Oliver Stone, un’ossessione chiamata verità

"I media americani o sono pigri, o complici, come credo", dice il regista USA. Alla Festa di Roma con Jfk - Destiny Betrayed - miniserie che approfondisce una volta di più il mistero legato all'omicidio Kennedy
Oliver Stone, un’ossessione chiamata verità
Oliver Stone - Foto Karen Di Paola

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “È preoccupante che nessuno del governo americano abbia il coraggio di fare qualcosa. Non appena apri bocca, ti trattano come un pazzo: questa è una realtà che dura da 60 anni. La difesa americana è un muro di gomma, e non è possibile la verità senza un presidente molto coraggioso”.

A dirlo è a Oliver Stone, oggi alla Festa di Roma. Il cineasta è regista di Jfk Revisited: Through the Looking Glass, in cui, trent’anni dopo Jfk – Un caso ancora aperto, esamina i documenti recentemente desecretati sull’assassinio a Dallas nel 1963 del trentacinquesimo presidente americano John Fitzerald Kennedy, il mistero più controverso del ’900.

La pellicola è la versione cinematografica di una mini-serie di quattro ore, dal titolo Jfk – Destiny Betrayed, che approfondisce il tema dando anche uno sguardo dietro le quinte delle azioni post-assassinio e dei sospetti iniziali del fratello di Kennedy, Robert, così come le sue opinioni sull’indagine ufficiale della Commissione Warren.

“I media americani – aggiunge Stone – o sono pigri, o complici, come credo”. Per il regista, da sempre ossessionato dalla ricerca della verità sull’uccisione di Kennedy, “è importante capire perché è stato ucciso. Era un guerriero per la pace, cercava di cambiare il mondo”.

“Dopo il 1991 fu piuttosto difficile parlarne al Congresso – spiega il regista – poi finalmente furono costretti a passare la legge che ha permesso ulteriori indagini. Sono stati esaminati 60mila documenti, pubblicati ma non del tutto perché la Cia e i servizi segreti hanno distrutto due intere scatole contenenti il viaggio di Kennedy in Florida. Siamo ancora in attesa oggi che vengano pubblicati altri dati”. E se “Trump si lasciò convincere dalla CIA e dall’Fbi che non fosse il caso di pubblicarli, adesso abbiamo un altro presidente, irlandese e cattolico, quindi la speranza è che vengano desecretati”, aggiunge Stone. Molte le evidenze che non tornano secondo il regista.

 

“Tutto è stato sottoposto al controllo -spiega- L’autopsia si sarebbe dovuta svolgere a Dallas e così non è stato, hanno militarizzato tutto ed è stata fatta con equipe di medici militari non esperti”. L’autopsia del presidente USA, osserva Stone, è stata “disastrosa perché non ha coinciso con ciò che hanno visto i testimoni”. All’epoca, “non sapevano che la popolazione si sarebbe ribellata ad una narrazione senza verità”. Anche l’analisi dei colpi sparati dall’omicida desta molte perplessità. “Il desecretamento del materiale dell’autopsia ha dimostrato chiaramente che il medico responsabile ha detto che il primo colpo era frontale – dice Stone – Il dottor Perry, però, era terrorizzato e ha detto che la prima pallottola è passata per il collo anteriore”. Un altro colpo su cui ci sono dubbi “è il colpo alla schiena. Chiunque ne capisca qualcosa capisce subito che un solo colpo non sarebbe stato in grado di ottenere quell’effetto mortale”, spiega il regista.

“La mia opinione personale è che internet sia stata di grande utilità nella ricerca della verità: in America la parte migliore dei media la vediamo in coloro che seguono internet, come Washington post, New York Times. Ma in realtà, questi media non fanno che mantenere vive le menzogne, e tendono ad avere un’unica ottica univoca, standard, che non soddisfa il popolo americano, che è stato fottuto sui salari, è stato preso in giro”. I media americani, per il cineasta, “non sono migliori degli altri, il problema è l’ideologia che sta alla base di quanto raccontano”.

Parlando dell’attualità, invece, soprattutto a proposito dei recenti eventi in Afghanistan, Oliver Stone sostiene che “non si può giocare coi militari in America. C’è una struttura di potere ovunque, anche a Wall Street. Da noi si prende molto sul serio la preparazione per la guerra, l’idea è continuare a spendere e sviluppare la potenza militare. Ma sono soldi spesi male: dovrebbero spendere quei soldi in sede civile, per settori come scuola e istruzione”.

 

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