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Le Fantôme de l'Opéra © Emmanuel Guimier SND
(Cinematografo.it/AdnKronos) - Amori impossibili, atmosfere gotiche e sogni da inseguire con ogni determinazione. È il mondo di L’amore immortale (in originale Le Fantôme de l’Opéra), il film diretto da Alexandre Castagnetti e presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public. Protagonista è Deva Cassel, figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel, al centro di una storia che intreccia mistero, musica e formazione artistica.
Ambientato nella Parigi contemporanea, il film segue Anastasia, giovane ballerina che entra a far parte del prestigioso Opéra Garnier e si trova coinvolta nelle prove di L’Orpheus, un’opera maledetta che si dice composta dal Fantasma dell’Opera. L’incontro con un misterioso pianista, interpretato da Julien de Saint-Jean, accende una passione destinata a confrontarsi con l’inspiegabile.
Tra incidenti, segreti e rivelazioni, il confine tra realtà e soprannaturale si fa sempre più sottile. «È stata un’esperienza veramente interessante», racconta Cassel, che per il ruolo ha dovuto esplorare una nuova dimensione espressiva, legata anche alla fisicità della danza. «Anastasia è molto timida, ma quando sale sul palco si riconosce e si apre al mondo. Per me era importante trovare questa fisicità, sia per il personaggio sia per me come persona».


Un percorso che, sottolinea l’attrice, le ha lasciato qualcosa anche oltre il set: «Questo film mi ha aperto delle porte giganti e magiche. So che le capacità che ho acquisito potrò portarle con me nel mondo».
Dalla recitazione alla moda, passando per l’arte, la competizione è una costante, ma la sfida più importante, spiega, resta interiore. «La competizione più importante è con se stessi: devi farlo tu per prima, saper ascoltarti e amarti durante un set, dove ci sono tanti mesi di lavoro. Devi trovare il conforto di volerti superare», osserva Cassel. Perché l’arte, in un mondo complesso, è anche una possibilità di fuga e di condivisione: «Far sognare il pubblico è necessario. L’arte ci fa sentire umani e meno soli».
Il soprannaturale, per l’attrice, conserva un fascino particolare. «Non so se credo ai fantasmi della letteratura gotica, ma mi piace pensare che esistano entità e forze più grandi di noi, capaci di guidarci. Ho avuto esperienze quasi paranormali e, quando mi hanno proposto questo progetto, ero molto interessata a come Alexandre volesse mettere in scena questo aspetto».


Le Fantôme de l'Opéra © Emmanuel Guimier SND
Quanto all’amore, la sua definizione passa dall’ascolto: «Di se stessi, prima, e poi dell’altro – spiega –. Un amore che si ascolta può diventare immortale».
Accanto a lei, Laika Blanc-Francard interpreta una giovane cantante, determinata a realizzare il proprio sogno nonostante le difficoltà. «Ho piena ammirazione per il mio personaggio, per la sua forza e la sua determinazione. Lavorare con Deva è stato bellissimo», racconta.
Per l’attrice, l’arte è soprattutto «un atto di resistenza, la libertà di essere, ma anche un’enorme responsabilità. È un privilegio poter raccontare storie e creare immaginario». E se il paranormale la incuriosisce, la sua fede è soprattutto nei segni e nel destino: «L’amore per me è immortale. Anche quando è perduto, continua a esistere nei poemi e nella musica».


Il regista Castagnetti spiega di aver costruito il racconto attorno allo sguardo della protagonista: «L’unico punto di vista è quello di Anastasia, interpretata da Deva».
Una delle sfide maggiori è stata dare vita a un’opera lirica e a un balletto inediti: «L’Orpheus, lo spartito maledetto della storia, non esiste. Abbiamo creato un’opera completamente nuova».
Le riprese all’Opéra Garnier hanno aggiunto autenticità e suggestione a un progetto che, come sottolinea il regista, ha potuto contare su una cornice d’eccezione: «È la prima volta che accade. È uno spettacolo straordinario anche per questo».
I riferimenti spaziano da Twilight a La bella e la bestia, fino a La forma dell’acqua, ma anche a Il cigno nero e Scarpette rosse, tra passioni assolute e sacrifici necessari per diventare artisti. «Sono due i filoni principali: l’amore e l’arte», spiega Castagnetti. «Molti giovani sentono il conflitto tra carriera e ambizione, il desiderio di fare vera arte e la difficoltà di conciliare tutto questo con l’amore. Sono questioni eterne».
A chiudere, le parole di Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, che produce il film: «È un film meraviglioso, pieno di energia. C’è la musica, c’è una scena finale cinematograficamente straordinaria, ci sono tanti giovani attori. È una ventata di freschezza, un film popolare che siamo felici di portare al pubblico italiano».
Tra mistero, musica e passioni destinate a sfidare il tempo, L’amore immortale arriverà nelle sale italiane il 28 ottobre.



