Biagio Conte è un personaggio che affascina e allo stesso tempo spaventa per la sua radicalità, la determinazione e il coraggio con cui ha portato avanti la missione di angelo dei poveri. Un alter Franciscus nella scelta di abbandonare tutto e vivere come un “barbone”, dedicandosi pienamente agli invisibili, così come il Santo di Assisi fu alter Christus abbandonando tutto per amore di “sorella povertà” e nell’imitazione della carità e della compassione.

Non è la prima volta che il cinema si dedica alla singolare figura di Fratel Biagio, un essere umano del nostro tempo capace di mettere in crisi l’homo consumens della contemporaneità. Lo fece Pasquale Scimeca nel 2014, quando il “fratello dei poveri” era ancora in vita. A tre anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 2023, la sua storia viene riproposta da Costanza Quatriglio con Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte. La regista, palermitana come lui, fa partire il racconto dal luogo in cui Scimeca lo aveva concluso: Assisi, luogo da cui il missionario decide di tornare nella sua Palermo per vivere tra gli ultimi.

Il film della Quatriglio, però, non è un sequel, ma il resoconto dell’aspetto più laico e di impegno civile di Biagio Conte, caratterizzato da digiuni e proteste non violente per richiamare l’attenzione delle autorità locali, delle istituzioni e della cittadinanza sulla condizione dei senzatetto. L’obiettivo del missionario, portato ancora avanti dai suoi collaboratori e volontari, è quello di restituire dignità e speranza a tutte quelle definite in tempi recenti da Papa Francesco come lo “scarto” della società.

Alessio Vassallo e Costanza Quatriglio sul set di Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte
Alessio Vassallo e Costanza Quatriglio sul set di Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte

Alessio Vassallo e Costanza Quatriglio sul set di Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte

Il film della Quadriglio – prodotto da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction e andato in onda con successo su Raiuno, ora disponibile su RaiPlay – è un biopic che seleziona e rielabora alcuni episodi della vita di Fratel Biagio, adattandoli alle esigenze della narrazione audiovisiva. Non si tratta perciò di un classico film agiografico, bensì di un’opera che usa l’agiografia per celebrare un uomo dall’umanità riuscita, che ha interpretato l’impegno sociale come strada privilegiata e carismatica per concretizzare il vangelo della carità cristiana.

Tra le esigenze narrative più evidenti vi è quella di affiancare ai personaggi reali della storia (Biagio, i suoi genitori, Padre Pino e il Cardinale Pappalardo) alcune figure fittizie che però rivestono un importante ruolo “simbolico-rappresentativo”, necessario ai fini della sintesi e delle logiche del racconto cinematografico. Tra di esse spiccano Rosa (interpretata da un’intensa Donatella Finocchiaro), la coppia di amici Anna e Tano, Carlos (il senzatetto incontrato ad Assisi), l’assessore in rappresentanza dell’amministrazione locale e i numerosi poveri ospitati alla Missione.

Il cast artistico raduna un gruppo di professionisti che hanno saputo restituire ai rispettivi personaggi una carica vibrante. Ai bravi e noti Alessio Vassallo e Antonio Catania, e alla già citata Finocchiaro, meritano una menzione le performance incisive e appassionate di Alessandra Fazzino (madre di Biagio) e di Enrico Roccaforte (Padre Pino), entrambi provenienti dalla scuola dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. Il cast, inoltre, si completa di alcuni caratteristi la cui esperienza è maturata nel teatro e nelle televisioni locali.

La serie di aneddoti messi in scena copre un arco temporale relativamente breve che va dal 1990 – anno in cui decide di lasciare Palermo per pellegrinaggio verso Assisi – al 1993, quando conclude il suo secondo digiuno pubblico. Con questa protesta ottenne l'assegnazione dei locali dell’ex disinfettatoio comunale di via Archirafi, prima sede storica di Missione Speranza e Carità, e la casa per l’accoglienza femminile di via Decollati. Quest’ultimo evento, in particolare, ebbe un forte impatto sull’opinione pubblica palermitana che cominciò a manifestare la sua solidarietà all’uomo e alla missione.

