Pesaro nera

Alla Mostra del Nuovo Cinema la Torino poliziottesca raccontata da Lizzani nel '72
25 Giugno 2010
Pesaro nera

Il 24mo Evento Speciale della 46ma Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro è dedicato al regista Carlo Lizzani. Torino nera, film del 1972 riproposto tra la ricca galleria di pellicole dell’autore romano che la kermesse quest’anno offre, narra la drammatica parabola di Rosario Rao (un azzeccato Bud Spencer), immigrato siciliano a Torino, che viene ingiustamente incarcerato per un omicidio maturato nell’ambiente dell’edilizia. I suoi due figli, Mino e Lello (Domenico Santoro e il comenciniano Andrea Balestri), cercano di scagionarlo, aiutati da un giovane avvocato amico di famiglia (Nicola Di Bari). Il loro tentativo si scontra con gli ostacoli frapposti dai veri colpevoli del delitto i quali eliminano tre testimoni e alcune fotografie compromettenti. E’ lo stesso Rosario Rao che, riuscito in maniera rocambolesca a fuggire dalla prigione, uccide Tommaso Fridda, suo capocantiere ed autore dell’assassinio, e Mascara, tirapiedi di Fridda e feritore di Mino. Dopodiché, l’uomo si costituisce.
Girato in una Torino livida e a tratti spettrale grazie all’efficace fotografia di Pasqualino De Santis, che riesce a rendere magnetico il più alienante degrado, il film si ispira ad un vero fatto di cronaca accaduto in Sicilia che Lizzani traspone nella città industriale per eccellenza (all’epoca), la metropoli della grande emigrazione dal Meridione, della prostituzione, del racket anche di esseri umani, dei ballatoi promiscui e dei bagni in comune all’aperto. Lucida analisi sociale della condizione operaia, della malavita infiltrata negli strati sociali più disagiati e dell’arte di arrangiarsi, incorniciata in un’atmosfera gialla e girato nello stile “poliziottesco” in voga in quegli anni, porta avanti il classico tema dell’uomo giusto che però, in condizioni disperate di solitudine anche da parte di forze dell’ordine letargiche, decide di farsi giustizia da sé. Film d’azione e di suspense, certo, ma anche pervaso da uno spinto sentimentalismo soprattutto nel rapporto dell’uomo con i due sagaci ed intraprendenti figli, veri protagonisti del film.
In questa interpretazione di Carlo Lizzani, la Torino di quegli anni viene fuori come una dannata “città della gioia”, molto lontana da quella “città favorevole ai piaceri” che Gozzano tanto amava.

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