Pesaro, tra Turchia e video essay

Prosegue la Mostra del Cinema: una tavola rotonda sul futuro ruolo della critica, un workshop sul video saggio e un viaggio nelle periferie turche con Tayfun Pirselimoğlu
Pesaro, tra Turchia e video essay

La giornata di ieri, mercoledì 24 giugno, della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro è stata ricca di eventi e approfondimenti, con uno sguardo sospeso tra l’Oriente e il futuro del cinema, della critica e dei nuovi strumenti di esplorazione dell’universo audiovisivo.

Chiara Grizzaffi dello IULM ha tenuto nel pomeriggio un interessante workshop sulla pratica del video essay (letteralmente video saggio), spiegando alla platea i diversi modi di costruzione di questa nuova metodologia di produzione audiovisiva, mostrando gli esempi più all’avanguardia e proponendo spunti di riflessione su un mezzo che avrà “grandi possibilità di crescita nel futuro”. “Il video essay – spiega Grizzaffi – è una forma ibrida di comunicazione. Con o senza l’ausilio del voice over e grazie al supporto di software dedicati, questa pratica si è sviluppata nella seconda metà degli anni duemila nel mondo accademico anglosassone e si integra perfettamente con le nuove modalità comunicative del web. Con un video essay si possono analizzare, smontare e rimontare, ad esempio, tutte le scene dei film di Bergman dove il contatto umano tra due personaggi genera le emozioni più intense, o spiegare l’idea di comunicazione che attraversa come un filo rosso la serie tv di David Lynch Twin Peaks“. Tra gli esempi mostrati, a questo link si può trovare un’analisi approfondita della tecnica registica usata da Nicolas Winding Refn in Drive per raccontare, attraverso una suddivisione quadrangolare delle scene, tante storie contemporaneamente, lasciando negli occhi dello spettatore una miriade di suggestioni, di idee e di emozioni.

Il discorso sul video essay ha approfondito gli spunti emersi dalla tavola rotonda della mattina sul tema del futuro della critica cinematografica. Durante l’incontro, a cui hanno partecipato critici e studiosi, sono emerse preoccupazioni e speranze sul ruolo della critica in uno scenario contemporaneo dove il web ha radicalmente cambiato il modo di giudicare i film, generando nuove metodologie, come le videorecensioni, e aprendo uno spazio pressoché infinito all’interazione di tutti gli utenti. In un oceano di opinioni, ragionate o meno, pubblicate da un’infinità di cibernauti, quale è il compito del critico cinematografico? “La critica oggi deve essere sempre più preparata, in particolar modo sui temi economici – ha provato a rispondere al quesito Andrea Minuz, docente di cinema all’Università di Roma “La Sapienza” – È sempre più necessario comprendere i meccanismi economici che guidano la produzione di un film, e non fermarsi solo al giudizio estetico”. “Fare critica è anche un atto autobiografico, in un certo senso – ha proseguito Adriano Aprà, storico critico italiano – Sono sicuro che la critica cinematografica più autentica saprà trovare la sua strada”.

Nel pomeriggio il regista turco Tayfun Pirselimoğlu ha presentato il suo film Pus/Haze (2009), il secondo capitolo di una trilogia incentrata sulla coscienza e sulla morte che racconta una storia di criminalità ambientata in uno dei quartieri più poveri di Istanbul, Altınşehir.

La serata del festival ha visto la presentazione in concorso del film francese del 2014 Un jeune poète di Damien Manivel, mentre nella sezione “Esordi italiani. Gli anni Dieci al cinema (2010-2015)” sono stati proiettati Salvo (2013) di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza e Et in terra pax (2010) di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini. La conclusione della giornata è stata affidata a un concerto del gruppo sperimentale Musica per bambini.

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