Soap Opera

Alessandro Genovesi per l'apertura di Gala del Festival di Roma: coralità, commedia, mélo e qualche sbadiglio

16 Ottobre 2014
2/5
Soap Opera
Soap Opera

Una palazzina come tante, in una città come tante. Fuori la neve, dentro l’intreccio delle esistenze dei vari inquilini: Francesco (Fabio De Luigi) è ancora innamorato di Anna (Cristiana Capotondi), ma ora è single e si porta a letto chi capita; il suo amico Paolo (Ricky Memphis) sta per diventare padre ma è nel pieno di una crisi d’identità e si trasferisce da lui; Gianni e Mario (Ale e Franz) sono gemelli “eterozigoti” e vivono insieme, da quando il secondo è costretto su una sedia a rotelle in seguito ad un incidente causato dal primo; Alice (Chiara Francini) è una popolare attrice di una soap opera televisiva e – per sua stessa ammissione – non sa resistere al fascino della divisa… La stessa che indossa il maresciallo dei carabinieri Cavallo (Diego Abatantuono), che tutti loro avranno modo di conoscere all’indomani del tragico suicidio di un altro inquilino. L’arrivo imprevisto della ex del defunto, Francesca (Elisa Sednaoui), potrebbe far dimenticare a Francesco le pene d’amore, ma Anna è incinta del suo nuovo compagno, Francesco…
Partendo da un vecchio copione scritto anni fa per il teatro e mai messo in scena, Alessandro Genovesi porta sullo schermo la sua idea di Soap Opera, commedia corale ambientata (quasi) per intero in un condominio e immersa volutamente in un contesto estetico e temporale sospeso: le intenzioni sono chiare, il “realismo magico” caratterizza lo sviluppo dell’intera vicenda che, sempre nelle intenzioni del regista della Peggiore settimana della mia vita e del Peggiore Natale della mia vita, vorrebbe mescolare commedia, mélo e noir.
Il tentativo incuriosisce ma da qui ad entusiasmare ce ne passa: pur funzionando nell’insieme, il cast finisce per lasciarsi soffocare dalla struttura stessa dell’operazione, che non riesce mai davvero a far ridere, mai davvero ad emozionare, men che meno a coinvolgere per quello che riguarda l’accenno all’indagine sulla morte del suicida, interpretato dallo stesso Genovesi che si concede un breve cammeo.
Ogni tanto ci prova Abatantuono, qualche sorriso riesce a strapparlo un Ricky Memphis mai così compassato e “pozzettiano”, ma “tutto il resto è noia” (cit.). Nel vero senso della parola.

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