Mel Brooks rivela

"La mia comicità è figlia di Monicelli e De Sica" dice il regista. A Roma per presentare The Producers
16 Marzo 2006
Mel Brooks rivela

“Quando ero giovane i film italiani hanno avuto un grande effetto su di me e la mia comicità deve molto a commedie come I soliti ignoti di Mario Monicelli”. A parlare è Mel Brooks, genio comico del cinema Usa, a Roma per presentare il musical The Producers. Remake della sua opera prima Per favore, non toccate le vecchiette (1968), in uscita nelle sale italiane domani distribuito dalla Sony in 100 copie, il film è interpretato da Nathan Lane, Matthew Broderick, Uma Thurman, Will Ferrell ed è diretto dall’esordiente Susan Stroman, alla quale Brooks (produttore e sceneggiatore) ha voluto dare l’occasione di debuttare in una Hollywood che ancora – dice – “ha bagni separati per donne e uomini”. Alla soglia degli 80 anni (li compirà il prossimo 26 giugno), il regista e commediografo ricorda il suo amore per Vittorio De Sica (tra gli italiani il suo preferito) e film come Miracolo a Milano, Ladri di biciclette e L’oro di Napoli, ma anche Federico Fellini “il grande” e Roberto Benigni, di cui ammira il coraggio: “Sono ebreo, ho preso tante volte in giro il nazismo e Hitler, ma non sarei mai riuscito ad entrare in un campo di concentramento per girare un film comico”. Dalla commedia all’italiana dice di avere mutuato il suo valore universale: “La comicità per me è fatta di situazioni e personaggi – spiega – ed è ben lontana da quella tipica del varietà. Oggi a Hollywood si fanno ancora buone commedie, ma quelle classiche ormai le faccio solo io. E’ una questione di età. Però  mi mancano tanto film come Cantando sotto la pioggia con musiche belle come quelle di Cole Porter”. E’ proprio dall’incontro con il compositore che Mel Brooks ha deciso di diventare commediografo. “E’ successo quando avevo nove anni – racconta – ero andato a vedere per la prima volta con mio padre Anything Goes, quando l’ho sentito cantare mi sono fatto una promessa: da grande avrei anche io scritto canzoni e musiche così belle”. Per questo, confessa Brooks, preferisce Broadway al cinema: “In teatro il pubblico vuole le ballerine e grandi numeri, al cinema la storia prende il sopravvento sulle musiche”. Per favore, non toccate le vecchiette “come il primo figlio, è stato un miracolo” dice il regista. La trama oggi è sempre la stessa di allora: un produttore affermato, Max Bialystock (Nathan Lane), e un aspirante produttore, Leo Bloom (Matthew Broderick) realizzano di poter diventare molto ricchi mettendo su uno spettacolo che sia un flop. Per riuscire nell’impresa concupiscono arzille e danarose vecchiette, si affidano a una pessima sceneggiatura scritta da un neonazista (Will Ferrell), ingaggiano un regista totalmente incapace (Gary Beach) e un’attrice bellissima e bravissima (Uma Thurman) che tenga in ordine l’ufficio. Ma contro ogni previsione lo show si rivela un successo e da più parti si grida al capolavoro. “Il personaggio di Bialystock si ispira a un produttore di Broadway realmente esistito e per il quale ho lavorato quando ero agli inizi – rivela Brooks -. Anche lui trovava i finanziamenti per i suoi spettacoli concedendo favori sessuali alle vecchiette sul divano del suo studio. Io invece mi sentivo come Bloom: un bruco che sognava di diventare farfalla”. Il regista si sofferma anche sull’attualità del film: “E’ vero che il nazismo è un evento lontano nel tempo, ma i dittatori esistono anche oggi e non solo in Africa o in Asia, ma anche in America e non mi riferisco solo a George W. Bush, ma anche a quelli che gli stanno intorno”.  Brook – che nel pomeriggio terrà una “lezione” alla Casa del Cinema e questa sera parteciperà all’anteprima romana di The Producers – è ora al lavoro su un musical per Broadway ispirato a Frankenstein Junior, “ma mi piacerebbe realizzare un film che prendesse in giro la guerra in Iraq, non dal punto di vista dei soldati, ma da quello dei leader. E quindi interamente ambientato nella Casa Bianca per spiare un’ipotetica conversazione tra il presidente Usa, Condoleeza Rice e Dick Chaney. Lo intitolerei Iraq Follies“.

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