La simpatia dei personaggi è indiscutibile (o no?), la speculazione pure, sicché Minions & Monsters, terzo capitolo della serie spin-off di Cattivissimo me (in totale è la settima apparizione cinematografica, il creatore Pierre Coffin stabile alla regia), vive la contraddizione di un divertimento intelligente e perfino irresistibile dentro una narrazione frammentaria se non proprio sfilacciata. Eppure le carte sono buone, con quella dimensione metatestuale abbastanza ruffiana ma anche efficace, con i primi venti o forse trenta minuti addirittura straordinari, una cavalcata nella storia del cinema che a suo modo è perfino un’ucronia, poiché i Minions irrompono nei caposaldi della settima arte per dirci non solo che ci sono sempre stati ma anche per sovvertire l’ordine e giocare con la natura stessa del mezzo.

Così troviamo i Minions tra coloro che escono dalle officine Lumière, all’arrivo del treno alla stazione di La Ciotat, nel viaggio alla Luna, sotto Harold Lloyd sospeso dalle lancette di un orologio a muro (Preferisco l’ascensore), accanto a Buster Keaton e alla casa che crolla (Io… e il ciclone), negli ingranaggi di Tempi moderni e così via. Il gioco è legato al fatto che i Minions, costantemente in cerca di un nuovo cattivo da servire, si ritrovano per caso sul set di un western e scambiano l’attore che interpreta un fuorilegge per il nuovo potenziale padrone.

© Universal Studios. All Rights Reserved.
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Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

Lo schema è semplice quanto curioso, poiché le creature gialle sono così pure da non distinguere la finzione dalla realtà (il che li allinea al pubblico infantile, cioè il target ideale), tant’è che quando diventano attori per davvero – i produttori (ingordi come da stereotipo capitalista) decidono che quegli strani personaggi spuntati da chissà dove sono le nuove star da sfruttare – non recitano ma mettono in scena se stessi, con il regista che non riprende un film ma documenta qualcosa di fuori dall’ordinario. Il discorso raggiunge una sorta di culmine con l’arrivo del sonoro: non essendo in grado di parlare come gli umani ma emettendo versi incomprensibili, i Minions si rivelano inadatti al nuovo corso come fu con molte star del muto (Cantando sotto la pioggia lo racconta bene) e cadono in disgrazia.

Ora, come da titolo, tocca tirare dentro i mostri, altra attrazione del cinema popolare che i Minions evocano prima per cercare il cattivo da servire e poi per arruolare gli attori necessari a realizzare il film di James, il minion che sogna di farsi regista. Ma l’espediente è funzionale e infiacchisce tutto, quasi non riuscisse a reggere i novanta minuti dell’animazione, giacché l’operazione è tarata sulla brevità e sull’effetto di gag e sketch più apprezzabili se considerati singolarmente anziché all’interno della macchina. Perfino i titoli di coda sembrano non voler finire mai nel ricorso continuo a scherzetti e dispetti, a riprova della dimensione parcellizzata dell’operazione che non rinuncia a una spruzzata di fanservice (il cameo di Gru).

© Universal Studios. All Rights Reserved.
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Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

Gli stessi mostri, guidati da una specie di piccolo Cthulhu verde apparentemente innocuo, sono delle macchiette, così come il robot alieno ispirato a Ultimatum alla Terra è un po’ una pigra scialuppa di salvataggio per la storia. Sono omaggi al cinema, d’accordo, tra ammiccamenti a icone e festa dei generi (in qualche modo ci sono tutti, ovviamente liofilizzati: la fantascienza, l’horror, l’avventura, la commedia, il noir, il western, il fantasy...) che celebrano il grande schermo come dispositivo di affabulazione popolare ed esercizio dello stupore. Poi, insomma, va bene tutto, sono molto carini sia il coming of age artistico di James sia il racconto dell’amicizia con Harry e il sordo Ed, ma quello della Illumination è un film pensato a pezzi, per accumulo, meno anarchico di quanto vorrebbe e in fondo più vicino all’approccio dei due produttori ingordi.