La nostra vita

Germano in splendida forma per lo sguardo dal vero e senza concessioni di Luchetti. Che porta l'Italietta dei "soldi facili" in Concorso

19 Maggio 2010
3/5
La nostra vita
Elio Germano ne La nostra vita

Trentenne, sposato con due figli e un terzo in arrivo, Claudio (Elio Germano) è un manovale romano. Proletario e onesto, si scopre traffichino e senza scrupoli quando, dopo la morte della moglie (Isabella Ragonese), decide di spostare il peso di un dolore indicibile nella direzione dei “soldi facili”, per garantire ai 3 bambini quello che fino a quel momento non hanno mai avuto: “il benessere” attraverso il possesso, “le cose” come surrogato dell’affetto, l’apparire quale cifra di una realtà ormai priva di qualsiasi punto fermo e modello morale. Si inventa “padroncino”, ma rischierà il punto di non ritorno.
Unico italiano in Concorso al 63. Festival di Cannes (e da domani in sala con 01 distribution), La nostra vita di Daniele Luchetti è uno sguardo dal vero e senza concessioni su uno spicchio di realtà che, oggigiorno, è facilmente riscontrabile in molte delle varie “periferie centralizzate” della capitale: supportato da un Elio Germano in forma straordinaria – impensabile qualsiasi altro attore al suo posto, soprattutto in alcune sequenze (su tutte, quella del funerale in cui Claudio canta a squarciagola e con le lacrime agli occhi Anima fragile di Vasco Rossi) – e poggiato su una sceneggiatura (firmata dallo stesso Luchetti, insieme a Rulli e Petraglia) che non celebra né condanna i suoi personaggi, il film dà il meglio di sé nella parte centrale, quando allo spaesamento e alla rabbia del protagonista contrappone la subitanea volontà di rivalsa, traducendola nella deriva di un destino che non gli appartiene per natura (quello degli intrallazzi, dell’illegalità finalizzata al guadagno). A convincere meno, ma è il difetto comprensibile di un film che fa della “proletarietà” la sua bandiera, è il ricorso a volte sbrigativo a piccole scene madri o “frasi tipiche” per spiegare a tutti i costi ogni sviluppo umorale dei personaggi. Proprio a loro, comunque (su tutti Raoul Bova, fratello di Claudio bello e sfigato con le donne e Luca Zingaretti, spacciatore capellone e disabile), va il grande merito di saper tenere la scena in quello che per ovvie ragioni rischiava di diventare un “one man show” di Elio Germano. Che insieme al film, considerato anche il livello medio degli altri titoli in gara, potrebbe seriamente ambire ad un premio. La Palma della nostra vita

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