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A scene from New Line Cinema, Atomic Monster and Blumhouse's LEE CRONIN'S THE MUMMY. A Warner Bros. Pictures Release. Photo Credit: Photo by Patrick Redmond
La mummia, a differenza del vampiro o del lupo mannaro, nati entrambi dalla letteratura gotica, ha la spinta di una realtà millenaria. Il cinema nel tempo ha saputo trasformarla nel simbolo della paura della morte e della maledizione per chi viola il suo sonno. La scoperta della tomba di Tutankhamon nel 1922 ha fornito linfa vitale al personaggio, generando un incubo ultraterreno.
Le radici del brivido affondano nel cinema muto. Già nel 1918 Ernst Lubitsch dirigeva Gli occhi della mummia, che utilizzava l'esotismo egiziano per mettere in scena un dramma di ossessione e inganno, dimostrando come il fascino per i faraoni fosse già parte integrante della cultura europea. Con l’avvento del sonoro, La mummia di Karl Freund del 1932 segna il primo punto di svolta. I toni diventano quelli di un romanticismo disperato. Boris Karloff interpreta Imhotep, un uomo vittima di un rito che lo condanna a un'immortalità solitaria.


La mummia di Karl Freund (1932)
Ma è negli anni Quaranta che l'archetipo della mummia si cristallizza nella sua dimensione luciferina. Registi come Christy Cabanne in La mano della mummia (1940) e Wallace Fox in Il fantasma della mummia (1944) danno alla creatura le sembianze di un automa silenzioso e inarrestabile, uno strumento di morte carico di ferocia.
Il passaggio al colore alimenta la leggenda. Nel 1959 Terence Fisher realizza La mummia, con un imponente Christopher Lee, implacabile nella sua vendetta. Il mostro diventa una forza distruttrice che punisce la profanazione delle tombe. È l’inizio di un filone che prosegue con film come Il sudario della mummia (1967), in cui il regista John Gilling esplora il senso di colpa coloniale dell’Occidente. A essere risvegliati sono poteri incontrollabili.


Brendan Fraser ne La mummia di Stephen Sommers (1999)
L’horror diventa la cifra che per eccellenza contraddistingue la mummia, ma non mancano anche delle note più leggere con la parodia Abbott e Costello incontrano la mummia (1955) di Charles Lamont. La vera rivoluzione arriva alla fine degli anni Novanta con La mummia di Stephen Sommers, che apre una trilogia e dà vita alla saga del Re Scorpione. Il mostro si spoglia delle bende polverose ed evolve in un'entità quasi divina (e digitale), capace di manipolare gli elementi naturali. Il dramma esistenziale lascia il posto allo spettacolo visivo e ai ritmi frenetici del blockbuster, con nomi da mettere in cima al cartellone che esplodono: Brendan Fraser, Dwayne “The Rock” Johnson, Rachel Weisz.


Tom Cruise ne La mummia di Alex Kurtzman (2017)
Nel 2017 Alex Kurtzman declina l’orrore in chiave femminile con il suo La mummia, confermando la versatilità di un archetipo che non smette mai di risorgere. A combatterla era addirittura Tom Cruise. L’ultima puntata è Lee Cronin - La mummia, in cui la paura è protagonista. La figura della mummia si conferma lo specchio delle nostre ansie, assumendo la veste di un passato che, nonostante il trascorrere dei secoli, ritorna sempre per riscuotere in modo definitivo.
