Se sei bello ti tirano le pietre. Se sei brutto ti levano le prime. Segnatamente, le anteprime stampa.

Succede con il campione d’incassi, sia nordamericano che italiano, Mammina (Other Mommy), l’horror di Robert Savage con Jessica Chastain. L’abbiamo, critici e giornalisti, trovato in sala lo scorso 8 ottobre come fossimo - e forse sì, lo siamo - semplici spettatori. 

Il problema è che siffatto incipiente e prevaricante “angelodurismo” – l’esordio cinematografico di Angelo Duro Io sono la fine del mondo planò sullo schermo il 9 gennaio del 2025 senza pre-visione della stampa – rischia di trasformarci, per dirla con Magnotta, in “semplici clienti”.

Al bando i corpi intermedi che dovremmo essere, viva l’immediatezza tra “autori” e pubblico – e noi a pagare il biglietto. Da Universal, che distribuisce, dicono che l’anteprima è stata negata per evitare spoiler su richiesta degli stessi filmaker, e che in America è stata fatta: lo stesso giorno dell’uscita, dunque non ante-prima. Va be’.

Lungi dal rosicare - a leggere le critiche tardive Mammina è più orribile più che horror, indi ce lo risparmiamo senza patemi – ci dobbiamo interrogare: serviamo ancora a qualcosa, noi critici cinematografici?

Verrebbe da dire di sì, se per scongiurare l’esecuzione si cancella il plotone: vittime, noi penne fini, della cancel culture? Può darsi. Preposti a giudicare se un film è bello, sapendolo brutto ci astengono dal giudizio.

È il caso più drastico, ma l’andazzo puzza uguale: anziché il critico, persona pagata per dire se una cosa è bella, si privilegia l’influencer, persona pagata – cachet, gadget o esperienza esclusiva che sia – per dire che una cosa è bella. La differenza è sostanziale, ed esiziale.

Direbbe Lenin, che fare? Semplice: anticipare il giudizio. Al buio, ma non buio in sala. Fate conto l’abbia scritto il 7 ottobre: Mammina è brutto. Non visto, si stampi.