The Search

Michel Hazanavicius tocca il punto più basso del Concorso: in Cecenia, un feuilleton bellico senza quid

21 Maggio 2014
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The Search
The Search

Cecenia, 1999, ancora guerra, ancora orrore.
Il piccolo Hadji (Abdul-Khalim Mamatsuiev), 9 anni, vede trucidare gli inermi genitori da due soldati russi, con un terzo che riprende la scena. La sorella più grande, Raissa, viene portata via dai militari, Hadji si mette in cammino con il fratellino ancora in fasce per la salvezza, seguendo la lunga teoria di profughi. Ma il bebè non sa come nutrirlo, lo deve mollare sull’uscio di una casa, e oltrepassa da solo la frontiera: troverà rifugio da Carole (Bérénice Bejo), capomissione dell’Unione Europea. Troppo orrore, Hadji non parla. Carole è in contatto con Helen (Annette Bening), che gestisce il flusso dei profughi con la Croce Rossa: due donne tra pastoie burocratiche e la necessità di fare presto, perché la tragedia è immane.
Sul fronte avverso, quello russo, troviamo Kolia (Maxim Emelianov), 20 anni e l’esercito abbracciato per non finire in galera per un pezzo di fumo: una specie di Palla di Lardo, nonnizzato e addetto alla ricomposizione delle salme, per lui il campo è l’inferno. Meglio la prima linea, e non tarderà ad arrivare: che cosa si prova a uccidere per la prima volta? Remake molto libero dell’originale di Fred Zinneman del 1948, è The Search, che riporta dietro la camera il francese Michel Hazanavicius dopo lo straordinario successo di The Artist, che tra 2011 e 2012 vinse tutto, a partire dal premio al protagonista Jean Dujardin a Cannes. Qui ritorna Bérénice Bejo, moglie del regista-sceneggiatore, ma non è una felice ricorrenza: The Search è pessimo, un affrescone bellico lungo due ore e mezza, che si macchia di tutto quel che si può macchiare, dalla violenza gratuita al sentimentalismo più bieco, dai dialoghi per non udenti alla circolarità che circoscrive il nulla, dall’inverosimiglianza spinta al macchiettismo dei caratteri.
Ben venga un film sulla Cecenia, ci mancherebbe, ma che sia un film: The Search offre personaggi in vana cerca d’autore, dinamiche psicologiche tagliate con il machete, scansione narrativa da feuilleton imbelle e un primus inter pares, Hadji, che sembra Marcellino pane posso e vino in cartone. Rien ne va plus, e – spiace dirlo – se Hazanavicius è questo The Artist era solo un titolo: l’arte non abita qui. Drole de guerre? 

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