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Netflix, cadono teste. Lo streamer s’impalla, lunedì 19 ottobre è stato messo alla porta il capo della divisione cinematografica Dan Lin.
Dopo il taglio del 6%, pari a un migliaio di persone, della forza lavoro avvenuto la scorsa settimana, nel novero la Chief Content Officer Bela Bajaria e il braccio destro di Lin Doug Belgrad, il co-CEO Ted Sarandos venerdì 16 ha chiamato Lin per comunicargli il licenziamento. Il motivo? Scrive Variety, “circolano diverse versioni sull’allontanamento di Lin, ma tutte convergono sulla medesima conclusione: semplicemente, le cose non funzionavano. E questo nonostante Lin avesse rispettato gli obiettivi assegnati, ovvero contenere le spese e realizzare film capaci di conquistare gli abbonati”.
Che c’entra in questo epilogo la destinazione d’uso dei lungometraggi Netflix, ovvero il prologo in sala? Il predecessore di Lin Scott Stuber ha – a suon di dispendiosi autori del calibro di Martin Scorsese, Alfonso Cuarón e Rian Johnson – asseverato che “l'unico modo per creare valore attorno a un film (dello streamer, NdR) è farlo uscire prima nelle sale”.
Nel 2027 arriveranno sul grande schermo La fabbrica di cioccolato e Le cronache di Narnia: Il nipote del mago, ma quanto è stato sofferto, ovvero osteggiato dallo stesso Sarandos, questo battesimo theatrical?
Proprio con la regista di Narnia, Greta “Barbie” Gerwig, Lin avrebbe avuto “un acceso diverbio durante una chiamata su Zoom dedicata al progetto, assumendo un atteggiamento “sprezzante” nei confronti della stessa”.
Scazzi o meno, l’ha pagata cara, più di quanto non avesse sborsato Stuber per accaparrarsi The Irishman di Scorsese: Lin è l’ultimo a ruzzolare in streaming, o si riprodurrà automaticamente l’episodio successivo?
