The Duke, “una storia molto inglese”

La storia vera dell'unico furto alla National Gallery nel film con Jim Broadbent e Helen Mirren. "Una commedia nello stile della Ealing su un tipo eccentrico dallo spirito rivoluzionario" dice il regista Roger Michell
4 Settembre 2020
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The Duke, “una storia molto inglese”
The Duke - Photo Nick Wall

“Sei anni fa ho ricevuto una mail in cui un certo Christopher Bunton mi raccontava questa storia che riguardava la sua famiglia. Mi sembrò fantastica. Bunton aveva un archivio straordinario del nonno e del padre”. A parlare è Nicky Bentham, produttrice di The Duke, presentato Fuori Concorso a Venezia 77.

The Duke racconta la storia di Kempton Bunton, un sessantenne idealista che rubò il ritratto del Duca di Wellington di Francisco Goya dalla National Gallery di Londra. “A suo tempo scatenò il Paese, oggi non la conosce nessuno – spiega il regista Roger Michell – ma è una storia straordinaria, l’unica volta che è stata rubata un’opera dalla National Gallery. Una storia eccentrica, molto inglese”.

Protagonista, accanto a Helen Mirren, lo strepitoso Jim Broadbent: “Una storia deliziosa, mi ha attratto subito. Kempton è un personaggio che commette un crimine per il bene comune”.

 

“Un piccolo uomo che si alza e dice la verità in faccia al potere” continua Michell. “Abbiamo voluto fare un film in linea con le commedie della Ealing, una tipica celebrazione di individui eccentrici dallo spirito rivoluzionario. Bunton crea problemi ma ha il cuore dalla parte giusta: non pensa a se stesso ma alla comunità. Vorrebbe invano essere un drammaturgo come Cechov, non lo vediamo mai aiutare la moglie che guadagna abbastanza per far andare avanti la casa, è un bugiardo, un irresponsabile ma ha un’attenzione e una gentilezza rare, vuole aiutare i dimenticati. Abbiamo cercato l’equilibrio tra il lato positivo e il negativo di un personaggio in cui il pubblico può riconoscersi”.

Bentham spiega che è “la prima volta in cui la storia viene raccontata con l’approvazione della famiglia. Pensavamo ci fossero già dei riferimenti al mondo di oggi, sul tema delle connessioni tra le persone. Col passare dei giorni è diventata sempre più d’attualità: il messaggio speciale che volevamo che passasse è quanto una persona può essere importante per la comunità”.

Per il premio Oscar Broadbent, Kempton è “un protagonista inusuale per un film. Era pronto a fare qualsiasi cosa e si assume il rischio di compiere un atto illegale imperdonabile. Un personaggio complesso e disgraziato, ma anche divertente, una specie di Robin Hood: d’altronde Robin Hood non ha mai rubato carta igienica”.

 

Come mai la polizia tira subito in ballo gli italiani come presunti colpevoli del furto? “Un riferimento a all’italiano che rubò la Gioconda – rivela Bentham – ma anche un riferimento al fatto che il giorno del furto del Duca cadeva l’anniversario del furto della Gioconda. Una coincidenza che la polizia prese sul serio: pensava ci fosse un legame tra gli eventi e si aspettava che ci fosse dietro la criminalità organizzata. Un esempio rassicurante del razzismo che pervade la polizia britannica”.

Per Broadbent essere a Venezia “è stato ansiogeno ma quando si presenta un film qui, nell’anno in cui è l’unico grande festival a svolgersi in presenza, ti scalda il cuore, è eccitante”.

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