“Sognavo di fare Almodóvar in Calabria e non ho dovuto mettere in scena nulla in questo caso”. Così Gianluca Matarrese che porta in sala, dal 12 marzo distribuito da Cinecittà Luce, un conflitto familiare. Non è una famiglia qualsiasi, ma quella dello stesso regista. Protagoniste del film, Il quieto vivere, sono infatti le sue cugine: Maria Luisa Magno e Imma Capalbo, cognate tra loro, in pessimi rapporti e costrette a convivere nella stessa palazzina, tra denunce e insulti. Nel cast anche la madre, le zie e i cugini del regista: Carmela Magno, Concetta e Filomena, Sergio Turano e Giorgio Pucci. “Quello che ho raccontato è tutto vero- dice il regista-. Il conflitto familiare è ovunque. Questo film ha avuto la sua prima internazionale ad Amsterdam e pensavo che non sarebbe piaciuto agli olandesi, mi sono reso conto invece che era universale perché anche loro si sono rispecchiati”.

Sulla genesi del film racconta: “Per tanti anni ho registrato di nascosto le mie cugine. Ogni occasione era un momento di spettacolo. E poi la mia cugina di primo grado Luisa a pranzo, a cena, sotto l’ombrellone cattura l’attenzione di tutti. Stavamo sempre tutti zitti ad ascoltarla perché fa quasi dei monologhi teatrali raffinati. Io li ho trascritti. Avevo a che fare con pagine e pagine su questo conflitto. Con il coautore Nico Morabito abbiamo messo giù poi un canovaccio, come si faceva nella commedia dell’arte. D’altronde io provengo dal teatro. Abbiamo girato nel periodo di Natale e abbiamo pensato ad alcuni appuntamenti: vigilia, pranzo di natale e capodanno. Decisivo è stato mio padre che ha convinto Luisa a incontrare Imma e parlarsi”.

Luisa Magno in Il quieto vivere
Luisa Magno in Il quieto vivere

Luisa Magno in Il quieto vivere

(Isabella Marino)

Le due si sono dunque incontrate, ma restano in cattivi rapporti. “Luisa ora lavora in un negozio di abbigliamento cinese. Per loro il mio film è diventato lo spazio in cui dire la propria verità, è diventato il luogo della catarsi. Non hanno interpretato un ruolo. Entrambe ora dicono: adesso tutti sanno che ho ragione io. Si sono riviste, si sono piaciute e non si sono messe per nulla in discussione, anzi il conflitto tra le due è ancora molto forte e presente. Imma ha detto che ha messo un telecomando per accendere le luci delle scale così si consuma solamente la parte del contatore suo e poi sta pensando di mettere una tettoia sul balcone per evitare che cadano le briciole sui suoi panni. Per certi versi questo film somiglia molto ai reality in tv: è stato come un palco e i loro profili ovviamente si prestano a questi tipi di esercizio. È importantissimo il cast, lo diceva Claude Chabrol, così come lo dice Maria De Filippi. Basta scegliere le persone giuste e vanno da sole, come nella nostra commedia all’italiana che accoglieva le persone prese dalla strada”.

E sul dialetto calabrese: “È da quando sono bambino che vado in Calabria e ascolto il dialetto calabrese, mi sono detto che bisognava fare qualcosa con questa lingua così musicale. Ci sono dei proverbi, delle immagini e delle figure retoriche che sono incredibili. E Luisa poi è un vulcano di espressioni”.

Il quieto vivere
Il quieto vivere

Il quieto vivere

Prodotto da Donatella Palermo (“A volte la realtà è più sorprendente della finzione”, commenta la produttrice) con Alex Iordachescu in collaborazione con la Calabria Film Commission. “Con Donatella vogliamo fare una trilogia in Calabria e esplorare anche il passato e il presente delle mie zie. Ci sono tante cose qui. Mi sono divertito sull’archetipo. Non è un film su chi ha torto o chi ha ragione. Per me era importante che fosse vero. La Calabria è meravigliosa da filmare, ma non abbiamo aperto tanto all’esterno, a parte la presenza degli scavi di Sibari, perché è un film che racconta una guerra in cucina. Avrei voglia di proseguire sul lavoro del fatto di cronaca, con la messa in scena e con la realtà, vorrei continuare a parlare di questo mondo e poi vorrei anche andare in Argentina e Canada. Lì ci sono altri miei familiari con le stesse identiche dinamiche solo che parlano in spagnolo e in inglese. Provengo dal teatro e ho un metodo di lavoro laboratoriale e di creazione collettiva che per me è importantissimo perché quello che si produce in un laboratorio è ciò che è più vicino alla vita, siamo in un workshop tutti i giorni”.

Presentato come evento speciale fuori concorso alle Giornate degli Autori alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, Matarrese ricorda così Giorgio Gosetti, scomparso pochi giorni fa: “Venezia è un posto che mi ha fatto crescere e per me Gosetti è una parte di storia. Tutte le volte che l’ho visto era sempre in osservazione e in ascolto. Non era un uomo sotto i riflettori, ma uno che sosteneva le persone. L’ultima volta l’ho incontrato al laboratorio organizzato all’Isola di San Servolo. Mi ricordo che stavamo in cerchio con altri registi a questo workshop e lui stava dietro di noi con il suo bastone e ci proteggeva”. Il film sarà prossimamente presentato al Bif&St di Bari.