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Sarah Toscano e Serena Rossi in Non abbiam bisogno di parole
Nel lessico di chi fa cinema, con high concept s’intende un’idea potente, facile da spiegare, emotivamente coinvolgente, comprensibile (e vendibile) ovunque. Un esempio recente: Perfetti sconosciuti, rifatto in tutto il mondo. La famiglia Bélier è un high concept: l’unica ragazza udente di una famiglia sorda scopre di avere un eccezionale talento vocale. Forte, fortissimo. Così forte che, dopo il successo in Francia, ha avuto un remake americano. Con un valore aggiunto: a differenza dell’originale, CODA, vincitore di tre Oscar (il primo al miglior film assegnato a uno streamer), ga nel cast attori e attrici appartenenti alla comunità sorda.
Stessa cosa accade nella versione italiana della storia, Non abbiam bisogno di parole (disponibile su Netflix dal 3 aprile), debutto d’attrice della cantante ventenne Sarah Toscano (una vittoria ad Amici, una partecipazione a Sanremo 2025), qui adolescente cresciuta con padre, madre e fratello non udenti. Sono interpretati da Emilio Insolera, che ha interpretato scritto, prodotto e diretto Sign Gene: i primi supereroi sordi, primo film al mondo su supereroi sordi, dalla sua compagna Carola Insolera, già supermodella, e dall’esordiente Alessandro Parigi. Un apporto per noi inedito e decisivo nel garantire autenticità e credibilità a una storia nota e molto lineare, adattata per il nostro mercato dal regista Luca Ribuoli (un nome forte della serialità dramedy, da La mafia uccide solo d’estate a Call My Agent) e Cristina Farina (la creatrice di Mare fuori).


Non abbiam bisogno di parole
Non abbiam bisogno di parole ricorre alla canzone di Ron sia per il titolo evidentemente descrittivo sia per un testo così universale da poter essere piegato a ogni evenienza. Ma parte con Andrea Laszlo De Simone, tra i cantautori preferiti del cinema recente: Dal giorno in cui sei nato tu (“Il mondo è musica e fantasia / Questo è importante, il resto è una bugia”) è la canzone che ascolta Eletta, figlia di una famiglia di allevatori piemontesi che alleva asini e produce un pregiato latte, formaggi ricercati e creme per la pelle. Ponte tra il mondo e la sua famiglia sorda, Eletta media e interpreta, ma quando scopre la vocazione per il canto deve fare i conti con i propri sogni e i bisogni altrui, mentre viene incoraggiata dalla sua insegnante (Serena Rossi, autorevole) e comincia a provare qualcosa per un ragazzo del coro.
Film importante soprattutto sul piano della rappresentazione di persone generalmente escluse dall’audiovisivo, Non abbiam bisogno di parole è un dramedy largo e popolare che parla soprattutto al pubblico generalista tra volti riconoscibili e messaggi inclusivi. Non ci sono molte sorprese nell’adattamento e il percorso narrativo non esce mai dai ranghi della prevedibilità, ma il film è un feel good movie onesto ed empatico, sospeso tra la buona azione un po’ da cinema sociale e un’intelligente operazione che, se fossimo in un altro paese, avrebbe diritto di cittadinanza sul grande schermo.



