La tenerezza di Gianni Amelio

Gianni Amelio e un'insopprimibile voglia di umanità: il film ha incertezze e debolezze, ma anche coraggio e potenza di dirci qui e ora

24 aprile 2017
3/5
La tenerezza di Gianni Amelio
La tenerezza di Gianni Amelio

Napoli, centro, professionisti e palazzi antichi. Un avvocato di fama e altri sentori, Lorenzo (Renato Carpentieri), ritirato e autorecluso: due figli – una, Elena, è Giovanna Mezzogiorno – che non ama, un nipotino Francesco che sottrae alla scuola per educarlo da sé, una moglie defunta e altre truffe inferte a sé e agli altri. Qualcosa, forse, sta per cambiare: nell’appartamento di fronte al suo, arrivano l’ingegnere navale Fabio (Elio Germano), la moglie Michela (Micaela Ramazzotti) e i due figli ancora bambini. Tra Lorenzo e Michela l’affinità si fa strada, malgrado tutto: cene, cura dei piccoli, complicità. Ma la tragedia è dietro l’angolo.

La tenerezza, bella parola oggi scambiata per (“fa tenerezza”) pena o scippata agli umani dagli animali, è il nuovo film di Gianni Amelio. E’ tutto fuorché perfetto, ma cresce dentro, e a distanza di giorni dalla visione non se ne va. Ci sono didascalismi evitabilissimi, involuzioni e secche di sceneggiatura, ma anche tante buone cose: innanzitutto, è un film novecentesco, ideologico, non (pensiero) debole, financo massimalista.

Cinema che non ha paura di dire qualcosa, qualcosa di importante, perché sa come dirlo: potere all’immagine, oltre che al dialogo. Cinema che si fa vedere mentre ci guarda. Prezioso.

Dopo l’infortunio de L’intrepido (2013), Amelio è tornato a quel che sa fare meglio, ovvero inquadrare sentimenti, sensazioni e relazioni nel loro farsi persona e disfare rapporti. A Napoli, nella vecchiaia non doma e colpevole di Lorenzo, nel navigare a vista di Elena, nel sopravvivere di Lorenzo e Michela Amelio scruta, costruisce e distrugge il nostro qui e ora, somma sbagli e sottrae intenzioni, moltiplica le paure e divide le coppie, ogni coppia possibile.

E’, in fondo, cinema di resistenza, che coglie debolezze senza elusioni né elisioni. E che sa anche stupire: la violenza cieca e intestina che scoppia e travolge è inquadrata con sapienza action, ansia thriller, voltaggio apocalittico. Piove sul bagnato, e quel bagnato siamo noi.

Grande, e totalizzante, prova di Carpentieri, dominus del film a scapito di quel che la locandina lascia intendere, prove solide di contorno di Germano, Mezzogiorno, Greta Scacchi (la madre di Fabio) e, un po’ meno, Ramazzotti, 103 minuti accorciabili, tensione umanista non sopprimibile, La tenerezza è un film coraggioso, forse necessario, di certo più forte dei suoi errori.

6
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Marialuisa ZuccherinoBuonaventuraSanto TrimarchiFederico PontiggiaErnesto Loi Recent comment authors
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amargura
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amargura

Più che la tenerezza doveva intitolarlo la tristezza, autentica tristezza dovuta alla solitudine che i personaggi esibiscono. Però quella di Elio Germano, perno del racconto è solo accennata, il personaggio è poco definito nella sua sofferenza. Bravissimo Carpentieri, il film si regge tutto su di lui

Ernesto Loi
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Ernesto Loi

VORREI AVERE QUALCHE INFORMAZIONE SU UNA CANZONE CHE SI SENTE ALL’INIZIO NON HO BEN IDENTIFICATO LA LINGUA,MI E’ SEMBRATA GRECO.gRAZIE PER LA CORTESE RISPOSTA

Buonaventura
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Buonaventura

“Mia fora thymamai” di ARLETA, cantautrice greca

Santo Trimarchi
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Santo Trimarchi

La visione del film “La Tenerezza” di Gianni Amelio, che consiglio vivamente a tutti, mi ha suscitato alcune riflessioni sulla mancanza di amore ed il calo di umanità che caratterizzano la nostra società, pervasa da casi di cronaca drammatica e da una quotidianità liquida e senza comunicazione sincera. Tra gli uomini è naturale il bisogno di essere amati e si fa di tutto per suscitare tenerezza, ma spesso per vari motivi c’è indiffernza, distacco, sofferenza e paura che bloccano le manifestazioni di affetto. In questa storia, il dramma della morte tragica ed inattesa, la scomparsa e la mancanza della presenza… Leggi il resto »

Marialuisa Zuccherino
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Marialuisa Zuccherino

La tenerezza che si conquista man mano che ci si avvicina alla vecchiaia, quando si scopre che ci mancano quelli che non ci sono più e che non abbiamo saputo amare abbastanza

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