Nell’aldilà con Peter Jackson

"In ogni film con elementi fantastici i personaggi devono credere a quello che si fa e con lo spettatore si firma un contratto", dice il regista. Che presenta Amabili resti
26 Novembre 2009
Nell’aldilà con Peter Jackson
Il regista Peter JacksonFoto Coccia

“In qualsiasi film con elementi fantastici è fondamentale che i personaggi credano a quello che si fa, così come il regista: quando si chiede al pubblico di intraprendere un viaggio, si firma una sorta di contratto, è come strizzare l’occhio e dire ‘D’accordo, crediamoci per due ore’. Per questo cerco di filmare in modo realistico anche gli aspetti più fantastici di ogni mio film, come quando per Il signore degli anelli usavo la handycam per le scene di combattimento”. Così Peter Jackson ha presentato alla stampa italiana la sua ultima fatica, Amabili resti, tratto dal best seller di Alice Sebold (edizioni e/o), in uscita negli Stati Uniti l’11 dicembre (in tempo utile per gli Oscar), mentre da noi sarà nelle sale dal 12 febbraio distribuito da Universal. Ad accompagnare il regista neozelandese, la protagonista principale del film, Saoirse Ronan, già candidata dall’Academy per Espiazione, ora chiamata ad impersonare il delicato ruolo di Susie Salmon, quattordicenne brutalmente assassinata, che dopo la sua morte rimane sospesa in una sorta di limbo dal quale continua ad osservare la vita dei suoi familiari e delle persone care: “Come attrice e anche da spettatore, è stato difficilissimo per me accettare come le sia stata rubata la vita – racconta la giovane interprete – ma allo stesso tempo è stato proprio questo ad aiutarmi ad entrare nel personaggio, un’adolescente tipica, amata dai genitori. Dopo questo film capisco davvero cosa si possa provare in certi momenti, e il dolore provato da chi rimane”.
Nel cast, oltre a Saoirse Ronan, i “genitori” Mark Wahlberg e Rachel Weisz, la “nonna” Susan Sarandon e – nel ruolo più “spregevole”, quello dell’omicida Mr. Harvey – Stanley Tucci: “Sono stati tutti straordinari, dice Peter Jackson, ma ovviamente il compito più difficile è toccato a quest’ultimo, che ha accettato la parte ma si percepiva quanto non fosse a suo agio a dover rendere quel personaggio. Stanley Tucci ha tre figli, è una persona gentile ed è un grande attore: per superare l’ostacolo, si è servito della metamorfosi richiesta per il ruolo, dal parrucchino biondo e i baffi fino alle lenti azzurre per gli occhi. Guardandosi allo specchio, si allontanava da se stesso e si riconosceva in Mr. Harvey: è stato questo a fargli prendere le distanze dal personaggio, un serial killer che non doveva trasformarsi in ‘icona pop’ o ‘cool’ come Hannibal Lecter, ma che rimanesse defilato, patetico ed anonimo come certa carta da parati”.
Primo lavoro realizzato da Peter Jackson lontano dalla Nuova Zelanda (“dovevamo per forza di cose girare in Pennsylvania, dato che nel libro di Alice Sebold molti dei luoghi che vengono raccontati nascono dal ricordo diretto dell’autrice, anche se gli interni e la post-produzione sono stati fatti in Nuova Zelanda”, spiega il regista), Amabili resti potrebbe per alcuni versi ricordare Creature del cielo, che lo stesso Jackson realizzò nel 1994: “Quel film era basato su un vero omicidio avvenuto in Nuova Zelanda e molte idee le prendemmo dal diario di una delle vittime – dice ancora il regista – mentre in questo caso ci siamo basati solo ed esclusivamente sul romanzo e sulla chiave di lettura più affascinante, data dalla domanda che ogni essere umano, almeno una volta nella vita, si sarà posto: che cosa succede quando si muore? Che cosa accade dopo? Ovviamente non so dare una risposta, ma credo che in un modo o nell’altro ci sia una continuazione: quello che conta, comunque, è che il film non vuole aprire dibattiti o proporre verità su questo tema, ma semplicemente rispettare quello che ogni opera di finzione dovrebbe prefiggersi, ovvero intrattenere il pubblico”.
Per farlo, Peter Jackson insiste molto sull’equilibrio tra il mondo terreno e l’ipotetico universo – immagini e colori che scaturiscono dai pensieri, dai sogni e dalle visioni di Susie – in cui la rimane sospesa l’esistenza della protagonista: “Amabili resti affronta un tema difficile e delicato – prosegue il regista – non solo imperniato sull’aldilà. Il film poteva essere grigio, deprimente, ma sarebbe stata una scelta troppo semplice, scontata: abbiamo preferito trasparisse un’energia positiva, tale per cui Susie è come se non morisse mai, sopravvivesse in un’altra forma. In fondo, non è solamente la storia di un omicidio, ma anche un racconto che parla d’amore, attraverso il dolore e il cammino che è chiamata a compiere la famiglia di Susie per ritrovare la pace e capire che possono comunque continuare ad amare la figlia”.

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