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Francesco 1989 Liliana Cavani e Mickey Rourke @ Paul Ronald
Liliana Cavani, perché Francesco?
Vengo da una famiglia atea, ma la religione è una cosa seria. Il cinema Francesco l’aveva presentato sempre come un ragazzo che un po' saltellava, un po' ci capiva, anche simpatico. Invece, è un importantissimo: un genio naturale.
Come nasce Francesco d’Assisi del 1966?
Avevo vinto il concorso in Rai, ma ero recalcitrante. Angelo Guglielmi, appena arrivato a RaiTre, doveva fare per forza qualcosa su Francesco, un programma a bassissimo costo: abbiamo optato per un film, girato in sei settimane. Ad Angelo, un tipo serioso, non facile, piacque molto – come pure ai critici più importanti.
Protagonista Lou Castel.
Che nel frattempo aveva incarnato un ragazzaccio ne I pugni in tasca di Bellocchio: la destra insorse, il Santo Patrono d’Italia non poteva essere appannaggio di un “disgraziato come quello”. Quando Francesco d’Assisi passa fuori concorso a Venezia – dove venni apparentata quale allieva al maestro Rossellini, che portava La presa del potere da parte di Luigi XIV, un film bello e povero come il mio - su iniziativa del direttore Luigi Chiarini, succede il finimondo.
L’MSI si straccia le vesti, lei viene bollata criptocomunista. A salvarla è il nostro antenato, il Centro Cattolico Cinematografico, guidato da monsignor Angelicchio.
Il direttore generale della Rai Ettore Bernabei era un po’ preoccupato, “questo non è il Francesco che si aspetta la gente”. Non si sentiva sicuro. Organizza una proiezione, invitando il presidente dell’IRI e gli omologhi delle grandi aziende pubbliche: Angelicchio lo promosse, “me ne assumo la responsabilità”. Bernabei si sentì rassicurato, il film, il primo prodotto dalla Rai, venne messo in onda. La destra trovò mille espressioni sgradevoli, un giornale, ricordo, se ne uscì con “Francesco non può essere quel cialtrone, quel balordo lì”.


Nel 1989 il suo secondo Francesco - anche questo in cartellone al Lucca Film Festival, che le attribuisce il premio alla carriera della XXII edizione – interpretato da uno straordinario Mickey Rourke.
Ho voluto approfondirne la vita reale, puntando la guerra, il vero problema. Questo ragazzo va a conquistare benefici e titoli alla guerra contro i saraceni, e rimane sconvolto dalla violenza, aprendo alla necessità di un impegno umano: diventa sensibile, interpreta il messaggio di Gesù in una maniera più giusta.
Vale a dire?
Francesco aiuta tutto il tema sociale, si connette con i miglioramenti, le conquiste sociali, le capacità di pace. Quella guerra gli capovolse proprio la vita, torna che è un'altra persona: la vera rivoluzione l'ha fatta lui nella sua testa, facendo dei ragionamenti, “che cos'è il Vangelo, che cosa vuol dire la fraternità di Gesù, la predicazione”. Quando ho fatto questo secondo Francesco, sono andata a un museo di armi antiche, e ho constatato come fossero, sono terrificanti: macelleria pura. Da quando c'è la polvere da sparo, premi il grilletto e non vedi la persona che soffre, lanci la bomba e idem, ma ai tempi di Francesco era diverso: è come leggere l'Iliade, è un continuo farsi del male. Con le spade non c'è distanza, la violenza è massima, la macelleria totale.


Glielo devo chiedere, l’abito fa il monaco?
Francesco vestiva come un povero, come un contadino. Una camicia, un paio di pantaloni pratici che stavano attaccati alle gambe, dei sandali. Allora c'era solo l'agricoltura. No, l'abito non fa il monaco: Francesco si vestiva esattamente come un poveraccio, ma lui povero non lo è nato, l'è voluto diventare, in questo sta la differenza. Enorme.
Nella terza opera dedicata, la miniserie Francesco del 2014, ci sono anche i fratelli del poverello, Leone, Ruffino e Angelo. E c'è Chiara.
Io Chiara la scopro poco alla volta. Francesco arriva come risposta alle tante problematiche sociali che attenevano alle donne dell’epoca: per tenerle al sicuro, e non metterle per strada, c'è voluto lui.


Non le è venuto il desiderio di fare un quarto capitolo?
No, anche se adesso ce ne sarebbe bisogno. Francesco intende che la creazione è fatta di tante cose, il vegetale, il minerale, eccetera, preconizza la tavola degli elementi, e che ogni elemento ha un'energia. Capisce che il valore di un essere umano è importante, perché le creature sono tutte uguali, quindi con gli stessi diritti: non è che bisogna guardare al socialismo, lui lo pensa scientificamente. Francesco è intelligente, e come lui prima Lucrezio. Non ha bisogno neanche di sentire la predica in chiesa, perché probabilmente sarebbe stata contraria al suo pensiero, o più che contraria indifferente. Lui dice grazie per l'acqua, per il sole: è troppo bello, troppo importante, troppo profondo.
Oggi come siamo messi?
Credevamo che dal ventesimo secolo in poi ci fosse più civiltà, è successo esattamente il contrario, a partire dai lager: il nemico di razza. Non c'è mai stata questa cosa orrenda nella letteratura antica, oggi siamo i barbari: è come se da un punto di vista etico si fosse andati indietro, e viceversa avanti con la tecnica, da usare per ammazzarsi l'un l'altro. Francesco elogiava il creato, ma poi bisogna difenderlo: se noi prepariamo solo delle armi e sempre più micidiali, è come andare all'indietro. All’inferno.


Liliana Cavani foto di Roberto Baldassarre
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L’intervista a Liliana Cavani firmata da Federico Pontiggia è pubblicata sul numero di ottobre 2026 della Rivista del Cinematografo, che dedica la cover story a Dio ride di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino: abbonati

