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

- CANDIDATO AL GLOBO D'ORO 2017 COME MIGLIORE COMMEDIA.

- EDOARDO LEO E' STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2017 PER IL MIGLIOR SOGGETTO.

CRITICA

"Certi film sembrano portarsi dentro due anime. Come quegli affreschi dietro cui in trasparenza indovini una diversa stesura. 'Che vuoi che sia' appartiene a questa famiglia di opere un poco ibride, frequenti nel cinema italiano di oggi. La confezione scintillante (e non originalissima: con 'Noi e la Giulia' Edoardo Leo aveva fatto ben altro) è quella tipica delle commedie di questi anni. Ma dietro si indovina una cattiveria inconsueta, uno slancio polemico e forse molto personale che sarebbe stato bello vedere svilupparsi mentre invece resta sempre un po' imbrigliato. Difficile ovviamente capire dove si ferma l'autore e dove inizia il personaggio. Ma la sensazione è che il film avrebbe voluto (o dovuto) essere più cattivo. La promessa, paradossale, del pornovideo on line, serve a fare il contropelo all'invadenza dei social e della (non) vita virtuale di cui oggi tutti sono vittime, spesso consenzienti. Ma è come se Leo, tirato il sasso, ritirasse la mano." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 novembre 2016)

"L'attivismo di Edoardo Leo (...) fa pensare ai bei tempi della commedia italiana. Cinema, teatro, tv, attore, regista, sceneggiatore, partecipe di una rete di energie tese a ridare linfa a quel tipo di sensibilità. Rimbalza tra i suoi lavori il tema classico della banda di perdenti alle prese con imprese più grandi di loro. Ma si rinnova anche (...) la volontà di catturare con la stessa prontezza dei padri fondatori temi e tic che definiscono il costume contemporaneo. (...) Sempre promettente, ma Leo continua a restare un passo in qua dal riuscire a rinnovare la commedia italiana." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 10 novembre 2016)

"Una frettolosa analisi potrebbe indirizzare il nuovo film di Leo verso un ingiusto paragone con 'Proposta Indecente'. Sarebbe un grande errore, perché 'Che vuoi che sia' è una pellicola che parla sì di dignità, ma non solo. In questa commedia, dove si ride amaro, Edoardo Leo (artista di razza, quindi merce rara in Italia) racconta un altro pezzo della nostra penisola e delle sue storture, dove le difficoltà di trovare lavoro pur essendo laureati, di far valere la propria creatività, di procreare figli a causa di problemi economici, fanno da infausta colonna sonora alle vicende di Claudio (lo stesso Leo) e Anna (la Foglietta, bravissima), una coppia, ben oltre i trenta, costretta a vivere in modo precario. (...). Un bellissimo spaccato della nostra società, un ritratto da vecchia scuola realista. Non passa minuto, nel film, nel quale lo spettatore non riconosca una o più situazioni come reali. Una sceneggiatura, insomma, che regge e piace perché vera, pur con i toni, ovviamente, da commedia che permettono qualche licenza. Il delirio dei social, «che danno diritto di parola a legioni di imbecilli» (Eco dixit), regala la scena cult, dove uno scoraggiato Leo rivendica il ruolo del telefono per comunicare." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 10 novembre 2016)

"Piacerà a chi segue con crescente piacere Leo (...). Simpatico come attore, è tutt'altro che disprezzabile come sceneggiatore. Ma l'idea centrale meritava un regista con spalle più grandi. Quello del web che ci sta mangiando le vite può essere uno dei temi del secolo. Il buon Leo però preferisce volare basso, nei moduli poco rischiosi della commediassa." (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 novembre 2016)
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