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Carlos Hipólito e Pif in ...che Dio perdona a tutti
“Penso che alla tanta passione verso il santo dovrebbe poi corrispondere la stessa passione verso il prossimo”. Parola di Pif, che porta al cinema …che Dio perdona tutti, film da lui diretto, interpretato e tratto dal suo omonimo romanzo del 2018, edito da Feltrinelli, che ha superato le oltre 100mila copie vendute. In uscita il 2 aprile con PiperFilm e prodotto da Our Films, è il racconto di un agente immobiliare (Pif) che innamoratosi di Flora (Giusy Buscemi), una cattolica fervente, finge di essere anche lui un seguace di Dio. Se non che una volta smascherato deciderà per riconquistarla di intraprendere un vero percorso spirituale accompagnato (post crisi glicemica) niente meno che dal Papa (Carlos Hipolito).
“Quando scrivo qualcosa penso sempre che sto scrivendo il soggetto di un film a prescindere se poi lo farò o meno- racconta Pif-. Io sono un radicale nei miei approcci di fede e di vita e così ho pensato di raccontare un personaggio quasi fantozziano e un po’ autobiografico nella sua passione per i dolci. Tutti nasciamo cristiani per educazione e per cultura. Io ho fatto i salesiani, da piccolo ho visto Marcellino pane e vino ben otto volte e a un certo punto della mia vita mi sono chiesto perché mi definivo cattolico visto che poi non praticavo, non andavo in chiesa e non mi ritrovavo in molte cose. Ora non mi sento di dire che sono ateo, ma mi definirei un agnostico. Non critico chi crede, anzi lo invidio perché ha fede. Ma se tornassi cattolico penso che sarei come il mio protagonista. Anche perché se sei incoerente poi rischi di votare in modo incoerente anche un ministro o un sindaco”.


Pif in ...che Dio perdona a tutti
(Valentina Glorioso)Rispetto al libro gli sceneggiatori, ovvero Pierfrancesco Diliberto e Michele Astori, hanno deciso di inserire la figura del Papa come mentore del protagonista. “Il libro si fondava molto sui tentativi provocatori del personaggio principale verso il mondo cattolico e cristiano- dice Michele Astori-. Lui a un certo punto sente un nucleo di ricerca della fede sincero e una chiamata dal Papa. Ma non è stato semplice scrivere i dialoghi perché non siamo teologi. Abbiamo saccheggiato molto dalle parole di frate Ermes Ronchi che ci ha aiutato a trovare a raccontare l’estremo tentativo di applicare quello che alla fine è un codice morale e la fede dove le regole non bastano perché ci vuole qualcosa di più”.
E Pif: “Non era facile far parlare il Papa. Per essere illuminati siamo andati in Vaticano e alla Porta Santa. Non doveva essere il sosia di Papa Francesco e miracolosamente ce l’abbiamo fatta”. Grazie anche all’interpretazione di Carlos Hipolito: “Non si voleva fare un’imitazione di Papa Francesco. C’è qualcosa nel mio personaggio che lo ricorda, abbiamo cercato di prendere il suo meglio: la sua ironia, la sua vicinanza, la sua dolcezza e la sua umanità. Il personaggio di questo Papa è stato un regalo per me come attore e come essere umano. E poi tutti vorrebbero avere una persona così come confidente”.
Nel cast anche Francesco Scianna, nel ruolo dell’amico del protagonista, nonché proprietario dell’agenzia immobiliare. Presente alla fine del film uno spezzone dell’incontro tra Pif e Papa Francesco avvenuto qualche anno fa: “Gli raccontai il soggetto di questo film quando non lo avevo ancora scritto- ricorda Pif-. L’ho incontrato per la prima volta in una trasmissione per Tv2000 nella quale si commentava il Padre Nostro e mentre montavo mi sono ricordato di questo nostro incontro e ho deciso di inserirlo”. Infine conclude: “Papa Francesco disse una frase semplice e molto rivoluzionaria: prega per me. Una frase che dice che siamo tutti uguali e che le nostre preghiere valgono come le sue. Nella storia del Vaticano non è mai successa una cosa del genere e questo non mi ha convertito, ma mi ha fatto porre molte domande”.
