Che cos’è un film nel ventunesimo secolo? Come si definisce, come si riconosce, come si colloca dentro un ecosistema audiovisivo sempre più fluido e frammentato? Sono queste le domande da cui prende le mosse la nuova puntata di A qualcuno piace radio, disponibile da venerdì 30 gennaio sulle principali piattaforme. Ospite dell’episodio è Roy Menarini, docente di Cinema e Industria Culturale all’Università di Bologna, critico cinematografico e autore del libro Il film nel XXI secolo (Cue Press), una delle riflessioni più lucide e articolate sull’identità del cinema contemporaneo.

Un’interrogazione tutt’altro che teorica, soprattutto in queste settimane in cui si discute di Oscar: mai come quest’anno, infatti, la lista dei candidati riflette una ridefinizione dell’oggetto film. Dalla compresenza di autori globali e star hollywoodiane, alla tensione tra cinema d’autore e film “contenitore”, dalla rappresentazione delle minoranze alla geopolitica dello sguardo: i film selezionati dall’Academy sembrano confermare proprio quella trasformazione del linguaggio cinematografico che Menarini analizza nel suo volume.

“Dai fratelli Lumière a Netflix è cambiato tutto – spiega Menarini – ma il film resiste. Lo vediamo su smartphone o in aereo, ma continua a parlarci del presente più di tante altre forme culturali”.

L’episodio attraversa temi chiave: la crisi delle categorie classiche (autore, genere, nazione), la centralità del concetto di film rispetto a quello di cinema, la tensione tra flusso e messa in forma. Con uno sguardo globale, ma sempre attento ai segnali del presente.

“Ci troviamo davanti a film che magari non sono capolavori, ma che riescono a intuire frammenti del nostro tempo. A volte, sono proprio quelli imperfetti a dirci di più su ciò che sta cambiando”.