“Walter Vismara è un personaggio fatto di timidezza e impacci che vent’anni fa avrei potuto fare io”. A parlare è Neri Marcorè passato per la prima volta dietro la macchina da presa con il suo Zamora, presentato in concorso al Bif&st di Bari e dal 4 aprile al cinema con 01distribution.

Protagonista è un ragioniere nell’animo prima ancora che di professione, di nome appunto Walter, interpretato da Alberto Paradossi. Un uomo che conduce una vita ordinata e senza sorprese in una fabbrichetta di Vigevano e che da un giorno all’altro si ritrova catapultato in un’azienda avveniristica della vitale e operosa Milano al servizio di un imprenditore moderno, brillante, ma soprattutto fissato con il calcio: il cavalier Tosetto (Giovanni Storti). Per lui tutti i suoi dipendenti devono ogni settimana partecipare a sfide calcistiche, tra questi ovviamente anche il neoassunto Walter che è parecchio negato in questo sport, anzi proprio non ne sa nulla. Fatto sta che si dichiara portiere solo perché è l’unico ruolo che conosce e da quel momento, in vista della partita ufficiale del primo maggio, i colleghi lo ribattezzeranno sarcasticamente: “Zamora”, il fenomenale portiere spagnolo degli anni ‘30.

A questo punto entrerà in gioco anche Neri Marcorè che non ha del tutto abbandonato il suo lato attoriale e che qui vestirà i panni di un ormai ex atleta caduto in disgrazia, che aiuterà Walter a scoprire i trucchi del mestiere.

“L’accoglienza ricevuta al Bifest da parte del pubblico mi ha riempito il cuore- prosegue Neri Marcorè-. Non vedevo l’ora che questo film uscisse. Era pronto da un annetto. La risposta del pubblico è stata meravigliosa e travolgente e questo per me è motivo di grande commozione e soddisfazione perché siamo consapevoli di aver fatto un buon lavoro”.

Sui suoi riferimenti cinematografici dice: “Io ho l’imprinting di Pupi Avati, un regista che si mette vicino agli attori e non guarda dal monitor. Mi piace anche il cinema francese come industria. Questo è un film che in Francia potrebbe andare bene. È stato già venduto in 30 paesi”.

E sull’attore protagonista ovvero Alberto Paradossi. “Ha fatto più di quello che pensavo. Mi ricorda me quando recitavo ne Il cuore altrove di Pupi Avati”. E in generale sul suo cast composto da attori più o meno noti, tra cui Marta Gastini, Anna Ferraioli Ravel, Antonio Catania, Giovanni Esposito, Giacomo Poretti, Giovanni Storti e Davide Ferrario, dice: “I registi sono un po’ pigri perché si appoggiano sempre alle stesse facce che funzionano. Il mio film si compone di facce note e meno note, un arcobaleno di talenti. Ho voluto curare ogni minimo aspetto. Da regista ho scoperto che la bravura prescinde dalla scelta finale. Si hanno delle folgorazioni. In base alla propria sensibilità e al proprio gusto. Non è il fatto di essere bravi o non bravi, ma di essere giusti o meno”.

Antonio Catania, Pia Engleberth, Marta Gastini, Giovanni Storti in Zamora
Antonio Catania, Pia Engleberth, Marta Gastini, Giovanni Storti in Zamora

 

Antonio Catania, Pia Engleberth, Marta Gastini, Giovanni Storti in Zamora
 

Il film è liberamente ispirato a Zamora di Roberto Perrone (HarperCollins già Garzanti). Come mai hai deciso di passare dietro la macchina da presa? “Era un mio vecchio pallino. Sono riuscito a realizzarlo grazie ad Agostino Saccà di Pepito Produzioni. Ho fatto questo passo su un terreno che mi rispecchiava: il ragioniere che si trasferisce da un piccolo centro in una grande città. Corrisponde molto a quello che sono io. È una storia ambientata negli anni sessanta, ma che parla anche di oggi. Infatti i personaggi femminili sono tutti moderni liberi e danno una pista agli uomini che devono imparare a crescere. Non è un film sul calcio. Qui il calcio è solo un pretesto sul quale poi si innescano le storie dei protagonisti”.

E Agostino Saccà dice: “Neri Marcorè venne e mi disse che c’era questo libro e mi chiese che cosa ne pensassi per il cinema. Mi piacque moltissimo la trasposizione, pensai che questa storia doveva essere raccontata con leggerezza, delicatezza, grazia e amore. Lo conosco come le mie tasche e vedevo che lui aveva qualcosa del regista sul set”. Infine Neri Marcorè conclude: “Agostino voleva che girassimo due finali. Ma se avessi dovuto girare quel finale lì non sarebbe stato il mio film e alla fine lui mi ha dato ragione”.