Parlando del Delitto Mattarella

Dal 2 luglio in sala il film diretto da Aurelio Grimaldi: "I giovani non sanno chi sia e come sia morto il fratello del Presidente della Repubblica. Andava colmato questo vuoto"
Parlando del Delitto Mattarella
Il delitto Mattarella

“Ho fatto una breve indagine su Piersanti Mattarella e tra i giovani quasi nessuno sapeva chi fosse. Si chiedevano se fosse stato ucciso dalle Brigate Rosse o dalla mafia, se fosse stato un politico o un giudice. Su di lui è calato un profondo oblio”, dice il regista Aurelio Grimaldi, che con il film dal titolo “alla Francesco Rosi” Il delitto Mattarella, dal 2 luglio al cinema distribuito da Cine 1 Italia, vuole sopperire un vuoto, raccontando un pezzo di storia italiana, troppo spesso dimenticata, e ricostruendo il clima politico che ha preceduto l’omicidio del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella avvenuto il 6 gennaio del 1980.

Dietro a questo lungometraggio un grande lavoro di ricerca e documentazione. Da dove ha cominciato per affrontare quello che Licio Gelli definì un “delitto perfetto”? “Mi sono documentato con i testi storici su Piersanti Mattarella- risponde il regista-. Ma soprattutto il materiale giudiziario mi è stato molto utile, anche se il sistema penale italiano di quel tempo era ancora più incasinato di quello di oggi. Fare questo lavoro storico per me è stato davvero appassionante. La sceneggiatura ha visto diverse versioni e un contributo fondamentale mi è stato dato dallo stesso figlio di Piersanti, Bernardo Mattarella. Grazie all’incontro con lui ci sono poi stati due cambiamenti importanti nella scrittura del film: la sequenza Sindona e la figura, già molto intricata e contrastata, di Rosario Nicoletti, qui interpretato da Leo Gullotta, un tormentato democristiano che si suiciderà quattro anni dopo”.

A tal proposito come sono stati i rapporti con gli altri familiari di Piersanti Mattarella? “Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il segretario generale della regione siciliana Maria Mattarella, rispettivamente il fratello e la figlia di Piersanti, non hanno espresso la loro opinione. Sono due personaggi pubblici che rappresentano le istituzioni e non possono ledere la loro funzione pubblica”.

Ad interpretare il personaggio di Mattarella è David Coco. “Ho cercato di rendere con un grande senso di responsabilità e con onestà quest’uomo carismatico. Avevo anche una certa ansia nel raccontare una figura così emblematica della storia italiana. La Sicilia è una sorta di metafora dell’Italia, perché parte della storia italiana si è definita lì”, racconta l’attore siciliano.

E Donatella Finocchiaro, che nel film interpreta la moglie di Piersanti Mattarella, aggiunge: “Irma Mattarella racconta anche Piersanti in quanto marito, padre e uomo e completando la figura dell’uomo politico. Loro due avevano una grande complicità, cosa che è molto ben raccontata dal regista. Erano una bella famiglia, che è stata sgretolata in un solo colpo proprio nel giorno dell’Epifania. Questa storia del delitto Mattarella è stata poco raccontata, cinematograficamente forse mai. Irma è una donna forte che, nella sua compostezza borghese non si dà pace e vuole scoprire chi sono gli assassini”.

Donatella Finocchiaro nel Delitto Mattarella

Tanti i personaggi importanti rappresentati nel film dal giudice Giovanni Falcone allo storico leader della Democrazia cristiana Giulio Andreotti. “Tutte le cose che dico su Andreotti non le asserisco, ma vengono dalle sentenze e sono fatti documentati. E’ stato un film molto difficile da fare perché dietro la figura di Piersanti Mattarella c’è la Democrazia cristiana, Cosa Nostra, i neofascisti, Gladio e verosimilmente la P2 e i servizi segreti”.

Infine il regista Aurelio Grimaldi si lascia andare ad uno sfogo amaro poiché il suo film è arrivato ultimo tra i trentasei presentati per il finanziamento del Mibact. “Non penso che fosse stato il peggiore tra i progetti e mi chiedo per quale motivo la commissione lo abbia giudicato con tale severità. In più non ci sono verbali per cui se uno vuole fare ricorso al Tar non lo può neanche fare. Io non credo che sia così pessimo questo lungometraggio. Il mio è un film alla Francesco Rosi”.

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