Sostiene Capuano

"La sala di sicuro sopravviverà per chi ama il cinema", dice il regista. Che porta al 38° TFF il suo nuovo film, Il buco in testa, con protagonista Teresa Saponangelo
Sostiene Capuano

“Sentii alla radio la storia di questa donna che andò alla ricerca di colui che aveva ammazzato suo padre e decisi di farne un film”. Così il regista Antonio Capuano alla conferenza de Il buco in testa, il suo nuovo lungometraggio che è stato presentato oggi fuori concorso al Festival di Torino.

La storia è vera: Antonia (nel film si chiama Maria ed è interpretata da Teresa Saponangelo) nasce nell’autunno del 1977 in una cittadina sulla costa a sud di Napoli. E’ orfana di padre. Suo padre, infatti, un vicebrigadiere della polizia poco più che ventenne, è stato ammazzato, poco prima che lei nascesse, da un militante di estrema sinistra nel corso di una manifestazione politica.

L’omicida del padre ha un nome, un volto e un lavoro. Ora ha scontato la sua pena e vive a Milano. Così un giorno Antonia-Maria si tinge i capelli e prende un treno veloce per andare a incontrarlo perché: “Adesso so chi odiare”.

“Antonia mi raccontò che poi riuscì a superare e a mettere da parte tutto quell’odio che aveva nella sua testa- prosegue Capuano-. L’ultima volta ci siamo sentiti per telefono. Poi ha preso le distanze da me perché stavo in qualche modo rivangando la sua vita. Ma la sua storia è talmente bella che ho avuto troppo voglia di raccontarla”.

Scritto e diretto dallo stesso Capuano, regista napoletano ormai ottantenne che ci ha regalato film come Luna rossa (2001) e La guerra di Mario (2005) fino al recente Achille Tarallo (2018), Il buco in testa vede protagonista assoluta Teresa Saponangelo. “Antonio supervisiona qualsiasi cosa- dice l’attrice-. Sul set ti muovi e danzi con lui. E’ un regista un po’ coreografo come Pina Bausch. Il suo è un ritmo emotivo. Mi ha raccontato come si vestiva, come si muoveva, come parlava Antonia, e così sono riuscita ad entrare nel personaggio di Maria”. C’è qualcosa che ti lega a questo personaggio? “Entrambe abbiamo perso il padre quando eravamo piccole. Il suo è mancato negli scontri violenti, il mio sul lavoro. E’ una persona diffidente perché ha perso una figura importante”.

Il film si apre con una dedica ai fratelli Lumière e a Gianni Minervini. “I Lumière sono i nostri maestri, rappresentano il cinema che nasce con l’arrivo del treno. Minervini invece era il mio produttore preferito, dopo di lui non c’è più stato quel modo di produrre e di fare cinema”, dice Capuano. A tal proposito, che ne pensa del futuro del cinema nel 2020? “La sala di sicuro sopravviverà per chi ama il cinema. Magari ci andranno solo pochissimi affezionati. E poi bisogna sottolineare che anche ai giovani piace andare al cinema”, conclude.

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