Enrico Maisto ha filmato per sette anni la storia di Mietta, amica di famiglia ed ex giudice minorile di 70 anni che vive in un quartiere elegante di Milano, e Ibu, senegalese, che ha conosciuto 20 anni fa in Sardegna mentre vendeva orologi sulla spiaggia.

Nel 2017 è arrivata in Italia la moglie Bousso, incinta. Mietta li ha ospitati per qualche mese, poi quando è nato Khadim ha fatto una scelta radicale: ha deciso di comprare un appartamento più grande per accoglierli a lungo termine. Mietta non ha mai avuto una famiglia sua, ha avuto tanti fidanzati, come confida al regista, infine è rimasta sola. La stanza degli altri, in Special screening alla Festa di Roma, racconta la crescita del piccolo Khadim e le sfide quotidiane, il tentativo di costruire una nuova idea di famiglia con le due donne che vivono insieme senza conoscersi realmente e mentre Bousso è alle prese con la maternità, Mietta deve affrontare la vecchiaia e il concetto di fragilità.

Khadim cresce e impara l’italiano, gioca a pallavolo, si sente più italiano che senegalese. Finché non cambia il governo in Senegal e Ibu e Bousso sognano di tornare nella loro terra. Mentre Mietta si è abituata ad averli intorno, nonostante la distanza culturale che li separa.

Lo sguardo di Maisto è affettuoso e animato di buone intenzioni, nel ritrarre la possibilità di una convivenza “impossibile” ed è l’autenticità dei protagonisti che dà valore a questa testimonianza, anche se la dimensione produttiva del documentario rimane artigianale. Difficile rimanere impassibili quando la famiglia torna in Senegal per una vacanza (?) e Mietta guarda la casa improvvisamente vuota.