Californie

Cinque anni della vita di Jamila, ragazza in fieri a Torre Annunziata. Un buon racconto di formazione che rinnova la tradizione neorealista, alle Giornate degli Autori

5 Settembre 2021
3/5
Californie

Dopo Butterfly che aveva per protagonista Irma Testa, prima donna pugile italiana a partecipare ai giochi olimpici e recentemente vittoriosa a Tokyo, Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman tornano a raccontare l’adolescenza femminile con Californie, presentato alle Giornate degli Autori a Venezia 78.

Stavolta i registi si concentrano su Jamila, origini marocchine e radici a Torre Annunziata, raccontandone il racconto di formazione in quella fase cruciale tra pre-adolescenza e quel che viene dopo. Girato nell’arco di cinque anni, è un coming of age naturale nella misura in cui assistiamo alla reale trasformazione fisica e interiore della ragazza, con i cambiamenti del corpo che corrispondono a quelli legati a una differente visione del mondo.

A dare forza alla storia è la mediazione poetica degli autori che non si accontentano di riprendere la realtà per ciò che è ma scelgono di innestarla con gli strumenti di una narrazione capace di raccordarsi alla tradizione neorealista in modo fertile e non formale.

La forza del film sta nel mettere insieme ricostruzione e documentario, cronaca e romanzo, con un approccio che li colloca pienamente nel solco di quel cinema del reale che sa completare la verità con la reinvenzione, ribelle nello spirito e non sempre accomodante col pubblico pur nella riproposizione di schemi già noti.

Di Californie, infatti, non colpisce tanto la forma del racconto quanto il racconto stesso, di per sé comune eppure – o proprio perciò – intrigante, che fa tesoro dell’evoluzione di Jamila mettendone in scena la rabbia giovane dell’età acerba, il conflitto con chi non sa cogliere l’autenticità dei difettosi, la fiducia nei sogni e bisogni con i quali edificare l’ipotesi di un futuro emancipato.

Dai 9 ai 14 anni, a Jamila dà voce e corpo, sfrontatezza e titubanza, paura e desiderio, Khadija Jaafari, che della sua terra ha la disinvoltura che tutto è teatro (magnifica, per inciso, la signora al parrucchiere che si lamenta di come i giovani emulino Gomorra e non Don Matteo), la malinconia della vocazione alla solitudine in un mondo ostile, dalla famiglia alla comunità passando per gli amici.

Californie racconta con dignità l’incompletezza dell’essere giovani, lo stupore del percepirsi subalterni ai progetti, lo scandalo dello scoprirsi sfruttati oltre che ingannati. Del racconto di formazione segue stilemi e passaggi, il dolore che arriva dopo una delusione e la speranza dell’avventura che verrà.

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