Come accaduto in altri biopic dedicati ad artisti, anche Resistance - La voce del silenzio (sulle maggiori piattaforme digitali: Sky Primafila Premiere, Apple Tv, Chili, Google Play, Infinity, Tim Vision, Rakuten Tv, Cg Entertainment, The Film Club) può essere considerato a pieno titolo una “origin story”. Nell’universo dei cinecomic sono quelle narrazioni che si concentrano sugli eventi che precedono l’acquisizione dei superpoteri da parte di un personaggio destinato a diventare un supereroe.

Nel film di Jonathan Jakubowicz il futuro supereroe è il meno che ventenne ebreo Marcel Marceau (il trentaseienne Jesse Eisenberg duella con l’anagrafe ma non con le radici: bella prova), che prima di diventare mimo tra i più celebri di sempre fu eroe della Resistenza francese. Riuscì, infatti, a portare in salvo 123 orfani ebrei, portandoli oltre il confine in Svizzera.

 

Un pezzo di vita poco noto che lo stesso Marceau, diventato famoso tacendo, rivelò solo nel 2001. E proprio il silenzio sembra il vero assente di questo film fiacco e inerte, che, anziché valorizzare la straordinarietà del personaggio – a cui i bambini danno fiducia perché stupiti e rassicurati dalla meraviglia dell’arte – preferisce seguire la strada di un’ennesima – benché dignitosissima – variante della tragedia dell’Olocausto.

Insomma, il genere conserva sempre il suo quarto di nobiltà, certo, e la divulgazione di episodi così esemplari ha un valore che va al di là dei meriti cinematografici. L’impressione, tuttavia, è che Resistance non sia troppo diverso da quei film utili e didascalici che di solito escono nel periodo del Giorno della memoria.

Tutto risponde alle regole del filone, con il vago sentore di essere spettatori di qualcosa di già visto, un’operazione manieristica e derivativa che condensa gli elementi di produzioni simili, dal nazista sadico alle efferate esecuzioni passando per lo struggente destino delle vittime.

I singoli pezzi a loro modo funzionano soprattutto in ottica didattica, eppure potrebbero provenire da qualunque altro film. Il problema sta sì nell’assenza di stile, ma anche nell’aver intrappolato la vicenda di Marceau all’interno di un film incolore, incardinato in un sistema fin troppo romanzato (e non sarebbe un problema) e disordinato (questo, invece, lo è).

 

Qual è il focus? Il ruolo del tutto particolare di Marceau nel contesto della Resistenza o l’emersione di un talento nel momento di massima difficoltà? È la biografia di un artista che (ri)scopriamo eroe o di un eroe che si scopre artista? Il passo è ingenuo (nessun dubbio sulla malvagità dei nazisti, ma la caratterizzazione è troppo sopra le righe), la confusione non poca (si vota alla causa anzitutto per motivi amorosi?), il contesto sovrasta il protagonista. Non è un caso che il meglio arrivi durante l’esibizione, quando il silenzio dice più cose del bignami storico.