Il delitto del 3° piano dichiara la sua ispirazione fin dai titoli di testa: è un grande omaggio al cinema di Alfred Hitchcock. Proprio da quei titoli fiorisce una gemmazione di riferimenti grafici al maestro, tra finestre sui cortili e immagini di docce stilizzate, saldando tra loro i vari classici da La finestra sul cortile a Psyco. Tale è la premessa del nuovo film di Rémi Bezançon, in sala dal 16 aprile per Notorius Pictures. Ma c’è di più: la protagonista Colette (Laetitia Casta) è una docente di cinema che studia proprio Hitchcock, anzi ne è la maggiore esperta, e lo insegna ai suoi studenti in lunghe e approfondite lezioni universitarie. Il marito François, col volto di Gilles Lellouche, fa lo scrittore di gialli in costume; il film principia proprio dentro un suo racconto, ossia con la finzione nella finzione, per poi precipitare nella realtà della storia.

Il delitto del 3° piano ©Jerico Films
Il delitto del 3° piano ©Jerico Films

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François e Colette sono una coppia borghese in crisi, anzi in stasi. I romanzi scritti da lui hanno perso mordente, come fa notare l’editrice, e vivono nell’impasse tra i due protagonisti – incarnati da Casta e Lellouche anche “dentro” i libri – che mantengono una tensione sentimentale senza mai avvicinarsi davvero; del resto anche nella realtà marito e moglie non fanno più l’amore. Lei si limita all’analisi dei film e seziona in aula proprio La finestra sul cortile, dissertando sul “thriller del ri-matrimonio” allestito da sir Alfred, e fornendo così un presagio sull’intreccio: come faceva James Stewart con Grace Kelly nel capolavoro del 1954, anche i due coniugi finiranno per innamorarsi di nuovo grazie al “giallo” della vita. Ma in mezzo c’è un lungo percorso.

Il delitto del 3° piano ©Jerico Films
Il delitto del 3° piano ©Jerico Films

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Il mistero si innesca quando il nuovo vicino di casa, Yann raffigurato in Guillaume Gallienne, invita la coppia alla sua rappresentazione dell’Amleto in teatro. Tra insofferenza e sbadigli di François, avverso allo spettacolo troppo autoriale – un po’ come questo film -, sostengono a fatica la pièce; da lì a poco Colette crede di vedere un omicidio alla finestra, nello specifico proprio Yann che uccide la compagna, una bella ragazza sordomuta. È l’innesco: come fu per Woody Allen in Misterioso omicidio a Manhattan, la donna è convinta che il vicino sia uno spietato assassino e vuole trovare gli indizi per incastrarlo. Ma quanto è affidabile una studiosa di Hitchcock, cresciuta a fotogrammi e voyeurismo? Poco per il marito, secondo lui si è lasciata suggestionare, ma la moglie è sicura di ciò che ha visto, e cita il famoso McGuffin per far progredire la storia…

Da questo punto il film frulla tutto un immaginario e dimostra come il cinema oggi possa vivere come installazione di sé stesso, come passeggiata dentro la sua Storia. In filigrana non scorre solo la fonte originaria, ma anche le sue riscritture alla De Palma e i derivati nel presente, come The Voyeurs con Sydney Sweeney che apriva un’altra finestra sul cortile, di cui questo film è forse la versione francese. Con una differenza: qui il riferimento ad Hitchcock è palese e dichiarato quindi diventa puro, non è l’ennesima riscrittura occulta ma un inchino riverente. Tanto che nel finale prende forma lo stesso Hitch, idealmente intervistato da Colette, che in voce fuori campo scandisce le regole della suspense proprio mentre le stiamo vedendo, correndo verso la soluzione.

Il delitto del 3° piano ©Jerico Films
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Certo, una volta comprese le regole del gioco anche il giallo-comico mostra la corda e sappiamo dove va a parare, ma il più è fatto. Da parte sua Bezançon si conferma abile architetto del medio cinema francese: dopo l’enigma librario de Il mistero Henri Pick affronta di petto perfino Hitchcock con l’onore delle armi. Al di là del giudizio, poi, un film del genere assume oggi un valore particolare: nel tempo della perdita della memoria, storica e cinematografica, può avere il merito di avvicinare qualche spettatore giovane al grande padre Hitch. Ecco: se qualcuno va a vedersi La finestra sul cortile anche solo per questo Il delitto del 3° piano può dirsi riuscito.