Se è vero che è impossibile capire il presente senza conoscere il passato, allora il cinema serve anche a questo: a ricostruire vicende cadute nell’oblio, a ricomporre i pezzi di una storia spezzata, a riconsegnare la memoria negata a chi ha combattuto per un cambiamento. Lo sa bene Annemarie Jacir, donna di cinema tout court – non solo regista e sceneggiatrice ma anche produttrice e programmer, nonché prima palestinese ad aver diretto un lungometraggio, Il sale di questo mare (2008) – che torna a una vicenda di novant’anni fa per inquadrare le questioni contemporanee. È tutto nel titolo, Palestina 36, ovvero il dove e il quando, con un sottotitolo italiano, Quando tutto ebbe inizio, che ci dice pure il cosa.

Jacir rievoca la prima insurrezione di massa del popolo palestinese, avvenuta durante il ventennale Mandato britannico in Palestina. Per restituire la situazione incandescente di un momento così cruciale da determinare irreversibilmente gli equilibri della regione, l’autrice incrocia la grande Storia con quella della gente comune. Che trova un simbolo in Yusuf, giovane originario di un paese vicino a Gerusalemme, impiegato come chauffeur di un giornalista connivente con gli occupanti inglesi, innamorato dalla vicina di casa e lontano dalle consuetudini della sua comunità d’appartenenza (i fallāḥīn, i lavoratori della terra).

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Nelle speranze e nelle preoccupazioni di questo ragazzo c’è il sentimento collettivo di un popolo, minacciato dalla crescente immigrazione sionista proveniente dall’Europa nazista e tollerata dai colonizzatori britannici. Incapaci di gestire gli attriti tra i residenti e i nuovi arrivati, gli occupanti preferirono abbandonare la Palestina al suo destino. Che, nel 1948, ebbe un approdo traumatico nella Nakba, l’esodo forzato della popolazione palestinese (più di 700.000 persone) durante la guerra civile del 1947-48 ad opera principalmente di gruppi prima paramilitari e poi militari sionisti.

Consapevole della complessità di quel passaggio storico, Jacir ha l’intelligenza di narrare la rivolta anticoloniale come un grande romanzo popolare dove le forti coordinate storiche si accordano a una sicura presa emotiva. Un po’ come accadeva in un’altra epopea palestinese, l’altrettanto limpido e preciso Tutto quello che resta di te dove, tuttavia, c’era una maggiore empatia melodrammatica nel tracciare l’affresco familiare. Palestina 36 ha il pregio della passione e il dovere della didattica, non rinuncia alla chiarezza (le paure dei palestinesi per i nuovi arrivi che potrebbero rubare il lavoro) ma anche agli schematismi (il funzionario filoarabo Billy Howle e il commissario Jeremy Irons) e non dimentica mai di far sì che gli esiti del presente riecheggino in ogni scena.

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Fedele ai fatti anche quando si prende la libertà di ripensarli senza modificarne il senso (l’attentato all’autobus), Jacir prende di petto il trauma collettivo e fa un’operazione in nome della verità storica, risultato di un lungo lavoro di ricerca (l’utilizzo degli archivi è decisivo), convinta che la memoria sia l’unica resistenza per riscattare una comunità cancellata. Impresa produttiva folle: otto anni per trovare finanziamenti disposti a lavorare con una troupe interamente palestinese (nel cast anche due star come Hiam Abbass e Saleh Bakri), preparativi boicottati, riprese programmate in Palestina e rimandate dopo il 7 ottobre, spostamento in Giordania. Film importante e di grande respiro, che ha sfiorato la candidatura all’Oscar (si è fermato alla shortlist del miglior film internazionale).