7 ore per farti innamorare

Serena Rossi e Giampaolo Morelli (anche regista per la prima volta) fanno scintille in una spigliata commedia romantica. Su Sky PrimaFila, Chili, Infinity, Rakuten TV e TimVision

17 Aprile 2020
2,5/5
7 ore per farti innamorare

Non c’è niente di realmente nuovo in 7 ore per farti innamorare (direttamente on demand su Sky PrimaFila, Chili, Infinity, Rakuten TV e TimVision). Eppure, col senno di poi, questa commedia romantica ammiccante quanto prevedibile è una delle ultime cartoline prima della crisi. Gente che s’ama e s’innamora, gira per le strade di una Napoli solare e trafficata, conosce sconosciuti e non immagine l’attuale distanziamento sociale.

Tuttavia, l’esordio alla regia di Giampaolo Morelli, anche autore del romanzo all’origine del film e interprete insieme a Serena Rossi, ha il suo punto di forza proprio nell’innegabile alchimia tra i due protagonisti. Al terzo incontro sul grande schermo, Morelli e Rossi portano in dote soprattutto l’intesa collaudata nei due film con i Manetti Bros., Song’e Napule e Ammore e malavita.

 

Alle prese stavolta con una storia meno eccentrica, si dimostrano i corpi attoriali forse più intriganti di un’ipotetica via alla rom-com all’italiana. Un genere spesso accarezzato dal nostro cinema commerciale ricalcando senza personalità i modelli americani o appoggiandosi a dinamiche pigre e consumate.

Nel simpatico 7 ore per farti innamorare, la forma vale più del contenuto: in fin dei conti, la storia sembra uno schema per esprimere altro. C’è Giulio, serioso giornalista economico che, tradito dalla compagna, si affida alle lezioni di Valeria, maestra di seduzione per uomini single. L’obiettivo sarebbe riconquistare la donna perduta, ma chiaramente sappiamo dall’inizio che Giulio e Valeria sono destinati a innamorarsi (non è spoiler, su).

Dentro il comodo contenitore, c’è più di un elemento interessante, nella cornice di una Napoli talmente raggiante da risultare sfacciatamente alternativa alla prevalente narrazione criminale degli ultimi anni.

Anzitutto un’idea di mascolinità languida e fragile, incarnata da un Morelli in sottrazione che guarda alle malinconie dell’icona Troisi senza i lazzi sguaiati di Siani.

E, di convesso, una donna del tutto consapevole dei propri mezzi, dominante anche quando sceglie di seguire le ragioni del cuore. Se Morelli – che come regista si dimostra non più che diligente – sa calibrare la sua tenerezza guascona con il Daniele Pace che è in lui, la spigliata Rossi si conferma attrice spumeggiante di verve pari a sensualità.

Una coppia a cui crediamo subito – e non è poco – nonché ben sostenuta da uno stuolo di comprimari davvero indovinati per facce e vitalità. Tra tutti citiamo almeno il divertente duetto sopra le righe tra Vincenzo Salemme e Raiz.

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