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Annie Ernaux - I miei anni Super8 © Les Fillms Pelleas
“L’erotismo è l’approvazione della vita fin dentro la morte”, ha scritto Georges Bataille. È la frase che Annie Ernaux e Marc Marie scelgono come esergo del libro L’uso della foto, pubblicato in Francia all’inizio del millennio e oggi finalmente disponibile in Italia per L’Orma Editore, un oggetto editoriale magnifico in cui testo e immagini si intrecciano in una narrazione che non è un dialogo ma una sola voce, che può fare a meno della compattezza in favore di una prospettiva plurale, come plurali sono l’erotismo e la letteratura. Marc e Annie hanno una storia e iniziano a testimoniarla scattando delle foto alle stanze dove hanno fatto l’amore, dove hanno dormito, dove c’è traccia del loro passaggio.
Cosa resta la mattina dopo? E come si chiama quel bisogno impellente di fissare i vestiti scomposti, tolti di dosso con furia o con distrazione, senza toccare nulla? “Come poliziotti dopo un omicidio”, scrive Annie Ernaux. Come se quei vestiti racchiudessero e sprigionassero l’indicibile e inafferrabile momento del piacere. Così, mentre tutto si perde nel tempo, i rumori (il tosaerba del vicino, la pioggia), gli odori (a che cibi appartenevano gli avanzi nel piatto?), rimangono “la luce che cade per sempre sulle piastrelle, le arance nella spazzatura, il tappo verde della bottiglia di candeggina”.


Perché, aggiunge Ernaux, “tutte le foto sono mute, quelle scattate nel sole del mattino lo sono più di altre”. È magnifico, in questo libro come in altri dell’autrice meritato Premio Nobel nel 2022, trovare intatta l’alchimia personalissima, che rende le sue pagine intime e universali insieme. Nella scrittura di questo libro, accade una magia. Annie Ernaux aveva al tempo un cancro al seno. Era innamorata, e malata al tempo stesso. Scegliere le foto, scriverne, sblocca o meglio “autorizza”, per usare lo stesso verbo che usa lei, la scrittura della malattia. Marc le fa notare che sembra aver avuto il cancro solo per poterne scrivere (una frase che andrebbe bene per quasi tutti i libri di Ernaux, e direi per tutti i veri scrittori).
Ne viene fuori una riflessione sul potere della narrazione, ancora una volta obbediente alla legge che Ernaux ha teorizzato e praticato nella sua letteratura: se sei tu a raccontare ciò che ti è accaduto, non sei più la vittima. E il timbro, il senso, lo decidi tu. Per cui, L’uso della foto non è un libro sul dolore, né sulla malattia: è un libro sull’amore e sulla vita, dentro cui accade, anche, una malattia.
Annie Ernaux e Marc Marie, L’uso della foto (L’Orma Editore, p. 168, 17,10 €)
