Placido in piena

L'attore/regista al Master Class del Roma Fiction Fest è un fiume inarrestabile. E dichiara: "Vorrei fare un film su Buscetta"
5 Luglio 2007
Placido in piena
L'attore/regista Michele Placido

Non ha ancora tra le mani il trattamento di Cari compagni (che Doriana Leondeff e Angelo Pasquini gli consegneranno oggi), prossimo film che dirigerà per fornire un nuovo sguardo, “diverso, non solo dal punto di vista della borghesia intellettuale” sugli avvenimenti del ’68, e già pensa a quale potrebbe essere un ulteriore, nuovo progetto. “Vorrei fare qualcosa su Buscetta, rivela Michele Placido, vorrei finalmente che anche in Italia si riuscisse a fare un film sulla Mafia come si deve”. E’ un fiume in piena, l’attore e regista foggiano, che per non mancare al Master Class organizzato dal Roma Fiction Fest è addirittura arrivato in motorino: “C’è stato un problema con la macchina che doveva andarlo a prendere, spiega il direttore della manifestazione Felice Laudadio, motivo che giustifica questo ritardo”. Premiato ieri sera con il Maximo Forever Award alla carriera, ricevuto dalle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Michele Placido racconta al pubblico gli inizi della sua carriera: “Ero poliziotto a Roma proprio durante le repressioni di piazza nel ’68, poi sono entrato alla Silvio D’Amico, sono passato dall’altra parte, abbiamo occupato l’Accademia, fui espulso. Mi ha salvato Luca Ronconi, prendendomi nella sua compagnia teatrale. Da lì l’infatuazione per il palcoscenico e i primi, timidi approcci al cinema (Il caso Pisciotta di Eriprando Visconti e Teresa la ladra con Monica Vitti nel ’72), che a quei tempi vedevo solamente come un buon modo per guadagnarmi da vivere, e in fretta”. Lavoratore instancabile (“mi riposo tutti gli anni solamente dal 7 al 15 agosto, quando vado da mia madre a fare la salsa di pomodoro”), già impegnato per calarsi nella parte di Trimalcione nel Satyricon di Petronio che lo vedrà in scena insieme ad Albertazzi tra qualche giorno: “La passione per il teatro è qualcosa che non ho mai perso. Agli inizi ero uno di quegli attori che non avrebbe mai preso in considerazione l’idea di fare cinema, il teatro era sacro. Poi, visto che sono sempre stato molto corruttibile, non nel senso smaccatamente materiale del termine, mi sono lasciato convincere, sono diventato più morbido, ho accettato di intraprendere anche la carriera cinematografica”. E non solo, considerando che di lì a qualche anno – nel 1984 per l’esattezza – Michele Placido divenne uno dei volti più noti della televisione italiana, interpretando quel Commissario Cattani che poi faticò molto a togliersi di dosso: “Era un periodo davvero particolare per il cinema italiano. Un paio d’anni prima avevo fatto Tre fratelli con Francesco Rosi, film bellissimo, che incassò meno di un qualsiasi Pierino di Alvaro Vitali. Il pubblico di una volta era cambiato e Damiano Damiani, regista cinematografico che bisognerebbe rivalutare un po’ di più, capì che bisognava spostarsi sulla Tv: Ennio De Concini propose questa storia di un poliziotto trapanese che era stato allontanato perché aveva osato interessarsi di cose che non avrebbe mai dovuto sapere, nacque così La Piovra. Ebbe un’eco clamorosa, ad una presentazione in Sicilia ci fischiarono, poi ottenne un successo epocale. Damiani però decise di mollare dopo la prima serie, io con qualche sforzo ne feci altre tre. Alla fine della quarta – dove era previsto che il mio personaggio morisse con due colpi di pistola, pretesi ne venissero sparati 56 così ero sicuro che non lo facessero resuscitare. Volevo liberarmene, per sempre. Anche andando contro tutti quelli che pensavano non avessi più nulla da dire dopo quell’interpretazione”. E invece, dopo Mery per sempre, ecco l’esordio alla regia nel ’90 con Pummarò, la grande soddisfazione per Un eroe borghese nel ’95 e l’inizio di una “nuova carriera”, comunque sempre mirata a trovare nel contatto col pubblico la più importante delle conferme: “Qui alla Festa della Fiction è stato presentato L’ultimo padrino, dove sono tornato a lavorare per Marco Risi interpretando Provenzano. Fra qualche giorno iniziamo le riprese della miniserie di Tavarelli su Aldo Moro: sono opere meritevoli, che però non potranno mai raccontare tutto quello che vorrebbero perché in Italia c’è un controllo e un’influenza sulla televisione spaventoso. Il mio sogno è quello di poter un giorno fare un film su Buscetta, poter parlare di mafia come mai è stato fatto dal cinema italiano, ma non credo potrebbe mai passare sulla nostra Tv”. La speranza di Placido è che SKY possa davvero imporsi come terzo polo televisivo forte nel nostro paese: “Partiamo adesso con la realizzazione della miniserie ispirata a Romanzo criminale, ho avuto la certezza che De Cataldo firmerà tutte le sceneggiature e in regia dovrebbe esserci il giovane Davide Marengo. Io figurerò come supervisore del progetto, sono contento di poter passare il testimone e vedere ragazzi di talento intraprendere luminose carriere”. 

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