Alessandra Fazzini e Antonio Catania in Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte
Alessandra Fazzini e Antonio Catania in Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte

Alessandra Fazzini e Antonio Catania in Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte

La regista non affronta, dunque, il travaglio spirituale del protagonista, la lo risolve attraverso poche espressioni condivise con gli amici più cari sulla spiaggia di Mondello. La crisi interiore si avvia già nelle prime battute del film. Biagio è in cerca di un luogo dell’anima in cui trovare un orientamento diverso e profondo per la propria esistenza, di cambiare radicalmente il proprio senso civile in solidarietà cristiana, in testimonianza evangelica. Le sue proteste e le sue reazioni, apparentemente impetuose, manifestano un senso cristiano della giustizia e della carità che affina giorno dopo giorno grazie alla preghiera e al discernimento vissuti con fiducia nella condivisione spirituale con Padre Pino.

Qui si nota la tempra del santo, costantemente teso a corrispondere a una volontà più grande della sua. Il suo intento è superare gli orizzonti dell’affermazione professionale e le agiatezze di un elevato status sociale, temperando un carattere forte con la tenerezza e l’ascolto accogliente degli emarginati e dei bisognosi: «Non ho saputo ascoltare il tuo dolore, ero tutto preso dal mio», dirà a Rosa profondamente segnata da un rapporto violento con il marito che si ripercuote sulla relazione con il figlio, un bambino cresciuto troppo in fretta tra il degrado sociale e affettivo. La narrazione, dunque, si concentra sul breve ma fondamentale percorso di crisi e di trasformazione interiore che ha portato il protagonista a diventare a tutti gli effetti “Fratel Biagio”. Tutti i personaggi del film si trasformano così in vere e proprie voci che cadenzano le tappe della maturazione spirituale di quest’uomo destinato alla santità.

Alessio Vassallo in Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte
Alessio Vassallo in Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte

Alessio Vassallo in Sul cammino di Francesco - La vita di Biagio Conte

Anche Palermo viene personificata come testimone di tale metamorfosi, attraverso inserti notturni o luminosi opportunamente integrati nella narrazione; questi non scandiscono solo il passaggio del tempo, ma indicano lo sguardo sospeso e riflessivo di una città - prima considerata rassegnata e “senza Dio” - sugli avvenimenti e sulle primavere avute anche grazie all’angelo dei poveri. «La verità è che a nessuno interessa dei poveri, a nessuno», esclama inizialmente un Biagio indignato. «Come può una città essere senza Dio?». Sarà lo stesso protagonista a ricredersi davanti all’evidenza di una provvidenza resa concreta dalla generosità dei suoi concittadini.

Più che agiografico, il film della Quatriglio è un’opera politica che denuncia la rassegnazione e l’insensibilità a favore di una umanità che può ritrovarsi solo ascoltando se stessi e gli altri. Un film semplice, a volte marcatamente episodico, nel quale si possono riconoscere i “fioretti” di un uomo speciale: un “altro Francesco”, figlio di una Palermo violentata dalla speculazione edilizia e dagli smisurati interessi che ne derivavano, ferita dallo stragismo e alienata da quel consumismo che idealizza solo chi si è affermato con la ricchezza materiale.

Fratel Biagio, con la sua missione di speranza e carità lo dimostra oggi attraverso un segno esteriore: il suo abito verde, capace di spiegare meglio di mille parole la sua scelta a favore degli ultimi e la sua lotta contro la cultura dell’indifferenza, dello scarto e della rassegnazione. Non è un capolavoro di arte cinematografica il film di Costanza Quadriglio, ma un film minimo, semplice. Ben vengano però storie come questa che ci richiamano le qualità umane minime, semplici, ma essenziali.