Sorrentino, futuro plurale

"Qualunque sia l'handicap di partenza, l'avvenire è dei giovani", dice il regista. Al Lido con l'intimo E' stata la mano di Dio
Sorrentino, futuro plurale
Paolo Sorrentino - Foto Karen Di Paola

“La ripartenza e il ritorno normalità? Lo spero, senza mascherine sarebbe tutto meglio. Il cinema non si è fermato, almeno la produzione. Ora spero che sia più facile e gioioso accedere alle sale”.

Così Paolo Sorrentino, che porta in Concorso a Venezia 78 l’autobiografico È stata la mano di Dio. Con The Apartment produce, e distribuisce dal 24 novembre in sala e dal 15 dicembre su piattaforma, Netflix: “Avevo già deciso di fare questo film con il servizio streaming già prima della pandemia, per varie ragioni. Netflix consente a me ed altri di fare un cinema arthouse senza attori famosi: è un film piccolo, abitualmente fatto in maniera carbonara, stavolta con mezzi e supporto necessari. Poi, arriva al maggior numero possibile persone, volevo che l’idea di un futuro arrivasse a molti giovani. Infine, da subito mi sono accordato per l’uscita in sala: sono un amante della sala, ma non un talebano della sala. Emozioni e sentimenti passano in tutti i modi, anche senza uno schermo gigantesco”.

Sullo stile del film, radicalmente più contenuto e piano rispetto al passato, sottolinea: “Dovevo trovare lo stile giusto. Per Il Divo l’opera rock era l’unico possibile, viceversa, qui lascio totale spazio a sentimenti e emozioni, ovvero a una desertificazione sentimentale, per cui non c’è musica. I carrelli su Andreotti qui non funzionavano”. E sul possibile effetto catartico: “Liberato? Non credo un film sia sufficiente”.

Di Venezia, dove torna con un lungometraggio a vent’anni di distanza da L’uomo in più, dice: “Mi piace come Napoli, pare costruita da bambini intelligenti”. Sulla sua città: “Tornarci è stato molto eccitante, sono tornato con migliorie non da poco, è vero, ma l’ho trovata molto vitale, come me la ricordavo. È una città scomoda Napoli, tutti ne hanno parlato, e tutti hanno la presunzione si sapere cosa sia Napoli: io no”.

Confessando di aver realizzato il film per “spiegarmi comportamenti da adulto rimasti infantili, sicché sono  rimasto un po’ fermo a quegli anni: non fu solo dolore, ma l’interruzione della giovinezza”, Sorrentino guarda ai giovani: “Da qualunque handicap possano partire, il futuro è loro”.

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