Sguardo su Bellocchio

Al via domani la retrospettiva friulana sui Maestri, dedicata quest'anno al regista piacentino. Fino al 15 marzo, si parte con I pugni in tasca
7 Febbraio 2012
Sguardo su Bellocchio

Prende il via domani, 7 febbraio, la XIV edizione de Lo Sguardo dei Maestri, quest’anno dedicata a Marco Bellocchio. La retrospettiva – dal titolo Marco Bellocchio – L’inquietudine di un sogno – si svolgerà fino al 15 marzo, a Udine, Pordenone e Trieste con apertura ufficiale domani al Visionario di Udine ed è promossa e curata dal Centro Espressioni Cinematografiche, Cinemazero e La Cineteca del Friuli in collaborazione con Bonawentura / La Cappella Underground con il supporto di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Crup e con la collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma/Cineteca Nazionale.
I tredici titoli proposti (12 lungometraggi, di cui un documentario inedito, e un cortometraggio) corrono su diverse direttive più o meno esplicite, tese ad attraversare l’opera del regista.
“Si sono rintracciati i bagliori di un cinema inquieto, a suggerire la forza penetrante dello sguardo di un maestro, Bellocchio, che ha saputo mutare, rinnovarsi, rischiare ad ogni nuova sfida, ad ogni nuova opera. In attesa dell’imminente La bella addormentata“, dicono i curatori della retrospettiva Denis Brotto e Farah Polato.
La retrospettiva si apre naturalmente con I pugni in tasca (1965), folgorante opera prima del maestro Bellocchio, accompagnata da Gli occhi, la bocca (1982), dove, dopo 17 anni di distanza, il maestro torna sui medesimi passi del film d’esordio. A seguire, La balia (1999), dal racconto di Pirandello, in cui il tema familiare si contamina con il mondo della follia, e Il sogno della farfalla (1994), al confine tra sogno e realtà, tra vita e “rappresentazione” e interessante esempio delle “discusse” opere scritte da Bellocchio assieme allo psicanalista Fagioli. Con L’ora di religione (2002) e Nel nome del padre (1971) rinnova lo sguardo sull’istituzione familiare, osservata, in questi casi, nel rapporto con un’altra istituzione cruciale nel cinema di Bellocchio, quella religiosa. Enrico IV (1984) e Vincere (2009), rivelano invece un risolutivo legame nel mostrare la dimensione di una “messa in scena” quale luogo dell’esercizio del potere e nel rappresentare la follia quale espressione di volontà in un caso, condizione imposta nell’altro. La scansione punteggiata da Buongiorno, notte (2003), Discutiamo, discutiamo (1969, episodio di Amore e rabbia) e il meno noto documentario, commissionato dall’UCI, Il popolo calabrese ha rialzato la testa (1969) introduce all’inquieta e complessa riflessione politico-sociale che da sempre attraversa la produzione di Bellocchio e che trova nella “revisione” del caso Moro una delle manifestazioni più intense, potenti, controverse. Una luce introspettiva e autobiografica chiude infine la rassegna, con i film Il gabbiano (1977) e Sorelle Mai (2011), nei quali si impone il valore della dimensione artistica per Bellocchio e l’amore mai sopito per Cechov. La manifestazione/tributo (sia a Udine che a Pordenone e Trieste) sarà accompagnata da un catalogo curato da Denis Brotto e Farah Polato.

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